ASCOLI PICENO – La Chevrolet presenta in questi giorni sul mercato italiano la Cruze, la sua nuova berlina media. Questa bella e sportiva vettura è equipaggiata con un motore 1600 a benzina da 113 cv (disponibile anche in alimentazione Bifuel Benzina + GPL) e un motore 2000 diesel VCDI Common Rail da 150 cv, negli allestimenti LS (esclusivo per il benzina) e LT (esclusivo per il gasolio). Esternamente la Cruze ha una carrozzeria sportiva, elegante e dal disegno che strizza l’occhio ai gusti degli acquirenti europei. Il frontale della Cruze è un frontale muscoloso e aggressivo con la mascherina pronunciata dove al centro campeggia lo stemma Chervolet (soluzione stilistica già adottata sull’Aveo), mentre i fari a metà fra la forma rettangolare e la forma appuntita risultano incassati, a mo di cornice per la mascherina stessa. Posteriormente la sportività della carrozzeria è sottolineata da una coda filante e slanciata che sottolinea la dinamicità del corpo vettura, moderna e piacevole da vedere è la fanaleria posteriore. Accomodandosi dentro l’abitacolo della nuova berlina made in Chervolet, notiamo come la modernità delle forme esterne abbia condizionato anche l’interno: un interno funzionale e moderno, elegante con tocchi di sportività. Buona è la qualità dei materiali usati e anche l’assemblaggio è di tutto rispetto. Analizzando nel dettaglio la consolle centrale, notiamo come sia in “stile Volvo”: lineare, elegante e completa di tutto senza dare troppo nell’occhio. Mentre sportivissimo è il quadro strumenti a 3 cerchi cromati, che oltre ad essere molto accattivante è anche di facile lettura e comprensione. Ed ora il test drive. La Cruze guidata è stata la 1600 LS da 16216 €. La nuova vettura della casa coreo-americana, è una berlina moderna e sportiva che va ad accrescere la già nutrita gamma di vetture che Chevrolet propone in Italia. Quest’auto, che ricordiamolo costa come una Grande Punto ma è lunga 60 cm in più, su strada ha un ottimo comportamento. È un auto silenziosa, pratica e maneggevole, con un cambio preciso e dall’impugnatura facile, uno sterzo leggero e sempre pronto a ogni cambio di direzione. Il motore che equipaggia la versione provata è brillante ed economo nei consumi e si può avere anche con la doppia alimentazione Bifuel, rendendo la Cruze non solo un ottima alternativa a berline medie di ben altre fasce di prezzo, ma soprattutto rendendo questa vettura orientale una soluzione ecologica rispettosa dell’ambiente. Infine i prezzi: per i benzina unico prezzo 15600 € della 1600 LS, per il Bifuel (Benzina+GPL) 17600 € della 1600 Ecologic LS, per il diesel 18300 € della 2000 VCDI LT 150 cv.
Bruno Allevi
21 giugno 2009
14 giugno 2009
Stellare utilitaria
Argomenti:
"auto"
GIULIANOVA LIDO – La Subaru, casa automobilistica giapponese, presenta sul mercato la nuova generazione di quell’auto che da molti anni è considerata uno dei capisaldi della gamma della casa delle pleiadi: la Justy. La piccola giapponesina è equipaggiata con un motore 1000 a benzina da 69 cv disponibile anche nella doppia alimentazione Bifuel (Benzina + GPL), in allestimento unico. La nuova Justy presenta una linea nota al pubblico italiano, in quanto questa generazione della piccola delle pleiadi, grazie a un accordo con Dahiatsu, è la Sirion marchiata Subaru. Infatti la bella e moderna linea della medio piccola della casa giapponese (Dahiatsu) viene modificata solo in alcuni dettagli. La Justy differisce dalla Sirion solo per avere il marchio Subaru in calandra e un piccolo scudo sul cofano. Tutto il resto (forme e dimensioni, fanaleria, corpo vettura) è uguale: scelta dettata da una parte per confermare la bontà del prodotto Sirion presentandolo anche con il marchio Subaru e il nome Justy, dall’altro il fatto che Dahiatsu e Subaru fanno parte dello stesso gruppo che fa capo a Toyota. Internamente la moderna ed elegante linea esterna, si trasforma in un ambiente ergonomico, razionale e moderno. Infatti lo spazio a bordo non manca e non mancano le soluzioni per rendere questa spaziosità assai sfruttabile. Buona la qualità costruttiva, elegante e pulita la consolle centrale di colore alluminio, ben leggibile e con uno sportivo fondo bianco il quadro strumenti. Ed ora il test drive. La Justy guidata è stata la 1000 BiFuel da 15120 €. La gemella della Sirion, che condivide con la vettura Daihatsu praticamente tutto (tranne la trazione integrale, disponibile sulla Sirion, mentre qui non è prevista), è la classica e onesta utilitaria da città. Infatti presenta un ottima abitabilità interna, un bagagliaio generoso, una maneggevolezza e praticità che in città sono fondamentali, per sgusciare nel traffico. Il motore della vettura provata è il noto 3 cilindri da 69 cv, brillante e parco nei consumi, che unito alla doppia alimentazione Bifuel di cui la vettura testata è dotata, rende la Justy ancor più ecologica e rispettosa dell’ambiente. Infine il listino prezzi: la 1000 a Benzina costa 12680 € mentre la 1000 Bifuel costa 14680 €.
Bruno Allevi
Bruno Allevi
1 giugno 2009
Scenic, c'est Chic
Argomenti:
"auto"
COLLI DEL TRONTO – La Renault rinnova il suo parco monovolume, partendo dalla Scenic, o meglio dalla Grand Scenic. Infatti a uscire sul mercato per prima è la sostituta della Grand Scenic (7 posti), che a breve sarà seguita dalla sostituta della Scenic (5 posti). La vettura francese è equipaggiata con due motori a benzina (1400 TCE da 130 cv e 1600 da 110 cv) e 3 motori a gasolio DCI Common Rail (1500 da 110 cv, 1900 da 130 cv e 2000 da 150 cv), negli allestimenti Confort, Dynamique, Luxe. La nuova Scenic 7 posti, è più lunga di 6 cm rispetto alla vecchia Grand Scenic, e ha una linea più moderna e meno spigolosa rispetto a prima (presenta forme più arrotondate ed ha un corpo vettura che sottolinea ancor meglio l’ampio spazio interno). Il frontale con il cofano spiovente, l’assenza di mascherina grigliata, e il disegno di fari e fendinebbia, sono ripresi direttamente dalla Megane berlina, di cui ovviamente la Scenic ne è una derivata. Molto più originale è il posteriore dove all’ampio portellone che sottolinea ancor di più le possibilità di carico, fanno da cornice dei particolarissimi fanali a L. Salendo a bordo della Scenic 7 posti, si nota come l’interno della vettura sia studiato per permettere il massimo sfruttamento possibile del grande spazio a disposizione. Tanto per iniziare, come detto in precedenza, questa versione può ospitare fino a 7 persone, 5 comode e 2 un po’ sacrificate. Inoltre vi è la presenza di un ampio baule e di numerosi portaoggetti (un classico sulle monovolumi e su quelle Renault in particolare), che permettono di sfruttare l’abitacolo come meglio si crede. Analizzando nel dettaglio la plancia, si capisce subito l’elevata digitalizzazione della stessa (parte alta dominata dal cruscotto digitale) e subito sotto vicino al volante abbiamo i comandi clima e radio, in posizione centrale in consolle. Ultimo ma non da ultimo, occorre sottolineare la cura e la qualità costruttiva dell’abitacolo, sia con riferimento alle sellerie, sia sottolineando l’assemblaggio e la qualità delle plastiche della plancia. Ed ora il momento test drive: la Megane Scenic 7 posti guidata è stata la 1500 DCI 110 cv Dynamique da 24400 €. La sostituta della Grand Scenic, torna ad essere nelle forme un auto più convenzionale, rispetto alla precedente serie, dalla linea più spigolosa e anticonformista. Inoltre la monovolume di casa Renault ha acquistato ben 6 cm in lunghezza, che sono fondamentali per avere ancora più spazio a disposizione dei passeggeri, e per ottenere una maggior superficie di carico. Il comportamento stradale della vettura è molto buono, grazie a un confort di ottimo livello, a una notevole tenuta di strada, e anche grazie all’ottima visibilità data dalle ampie superfici vetrate. L’auto è inoltre molto maneggevole e il cambio quasi in plancia risulta molto comodo. Parlando poi del motore, il noto 1500 DCI da 110 cv, assicura brillantezza e potenza garantendo al contempo bassi consumi e basse emissioni grazie al Filtro Antiparticolato (FAP) di serie. Infine i prezzi: si va da 20500 € della 1600 Confort ai 24250 € della 1400 TCE Luxe (Benzina), si va dai 22500 € della 1500 DCI 110 cv Confort ai 29750 € della 2000 DCI 150 Luxe con Cambio Proactive (Diesel).
Bruno Allevi
Bruno Allevi
25 maggio 2009
Emozionante scoperta
Argomenti:
"auto"
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Mini, storica casa automobilistica, dal 1994 facente parte del gruppo BMW, cala il tris. Infatti dopo aver rinnovato la Berlina e aver rispolverato la Clubman, ecco che viene presentata la Mini per l’estate: la Mini Cabrio. La scoperta tedesca è equipaggiata con un 1600 benzina da 120, 174 e 211 cv, negli allestimenti Cooper, Cooper S, John Cooper Works. Esteticamente la versione cabrio della Mini ha la stessa linea grintosa, sportiva e sbarazzina della versione berlina. Corpo vettura tondeggiante e compatto, in onore alla vettura sbarazzina che tanto successo ebbe negli anni ’60, tanto da diventare un icona di quel periodo. Altre somiglianze le riscontriamo nel frontale dove campeggiano i due grandi fari tondi (trade d’union con la vetturetta di Sir Alec Issigonis nata nel 1959), e nel posteriore (identici i fari verticali e il disegno della coda). Unica differenza, sostanziale, è la presenza della capote in tela a comando elettrico, che in 15 secondi si apre, ma non scompare in nessun alloggiamento, rimanendo a vista, come nella migliore delle tradizioni cabrio. Internamente abbiamo un ritorno al passato, ma in chiave moderna, elegante e sportiva. Infatti si è voluto ricreare, unendo la qualità costruttiva e dei materiali tipica del gruppo BMW e la sportività di alcuni dettagli, l’abitacolo della vecchia Mini, con al centro il grande tachimetro che contiene anche il lettore cd e il sistema di navigazione (optional), mentre subito dietro il volante, in posizione centrale vi è il contagiri. Raffinato è anche il blocchetto dell’accensione, composto di una fessura in plancia dove inserire la chiave e del tasto start-stop. Lo spazio a bordo, come in ogni cabrio è ampio per i passeggeri anteriori, un po’ sacrificato per quelli posteriori. Ma a differenza di molte cabrio, la Mini ha una dote in più, ed è nel bagagliaio. Infatti con il sistema Easy Load, il portellone posteriore si apre verso il basso, e a capote chiusa anche la parte posteriore può essere sollevata, garantendo un ampio margine di carico. Ed ora il test drive. La Mini Cabrio provata è stata la 1600 Cooper S da 34572 €. La terza vettura della gamma Mini, non poteva non rispettare i canoni stilistici e prestazionali, che sono stati delineati con la Berlina prima, e con la Clubman poi. La versione cabrio provata è equipaggiata con il 1600 con Turbo e Overboost da 175 cv, che garantisce prestazioni al limite della sportività più pura e pepata, facendo emozionare e garantendo divertimento per chi si mette al volante di questo, che può essere definito, anche per le dimensioni e l’assetto sportivo, un go-kart da adulti, senza dimenticare confort e maneggevolezza. Infine i prezzi: si va da 23990 € della 1600 Cooper ai 33625 € della 1600 John Cooper Works (Benzina).
Bruno Allevi
Bruno Allevi
19 maggio 2009
IL 21 GIUGNO VOTA “NO” (ANZI, “NON VOTARE”!)
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Referendum,
Segni
REFERENDUM ELETTORALE? UNA “PORCATA” DIETRO L’ALTRA!
NON FACCIAMOCI PRENDERE PER IL QUORUM!!!
ECCO PERCHE’:
1- ESSERE “CONTRARI” A QUESTO REFERENDUM ELETTORALE
2- E SCEGLIERE L’ASTENSIONE COME UNICA “SCELTA UTILE” …
COSA PREVEDE IL REFERENDUM DEL 21 GIUGNO PROSSIMO?
Gli Italiani, il prossimo 21 giugno, saranno chiamati ad esprimersi su tre quesiti referendari:
PRIMO: col primo quesito si chiede:
- l’introduzione di un “premio di maggioranza” (pari all’assegnazione del 55% dei seggi) in favore della singola lista più votata alla Camera dei Deputati
- e l’innalzamento della soglia di sbarramento al 4% per l’accesso alla Camera dei deputati.
SECONDO: col secondo quesito si propone:
- l’introduzione di un “premio di maggioranza” (sempre del 55% dei seggi) anche al Senato in favore della singola lista più votata
- e l’innalzamento della soglia di sbarramento all’8% per l’accesso al Senato.
TERZO: col terzo quesito, infine, si reclama di abrogare le “candidature multiple” (quest’ultimo è certamente l’unico quesito ampiamente condivisibile!)
COSA CAMBIEREBBE SE VINCESSE IL “SI”?
Se si raggiungesse il quorum (pari al del 50%+1 degli aventi diritto al voto) e se i “Si” prevalessero sui “No”:
1- Non si assegnerebbe più alcun premio di maggioranza alle “coalizioni” (sia alla Camera che al Senato) bensì alle “singole liste” (ossia ai partiti).
Secondo l’attuale legge elettorale, invece, a beneficiarie del premio di maggioranza possono essere anche le “coalizioni di liste” (il referendum si propone proprio di abrogare la disciplina che permette il collegamento tra liste).
2- Le “soglie di sbarramento” (ossia il livello minimo di voti necessario per ottenere seggi in Parlamento) salirebbero:
- al 4% per la Camera (già oggi è al 4%, ma si riduce al 2% per i partiti coalizzati)
- e all’8% per il Senato (contro il 3% vigente!).
3- Vigerebbe il divieto di “candidature multiple”, ossia di candidare la stessa persona in più circoscrizioni (ad esempio, alle prossime elezioni europee, sia Berlusconi che Di Pietro sono capolista in più circoscrizioni).
Perché ciò sarebbe certamente un bene per la rappresentanza politica?
Perché le “candidature multiple” determinano la conseguente “cooptazione oligarchica” della classe politica: l’eletto in più circoscrizioni (cd. “plurieletto”), infatti, optando per uno dei seggi vinti lascia vacanti gli altri e determina l’elezione dei candidati in subordine!
Ben 1/3 dei parlamentari attualmente in carica sono stati “eletti” per grazia ricevuta: ciò non fa che indurre ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità degli eletti che danneggiano la dignità della funzione parlamentare!
PERCHE’ ESSERE “CONTRARI” A QUESTO REFERENDUM?
1- Perché L’ESITO DEL REFERENDUM “PEGGIOREREBBE” IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE:
a. non verrebbero ripristinate le “preferenze” (la più evidente falla della legge elettorale “vergogna” vigente!), ossia il diritto degli elettori di scegliere quali rappresentanti mandare in Parlamento
b. e, introducendo un premio di maggioranza in favore della singola lista più votata, si affiderebbe ad un solo partito (anche se questo disponesse solo del 20 o 30% di preferenze, purché il partito nel complesso più votato!) il potere di “occupare” (a mio avviso “abusivamente”) il 55% dei seggi in Parlamento!
Ciò comporterebbe:
a. snaturare il senso di una “democrazia rappresentativa” (la maggioranza del Parlamento sarebbe espressione di una minoranza di Italiani!)
b. accentrare il potere pubblico in poche mani (affidando le chiavi della nostra democrazia, in pratica, nelle mani di un segretario di partito!)
c. e discriminare il voto degli Italiani in base al partito di appartenenza (il voto degli elettori del partito maggioritario varrebbe “il doppio” rispetto al voto in favore dei partiti minori!)
2- Perché L’ESITO REFERENDARIO SAREBBE INUTILE E FACILMENTE RAGGIRABILE.
Nelle intenzioni di Segni e Guzzetta, il referendum dovrebbe:
a. instaurare un “bipartitico puro” (sull’esempio inglese o americano, per intendersi) in luogo del “bipolarismo” figlio della seconda Repubblica (spingendo gli attuali soggetti politici alla costruzione di due soli partiti contrapposti)
b. ed imporre un “presidenzialismo camuffato” (contrario al “parlamentarismo” delineato dalla Costituzione vigente).
A parte il fatto che:
a. non si sente più un estremo bisogno di “semplificazione” del quadro politico in quanto, dopo le ultime elezioni, una semplificazione è già di fatto avvenuta (sono solo cinque le forze politiche rappresentante in Parlamento: Lega, Pdl, Udc, Pd e Idv)
b. e imporre un “bipartitismo forzato” appaia come un morboso tentativo di seguire una moda politica esterofila lontanissima dalla tradizione politica italiana e dal dna culturale del Paese
tali propositi, in ogni caso, sono destinate ad essere traditi se non raggirati!
Niente e nessuno, infatti, vieterebbe ai partiti attuali di allearsi in due grandi “listoni elettorale” contrapposti (così da competere uniti per conseguire il premio di maggioranza) per poi dividersi, subito dopo le elezioni, in gruppi parlamentari autonomi!
3- Perché QUESTO REFEREMDUM INDEBOLIREBBE OGNI FORMA DI “PLURALISMO POLITICO”.
I referendari, infatti, sono evidentemente animati da un “intento persecutorio” contro i piccoli partiti!
L’obiettivo del referendari è indurre i soggetti politici minori (ma nemmeno poi tanto “piccoli”, come la Lega, l’Idv e l’Udc) a confluire nei partiti più grandi:
- perdendo la loro identità
- ed impedendo alle istanze minoritarie di avere “alcun ruolo” (alcuna rappresentanza sostanziale) sulla scena politica.
Con ciò non si vuole difendere ogni forma di “multipartitismo estremo” né incoraggiare la “frammentazione politica” (già oggi, in realtà, lontano ricordo!): si tratta, invece, di riconoscere uno spazio di “esistenza politica” a partiti che, pur contando “milioni di voti”, verrebbero esclusi (se non rinunciassero alla propria identità):
- sia da alcuna possibilità di concorrere al governo del Paese
- sia da alcuna rappresentanza politica parlamentare (specie in Senato, dove risulterà pressoché impossibile per tutti i partiti minori, stante le sirene del “voto utile” in favore dei partiti maggioritari, raggiungere l’alta soglia di sbarramento dell’8%!).
4- Perché QUESTO REFERENDUM E’ “PERICOLOSO PER LA DEMOCRAZIA”!
Fino a che punto le esigenze di “governabilità” e di facile “decisionismo” della maggioranza di Governo possono spingerci a stravolgere i risultati elettorali (soppesando diversamente il voto dei cittadini)?
Per quale ragione “democratica” si dovrebbe sentire il bisogno estremo di far fuori dal dibattito politico Lega, Idv ed Udc (costringendoli, al massimo, ad essere “fagocitati” dal Pdl e dal Pd)???
Tutti i cittadini hanno diritto a disporre di una “rappresentanza politica” in Parlamento:
- comunque la pensino
- sia pur entro i limiti di un eccessivo “frazionamento” della rappresentanza politica.
Il rischio di un “parlamentarismo confuso” oggi non esiste, essendo escluso dalla presenza di soglie di sbarramento sia per l’accesso alla Camera che al Senato.
Per quale motivo, allora, sopprimere tutte le restanti voci “minoritarie” del Paese?!
LA STORIA SI RIPETE?
Molti, ipotizzando le conseguenze di un successo del referendum elettorale, hanno apertamente parlato di rischio di “emergenza democratica”.
E’ una invocazione eccessiva?
Prima di rispondere sbrigativamente, rinfreschiamo un po’ la memoria … (spero che almeno la Storia, in questo Paese, sia condivisa!).
Il 18 novembre del 1923 è entrata in vigore in Italia la LEGGE ELETTORALE “ACERBO”, che prevedeva:
- l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale
- e l’elezione in blocco di tutti i candidati della singola lista che otteneva la maggioranza relativa con una percentuale superiore al 25%.
Alle elezioni del 6 aprile 1924 il “Listone” guidato da Benito Mussolini prese il 61,3% dei voti: il premio di maggioranza, così, scattò in favore del Partito nazionale fascista (che, tra le liste parte del Listone, risultò la più votata).
Il resto della storia è facilmente consultabile nei libri scolastici …
Il fascismo non nacque da una rivoluzione ma da una “elezione democratica”, favorito da una legge elettorale non molto diversa da quella che uscirebbe dal referendum del 21 giungo prossimo se passasse il “Si”!!!
Il 31 marzo 1953 fu promulgata la legge elettorale n. 148, definita dai suoi oppositori “LEGGE TRUFFA”.
Si trattava di una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale del 1946: la legge introduceva un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei Deputati alla lista (o al gruppo di liste “apparentate”) in caso di raggiungimento del 50%+1 dei voti validi.
Alle elezioni politiche di quell’anno le liste apparentate guidate dalla Dc ottennero solo il 49,8% dei voti: per un soffio non è scattato il premio di maggioranza previsto!
Ci rendiamo “oggettivamente” conto (al di là del diverso contesto storico-politico in cui viviamo …) che il referendum elettorale del prossimo giugno è una versione “molto peggiorativa”:
- sia della “Legge Acerbo” del ’23
- che della “Legge Truffa” del ‘53?!
PERCHE’ E’ PIU’ EFFICACE L’ “ASTENSIONE” CHE IL VOTO CONTRARIO?
Le elezioni referendarie hanno una valenza diversa dalle elezioni europee, politiche o amministrative: conta non solo il voto ma anche il “non voto”!
Anzi l’astensione può contare più del voto se decisiva a non far raggiungere il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto recatisi alle urne!
Per tal ragione, considerata l’alta probabilità che non si raggiunga il quorum (dato il non accorpamento del referendum con le elezioni europee), la strategia migliore (in quanto più efficace) per opporsi al referendum è quella di “non votare”!
L’opzione “astensionista” non è affatto una scelta “qualunquista” o inutile: è la stessa Costituzione, prevedendo un quorum per la validità dei referendum abrogativi, a riconoscere un ruolo utile all’astensione!
Per usare le parole di Pancho Pardi: “far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia!”
PUOI LEGGERE L’ARTICOLO COMPLETO SUL BLOG “SPAZIO LIBERO”:
- (parte I: Referendum elettorale: una “porcata” dietro l’altra!) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/IL-21-GIUGNO-VOTA-NO-ANZI-NON-VOTARE-parte-I-b1-p179.htm
- (parte II: Non facciamoci prendere per “il quorum”!) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/IL-21-GIUGNO-VOTA-NO-ANZI-NON-VOTARE-parte-II-b1-p178.htm
- (parte III: Non votare unica “scelta utile”) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/IL-21-GIUGNO-VOTA-NO-ANZI-NON-VOTARE-parte-III-b1-p177.htm
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Gaspare Serra
BLOG PERSONALE, “SPAZIO LIBERO”:
http://spaziolibero.blogattivo.com
PROFILO PERSONALE SU FACEBOOK:
http://www.facebook.com/profile.php?id=1251748603&ref=name
GRUPPO “ABOLIAMO LE PROVINCE !!!”:
http://www.facebook.com/group.php?sid=26b6b239cae5fe7f39ade08ff9eef8db&gid=62981451472
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NON FACCIAMOCI PRENDERE PER IL QUORUM!!!
ECCO PERCHE’:
1- ESSERE “CONTRARI” A QUESTO REFERENDUM ELETTORALE
2- E SCEGLIERE L’ASTENSIONE COME UNICA “SCELTA UTILE” …
COSA PREVEDE IL REFERENDUM DEL 21 GIUGNO PROSSIMO?
Gli Italiani, il prossimo 21 giugno, saranno chiamati ad esprimersi su tre quesiti referendari:
PRIMO: col primo quesito si chiede:
- l’introduzione di un “premio di maggioranza” (pari all’assegnazione del 55% dei seggi) in favore della singola lista più votata alla Camera dei Deputati
- e l’innalzamento della soglia di sbarramento al 4% per l’accesso alla Camera dei deputati.
SECONDO: col secondo quesito si propone:
- l’introduzione di un “premio di maggioranza” (sempre del 55% dei seggi) anche al Senato in favore della singola lista più votata
- e l’innalzamento della soglia di sbarramento all’8% per l’accesso al Senato.
TERZO: col terzo quesito, infine, si reclama di abrogare le “candidature multiple” (quest’ultimo è certamente l’unico quesito ampiamente condivisibile!)
COSA CAMBIEREBBE SE VINCESSE IL “SI”?
Se si raggiungesse il quorum (pari al del 50%+1 degli aventi diritto al voto) e se i “Si” prevalessero sui “No”:
1- Non si assegnerebbe più alcun premio di maggioranza alle “coalizioni” (sia alla Camera che al Senato) bensì alle “singole liste” (ossia ai partiti).
Secondo l’attuale legge elettorale, invece, a beneficiarie del premio di maggioranza possono essere anche le “coalizioni di liste” (il referendum si propone proprio di abrogare la disciplina che permette il collegamento tra liste).
2- Le “soglie di sbarramento” (ossia il livello minimo di voti necessario per ottenere seggi in Parlamento) salirebbero:
- al 4% per la Camera (già oggi è al 4%, ma si riduce al 2% per i partiti coalizzati)
- e all’8% per il Senato (contro il 3% vigente!).
3- Vigerebbe il divieto di “candidature multiple”, ossia di candidare la stessa persona in più circoscrizioni (ad esempio, alle prossime elezioni europee, sia Berlusconi che Di Pietro sono capolista in più circoscrizioni).
Perché ciò sarebbe certamente un bene per la rappresentanza politica?
Perché le “candidature multiple” determinano la conseguente “cooptazione oligarchica” della classe politica: l’eletto in più circoscrizioni (cd. “plurieletto”), infatti, optando per uno dei seggi vinti lascia vacanti gli altri e determina l’elezione dei candidati in subordine!
Ben 1/3 dei parlamentari attualmente in carica sono stati “eletti” per grazia ricevuta: ciò non fa che indurre ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità degli eletti che danneggiano la dignità della funzione parlamentare!
PERCHE’ ESSERE “CONTRARI” A QUESTO REFERENDUM?
1- Perché L’ESITO DEL REFERENDUM “PEGGIOREREBBE” IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE:
a. non verrebbero ripristinate le “preferenze” (la più evidente falla della legge elettorale “vergogna” vigente!), ossia il diritto degli elettori di scegliere quali rappresentanti mandare in Parlamento
b. e, introducendo un premio di maggioranza in favore della singola lista più votata, si affiderebbe ad un solo partito (anche se questo disponesse solo del 20 o 30% di preferenze, purché il partito nel complesso più votato!) il potere di “occupare” (a mio avviso “abusivamente”) il 55% dei seggi in Parlamento!
Ciò comporterebbe:
a. snaturare il senso di una “democrazia rappresentativa” (la maggioranza del Parlamento sarebbe espressione di una minoranza di Italiani!)
b. accentrare il potere pubblico in poche mani (affidando le chiavi della nostra democrazia, in pratica, nelle mani di un segretario di partito!)
c. e discriminare il voto degli Italiani in base al partito di appartenenza (il voto degli elettori del partito maggioritario varrebbe “il doppio” rispetto al voto in favore dei partiti minori!)
2- Perché L’ESITO REFERENDARIO SAREBBE INUTILE E FACILMENTE RAGGIRABILE.
Nelle intenzioni di Segni e Guzzetta, il referendum dovrebbe:
a. instaurare un “bipartitico puro” (sull’esempio inglese o americano, per intendersi) in luogo del “bipolarismo” figlio della seconda Repubblica (spingendo gli attuali soggetti politici alla costruzione di due soli partiti contrapposti)
b. ed imporre un “presidenzialismo camuffato” (contrario al “parlamentarismo” delineato dalla Costituzione vigente).
A parte il fatto che:
a. non si sente più un estremo bisogno di “semplificazione” del quadro politico in quanto, dopo le ultime elezioni, una semplificazione è già di fatto avvenuta (sono solo cinque le forze politiche rappresentante in Parlamento: Lega, Pdl, Udc, Pd e Idv)
b. e imporre un “bipartitismo forzato” appaia come un morboso tentativo di seguire una moda politica esterofila lontanissima dalla tradizione politica italiana e dal dna culturale del Paese
tali propositi, in ogni caso, sono destinate ad essere traditi se non raggirati!
Niente e nessuno, infatti, vieterebbe ai partiti attuali di allearsi in due grandi “listoni elettorale” contrapposti (così da competere uniti per conseguire il premio di maggioranza) per poi dividersi, subito dopo le elezioni, in gruppi parlamentari autonomi!
3- Perché QUESTO REFEREMDUM INDEBOLIREBBE OGNI FORMA DI “PLURALISMO POLITICO”.
I referendari, infatti, sono evidentemente animati da un “intento persecutorio” contro i piccoli partiti!
L’obiettivo del referendari è indurre i soggetti politici minori (ma nemmeno poi tanto “piccoli”, come la Lega, l’Idv e l’Udc) a confluire nei partiti più grandi:
- perdendo la loro identità
- ed impedendo alle istanze minoritarie di avere “alcun ruolo” (alcuna rappresentanza sostanziale) sulla scena politica.
Con ciò non si vuole difendere ogni forma di “multipartitismo estremo” né incoraggiare la “frammentazione politica” (già oggi, in realtà, lontano ricordo!): si tratta, invece, di riconoscere uno spazio di “esistenza politica” a partiti che, pur contando “milioni di voti”, verrebbero esclusi (se non rinunciassero alla propria identità):
- sia da alcuna possibilità di concorrere al governo del Paese
- sia da alcuna rappresentanza politica parlamentare (specie in Senato, dove risulterà pressoché impossibile per tutti i partiti minori, stante le sirene del “voto utile” in favore dei partiti maggioritari, raggiungere l’alta soglia di sbarramento dell’8%!).
4- Perché QUESTO REFERENDUM E’ “PERICOLOSO PER LA DEMOCRAZIA”!
Fino a che punto le esigenze di “governabilità” e di facile “decisionismo” della maggioranza di Governo possono spingerci a stravolgere i risultati elettorali (soppesando diversamente il voto dei cittadini)?
Per quale ragione “democratica” si dovrebbe sentire il bisogno estremo di far fuori dal dibattito politico Lega, Idv ed Udc (costringendoli, al massimo, ad essere “fagocitati” dal Pdl e dal Pd)???
Tutti i cittadini hanno diritto a disporre di una “rappresentanza politica” in Parlamento:
- comunque la pensino
- sia pur entro i limiti di un eccessivo “frazionamento” della rappresentanza politica.
Il rischio di un “parlamentarismo confuso” oggi non esiste, essendo escluso dalla presenza di soglie di sbarramento sia per l’accesso alla Camera che al Senato.
Per quale motivo, allora, sopprimere tutte le restanti voci “minoritarie” del Paese?!
LA STORIA SI RIPETE?
Molti, ipotizzando le conseguenze di un successo del referendum elettorale, hanno apertamente parlato di rischio di “emergenza democratica”.
E’ una invocazione eccessiva?
Prima di rispondere sbrigativamente, rinfreschiamo un po’ la memoria … (spero che almeno la Storia, in questo Paese, sia condivisa!).
Il 18 novembre del 1923 è entrata in vigore in Italia la LEGGE ELETTORALE “ACERBO”, che prevedeva:
- l’adozione del sistema maggioritario plurinominale all’interno di un collegio unico nazionale
- e l’elezione in blocco di tutti i candidati della singola lista che otteneva la maggioranza relativa con una percentuale superiore al 25%.
Alle elezioni del 6 aprile 1924 il “Listone” guidato da Benito Mussolini prese il 61,3% dei voti: il premio di maggioranza, così, scattò in favore del Partito nazionale fascista (che, tra le liste parte del Listone, risultò la più votata).
Il resto della storia è facilmente consultabile nei libri scolastici …
Il fascismo non nacque da una rivoluzione ma da una “elezione democratica”, favorito da una legge elettorale non molto diversa da quella che uscirebbe dal referendum del 21 giungo prossimo se passasse il “Si”!!!
Il 31 marzo 1953 fu promulgata la legge elettorale n. 148, definita dai suoi oppositori “LEGGE TRUFFA”.
Si trattava di una modifica in senso maggioritario della legge proporzionale del 1946: la legge introduceva un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei Deputati alla lista (o al gruppo di liste “apparentate”) in caso di raggiungimento del 50%+1 dei voti validi.
Alle elezioni politiche di quell’anno le liste apparentate guidate dalla Dc ottennero solo il 49,8% dei voti: per un soffio non è scattato il premio di maggioranza previsto!
Ci rendiamo “oggettivamente” conto (al di là del diverso contesto storico-politico in cui viviamo …) che il referendum elettorale del prossimo giugno è una versione “molto peggiorativa”:
- sia della “Legge Acerbo” del ’23
- che della “Legge Truffa” del ‘53?!
PERCHE’ E’ PIU’ EFFICACE L’ “ASTENSIONE” CHE IL VOTO CONTRARIO?
Le elezioni referendarie hanno una valenza diversa dalle elezioni europee, politiche o amministrative: conta non solo il voto ma anche il “non voto”!
Anzi l’astensione può contare più del voto se decisiva a non far raggiungere il quorum del 50% + 1 degli aventi diritto recatisi alle urne!
Per tal ragione, considerata l’alta probabilità che non si raggiunga il quorum (dato il non accorpamento del referendum con le elezioni europee), la strategia migliore (in quanto più efficace) per opporsi al referendum è quella di “non votare”!
L’opzione “astensionista” non è affatto una scelta “qualunquista” o inutile: è la stessa Costituzione, prevedendo un quorum per la validità dei referendum abrogativi, a riconoscere un ruolo utile all’astensione!
Per usare le parole di Pancho Pardi: “far mancare il quorum non è manifestazione di indifferenza. E’ difesa attiva della democrazia!”
PUOI LEGGERE L’ARTICOLO COMPLETO SUL BLOG “SPAZIO LIBERO”:
- (parte I: Referendum elettorale: una “porcata” dietro l’altra!) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/IL-21-GIUGNO-VOTA-NO-ANZI-NON-VOTARE-parte-I-b1-p179.htm
- (parte II: Non facciamoci prendere per “il quorum”!) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/IL-21-GIUGNO-VOTA-NO-ANZI-NON-VOTARE-parte-II-b1-p178.htm
- (parte III: Non votare unica “scelta utile”) http://spaziolibero.blogattivo.com/g-s-b1/IL-21-GIUGNO-VOTA-NO-ANZI-NON-VOTARE-parte-III-b1-p177.htm
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Gaspare Serra
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