September 30, 2007

ARIE DA GRANDE

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un family feeling contagioso: questo si può esprimere vedendo la nuova Saab 9-3, oggetto di un restyling, che la fa sempre di più assomigliare alla più grande 9-5. La nuova berlina svedese, è ora equipaggiata da 3 benzina (1800 da 122 e 150 cv, 2000 da 175 e 210 cv, 2800 da 255 cv), 2 motori a bioetanolo (carburante derivante dall’alcool, non ancora disponibile in Italia)(1800 da 175 cv e 2000 da 200 cv) e un diesel common rail TID 1900 da 120 e 150 cv, negli allestimenti Linear, Vector, Aero, nelle varianti di carrozzeria Berlina, Station Wagon e Cabriolet. Il restyling di cui è stata fatta oggetto la vettura, ha riguardato, per quanto concerne l’esterno auto, l’anteriore (nuova la mascherina, identica a quella che campeggia sulla 9-5 da qualche mese, con le plastiche delle luci fumè) e il posteriore (ridisegnate coda e fari). Tutto il resto del raffinato ed elegante corpo vettura della berlina media svedese è rimasto pressoché immutato. Dentro, l’eleganza che contraddistingue Saab, è sempre presente. Sellerie di pregio, abitacolo spazioso e comodo per l’accesso anche ai posti posteriori, buona visibilità sia anteriore che posteriore, unite a una consolle centrale elegante e completa, a un quadro dalla spiccata linearità, e all’immancabile tocco Saab del blocchetto accensione nel tunnel centrale, sono i pregi del nuovo interno. E ora è il consueto momento del test drive. La 9-3 provata è stata la 1900 TID 150 cv Vector da 36120 €. La berlina Saab, come accennato nel titolo, gioca a fare la 9-5. Infatti, con il restyling le 2 berline (9-3 e 9-5), si assomigliano molto. Su strada l’auto sorprende e molto, per una carica sportiva inattesa. Infatti il common rail 1900 150 cv di origine Fiat GM, spinge molto, facendo divertire che si mette al volante di quest’auto, che grazie anche alle altre 2 proposte (Station e Cabrio) è un auto adatta a tutte le stagioni e a tutte le famiglie. Infine i prezzi con i distinguo fra Berlina, Station Wagon e Cabrio. Iniziamo con la Berlina: per le motorizzazioni Benzina si va dai 26900 € della 1800 122 cv Linear ai 42700 € della 2800 Aero Sentronic; per i diesel si va dai 29000 € della 1900 TID 120 cv Linear ai 33750 della 1900 TID 150 cv DPF Vector Sentronic. Ora la SportHatch (Station Wagon): per i benzina si va dai 28500 € della 1800 122 cv Linear ai 44300 € della 2800 Aero Sentronic; per i diesel si va dai 30600 € della 1900 TID 120 cv Linear ai 35350 € della 1900 TID 150 cv Vector Sentronic. Infine la Cabrio: per i benzina si parte da 35900 € della 1800 122 cv Linear ai 49200 € della 2800 Aero Sentronic; per i diesel si va dai 37300 € della 1900 TID 120 cv Linear ai 42300 € della 1900 TID 150 cv Vector Sentronic.


Bruno Allevi

September 28, 2007

CHE BOMBA, RAGAZZI !

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo la Caliber e la Viper, e in attesa dell’Avenger, ecco che Dodge presenta sul mercato Italiano, il suo terzo prodotto: il cattivo e muscoloso SUV Nitro. Il veicolo americano è proposto al lancio con un 4000 Benzina da 260 cv e un 2800 Diesel CRD da 177 cv, negli allestimenti SE, SE Automatico, SXT, SXT Automatico, R/T, a 2 o 4 ruote motrici. Esteticamente, le linee del Nitro sono un pezzo dell’automobilismo americano moderno prestato all’Europa. Infatti, a partire dal frontale (mai visto prima d’ora un frontale così duro, quasi tagliente, netto e squadrato, alto, dove la fa da padrone la grande mascherina incorniciata dai fari rettangolari dal disegno anch’esso netto), e continuando per l’intero corpo vettura e concludendo nel posteriore (coda dritta, tronca, portellone piatto), si nota una linea molto americana e molto poco europea (muscoli pompati in vista, invece di aggraziate sinuosità). Entrando dentro, si nota un abitacolo spazioso e raffinato, in linea con i gusti europei. La plancia, tuttavia, ricalca le linee esterne, ed è quindi, dritta, e muscolosa, ma come detto, molto raffinata. Raffinatezza che trova la sua maggiore espressione nella consolle centrale satinata e nella leva del cambio in alluminio, mentre muscoloso è il quadro strumenti a 3 tunnel separati (molto sportivo). E ora il tour Coast to Coast sulla Route 66 (la prova del Nitro). Il Nitro guidato è stato il 2800 CRD 177 cv SXT Automatico da 33700 €. Il secondo prodotto di Dodge per l’Italia, è ancora più americano del Caliber, che ha aperto le porte del mercato italiano allo straconosciuto marchio USA. Infatti, le linee muscolose e decise che sono un biglietto da visita per ogni veicolo americano che si rispetti, stanno arrivando in Europa, grazie appunto al Nitro e ad altri veicoli della Scuderia Chrysler di cui Dodge fa parte. Questo SUV, oltre ad avere un abitacolo molto spazioso che può essere sfruttato come meglio si crede, ha un propulsore, già montato sul Wrangler (si parla del 2800 CRD Diesel provato), che esprime valori di coppia, potenza e scatto, che sembrano impensabili su un auto mastodontica come questa (pesa 1900 kg, quasi 2 tonnellate). Infine i prezzi. Per i Benzina unico prezzo: 38060 € del 4000 260 cv R/T 4WD (4 ruote motrici, trazione integrale); per i diesel si va dai 26770 € del 2800 CRD 177 cv SE 2WD (2 ruote motrici) ai 36540 € del 2800 CRD 177 cv R/T 4WD (4 ruote motrici, trazione integrale).


Bruno Allevi

September 26, 2007

PROSPETTIVA MAGNETIQUE

GROTTAMMARE – Il 2007 è l’anno per Peugeot del rinnovamento profondo. A essere lanciata sul mercato italiano, è la 308, che va a sostituire la 307. La nuova berlina media della casa francese, è equipaggiata con 2 benzina (1400 da 95 e 120 cv, 1600 da 120 e 150 cv) e 2 diesel HDI common rail (1600 da 90 e 110 cv e 2000 da 136 cv), negli allestimenti Comfort, Premium, Tecno, Feline. La nuova 308, riprende, migliorando il family feeling della casa di Sochaux. Infatti l’anteriore, presenta la novità della dentatura sopra la mascherina, nel posto di alloggiamento dello stemma. Per il resto, vi è rimasta la classica presa d’aria a bocca, incorniciata dai fari fendinebbia rettangolari verticali e sormontata dai fari a palpebra, ormai un classico per i modelli della casa transalpina. Il corpo vettura riprende quello tondeggiante e spazioso della 307, e simile è il posteriore dove troneggiano i fari dal nuovo disegno, mentre la targa è, come nella 307, incastonata nel paraurti. Salendo a bordo della media francese, si nota una nuova plancia, dal disegno lineare ed elegante, con la consolle di un bel colore satinato che ospita i comandi della radio e della climatizzazione. Il quadro strumenti, anch’esso di nuovo disegno, e ben retroilluminato da un acceso rosso fuoco, è sportivo, grazie anche al fondo bianco, che fa risaltare al meglio tutti i dettagli. Ed ora la prova su strada. La 308 guidata è stata la 2000 HDI 136 cv Feline da 25146 €. Dopo anni di successi, e con una concorrenza sempre più agguerrita (vedi nuova Bravo, Kia Cee’d e le altre medie uscite quest’anno), la Peugeot ha deciso di sostituire la riuscita 307 con la 308, senza snaturare l’essenza di auto da famiglia, spaziosa, comoda ma al contempo compatta, che la 307 aveva. Su strada la neonata berlina si comporta in maniera egregia, grazie a una ottima insonorizzazione interna, a un confort e una facilità di guida disarmanti, e alle eccellenti prestazioni assicurate dal 2000 HDI da 136 cv potente, brillante, silenzioso e parco nei consumi. Infine i prezzi: si va dai 14650 € della 1400 95 cv Comfort 3 porte ai 21300 € della 1600 150 cv Feline (Benzina); per i diesel si va dai 16650 € della 1600 HDI 90 cv Comfort ai 24650 € della 2000 HDI 136 cv Feline Automatica (Diesel).


Bruno Allevi

September 24, 2007

E POI FINALMENTE TU

GROTTAMMARE – Giornata storica in casa Peugeot, quella del 22 settembre 2007: infatti entra sul mercato italiano il primo SUV della casa del Leone. Il 4007, questo il nome del veicolo, è equipaggiato con un diesel 2200 HDI da 160 cv, negli allestimenti Tecno e Feline. Questo SUV deriva dal Mitsubishi Outlander, uscito a Febbraio di quest’anno. Quindi parte del corpo vettura è lo stesso, che già da qualche mese gira sulle strade italiane a marchio Mitsubishi. Le differenze fra il SUV giapponese e quello francese, sono tutte nell’anteriore (grande bocca cromata, enorme stemma al centro e grandi fari a palpebra caratterizzano il prodotto transalpino). Il posteriore invece è identico, se non fosse per le scritte e marchi diversi (stesso lunotto e stessi fari rettangolari orizzontali). Accomodandosi a bordo, gli interni della 4007, sono pressoché identici a quelli dell’Outlander. Stessa completezza, stessa cura sopraffina per i dettagli, linearità della plancia, quadro strumenti di facile lettura, sono i punti di forza di un abitacolo molto spazioso (7 posti). Ed ora il test drive. La 4007 provata è stata la 2200 HDI 160 cv Feline da 41136 €. Il primo SUV della casa francese (fra una mesata esce la C-Crosser, SUV Citroen basato su Outlander e 4007), ha dalla sua la voglia della casa transalpina di sfondare in un mercato nuovo e l’esperienza di un marchio, che è un asso nella produzione di fuoristrada e SUV (Mitsubishi). Da questa felice unione, nasce, appunto, la 4007, destinata grazie alle sue doti di silenziosità e di massimo confort, ad essere usata, sia nella modalità stradale, che in quella fuoristradistica, grazie al potente e silenzioso 2200 HDI da 160 cv e alla trazione integrale ad inserimento elettronico. Infine i prezzi: la 2200 HDI Tecno costa 33500 €, la 2200 HDI Feline costa 37100 € (Diesel).


Bruno Allevi

September 18, 2007

LO SQUALO TEDESCO

GIULIANOVA LIDO – Il simbolo della sportività in casa Audi, arriva alla sua seconda generazione: la TT si rinnova. La nuova coupè di Ingolstadt è proposta nelle versioni Coupè e Roadster (Cabrio), con 2 propulsori benzina (2000 da 200 cv e 3200 da 250 cv). Nella linea esterna l’auto è una coupè pura. Infatti è bassa, compatta, muscolosa, ma al contempo aggraziata ed elegante. A un anteriore in Audi Style (grande mascherina centrale e fari a incorniciare), fa eco una coda appena accennata e due fari orizzontali dal taglio molto sportivo. Anche dentro la musica non cambia. Sedili bassi e performanti da corsa, un volante sportivo, e poco spazio dietro (ci stanno a malapena 2 bimbi seduti dietro), sono le note sportive dell’auto. Mentre plancia, consolle centrale e quadro strumenti, sono impeccabili e danno eleganza all’auto. Ed ora il momento del test drive. La TT guidata è stata la 2000 TFSI 200 cv da 44700 €. Se la prima serie della TT, aveva sorpreso per la linea e per le prestazioni, garantendo all’auto il successo che ha avuto, la seconda generazione è ancora meglio. La linea ricorda molto quella di uno squalo, che scivola agile nel traffico, e le prestazioni garantite dal poderoso 2000 a iniezione diretta da 200 cv, sono altrettanto sorprendenti. Infatti, non si deve pensare a un auto supersportiva. Ma al contrario, l’auto si fa dolcemente ammaestrate, sempre nel rispetto dei limiti (se si esagera sul piede dell’acceleratore, l’auto scatta fulminea e spinge al massimo, diventando una vera scheggia). Infine i prezzi, con i distinguo per le 2 varianti di carrozzeria (Coupè e Roadster). Per la Coupè: si va dai 34700 € della 2000 TFSI 200 cv ai 45850 € della 3200 S Tronic Quattro (Benzina). Per la Roadster: si va dai 38200 € della 2000 TFSI ai 49000 € della 3200 S Tronic Quattro (Benzina).


Bruno Allevi

September 16, 2007

Per i nuovi arrivati

Ecco un altro blog... Ma che cos'è un blog?

Blog è un'abbreviazione di weblog e cioè diario web, diario in rete.
Una ricerca su Wikipedia ci porta a questa descrizione:

Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero "traccia su rete".
Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog effettivamente pubblicato lo si ha il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.

Alcuni blog si possono considerare veri e propri diari personali e/o collettivi, nel senso che sono utilizzati per mettere on-line le storie personali e i momenti importanti della propria vita. In questo contesto la riservatezza, il privato, il personale va verso la collettività.

Questo blog per esempio è un blog di attualità - Molti giornalisti utilizzano i blog per dare voce alle proprie opinioni su argomenti d'attualità o fatti di cronaca, o più semplicemente per esprimere la propria opinione su questioni che non trovano quotidianamente spazio fra le pagine dei giornali per i quali scrivono.
Altre persone utilizzano il blog per commentare notizie lette su giornali o siti internet.

Se vuoi partecipare a questo blog esprimendo le tue opinioni su diversi argomenti di attualità puoi fare richiesta di collaborazione a http://www.italiamia.com/coopera.html
Se sarai accettato potrai contribuire a questo universo blogale sempre in espansione.

September 12, 2007

DANCING QUEEN

ALBA ADRIATICA – Il cambiamento gamma in casa Volvo continua a fare “vittime eccellenti”. A rinnovarsi profondamente, per non dire stravolgersi, è la V70. La grande station scandinava, ora è equipaggiata con 3 benzina (2500 da 200 cv, 3200 da 238 cv e un 3000 T6 da 285 cv) e con un diesel (2400 da 163 e 185 cv “D5”), negli allestimenti Kinetic, Momentum, Summum. Esternamente è totalmente diversa rispetto a prima. Intanto l’auto è più lunga di 11 cm dalla serie precedente, ha una linea ancor più muscolosa, sportiva e massiccia. Importante il muso, ripreso dalla S80 (mascherina cromata sporgente al centro e fari incassati, in un insieme di nervature tese), particolare il posteriore, dove il portellone è incorniciato dai fari verticali, che stretti verso il tetto si allargano man mano che si scende verso il paraurti. Salendo a bordo, è come su ogni Volvo: il trionfo del lusso in maniera sobria e non ostentata. Sellerie di elevatissima qualità si uniscono alla solita cura dei dettagli e delle minuziose piccolezze che rendono Volvo differente dalle altre case. La plancia è elegante (la consolle centrale lineare e raffinata come sempre accoglie i comandi radio e climatizzazione, mentre il quadro strumenti è ampiamente godibile con la bordatura cromata dei cerchi del contachilometri e del contagiri e la facile lettura di tutto il complesso). Ed ora il test drive. La V70 guidata è stata la 2400 D5 Momentum da 49050 €. La regina del settore delle grandi station si è rinnovata. L’auto ha guadagnato in spazio e abitabilità (gli 11 cm in più si sentono), mantenendo intatto il suo primato in confort e sicurezza (adesso ha il BLIS, un sistema innovativo, che consiste in 2 telecamere, montata ognuna sotto uno specchietto retrovisore, che segnalano la presenza di veicoli in movimento nel raggio di un metro circa dalla vettura: l’ideale per evitare di disarcionare scooteristi e ciclisti). L’insonorizzazione è pressoché perfetta, e il potente ed elastico D5 da 185 cv, si fa sentire in maniera molto ovattata. Su strada l’auto da piacere a guidarla e garantisce divertimento in tutta sicurezza e in confort massimo. E infine il listino prezzi: per i benzina si va dai 37600 € della 2500 Kinetic ai 53850 € della 3000 T6 Summum Automatica; per i diesel i prezzi vanno da 38200 € della 2400 163 cv Kinetic ai 44975 € della 2400 D5 185 cv Summum.


Bruno Allevi

September 11, 2007

Il Pomodoro

di Riccardo Ragaglini

Il pomodoro, protagonista delle tavole italiane e non solo, è il frutto (una bacca per la precisione) del Licopersicon esculentum, pianta originaria del centro e sud-America. Nei luoghi d’origine questa pianta è perenne, mentre nelle zone temperate come l’Italia non sopravvive all’aperto che nella stagione estiva. Per quasi due secoli dopo la scoperta dell’America questo arbusto nel vecchio continente è stato considerato alla stregua di un orchidea o di una rosa ed usato per abbellire giardini ed orti botanici. Veniva sfruttato esclusivamente come pianta ornamentale poiché
era ritenuto velenoso, anche in virtù del fatto che molte piante della stessa famiglia (solanaceae) lo sono. In effetti le parti verdi non sono commestibili, a causa della presenza di alcaloidi tossici che scompaiono dai frutti con la maturazione. Parallelamente, alla pianta si attribuivano proprietà eccitanti ed afrodisiache forse proprio per la somiglianza con altre piante della stessa famiglia utilizzate per riti magici.
In Italia il pomodoro cominciò ad essere utilizzato in cucina solo con la fine del diciassettesimo secolo, ma è diventato uno dei prodotti di maggior interesse per l’industria alimentare e le regioni in cui è maggiormente coltivato sono la Campania, la Puglia e l’Emilia Romagna.
Oggi è ritenuto universalmente un alimento altamente salutare ed è fortemente consigliato in virtù dell’azione antiossidante e degli effetti positivi che il suo consumo ha per il cuore e per le arterie; questo frutto è costituito per la maggior parte di acqua ma contiene zuccheri, sali minerali, molte vitamine (B1, B2, H, E, P, e specialmente A, sotto forma di betacarotene, e C) nonché una buona quantità di licopene.
Il pomodoro è uno degli ingredienti principali della cucina mediterranea, lo possiamo trovare crudo in un insalata caprese o in una bruschetta, oppure reduce da una lunga cottura nella classica “pummarola” ...e sarebbe difficile anche immaginare un ragù alla bolognese senza il suo tocco di colore.
Nelle tradizioni di ogni regione italiana si hanno ricette con il rosso pomodoro, anche se il pomodoro non è solo rosso...
Le sue moltissime varietà differiscono non solo per forma, consistenza e sapore, ma anche per colore; si hanno pomodori bianchi, gialli, rosa, arancioni ed addirittura neri, anche se il loro utilizzo è molto meno diffuso delle varietà rosse. Basterebbe però aver voglia di reperire i semi, presso ditte sementiere specializzate od organizzazioni di appassionati, e di coltivare un piccolo pezzo di terra (ma questa pianta può crescere anche in vaso) per poter disporre di una sorprendente gamma di colori e sapori differenti.
Infatti il pomodoro è pianta relativamente facile da coltivare e che da soddisfazione, come ben sa chiunque abbia l’hobby dell’orto.

September 10, 2007

EXPERT IN LAVORO E TEMPO LIBERO

GIULIANOVA LIDO – A breve distanza dall’uscita del nuovo Fiat Scudo (qualche tempo fa fu oggetto di un articolo la versione trasporto persone “Panorama”), il gemello Peugeot Expert si rinnova, facendo uscire anch’esso una versione trasporto persone, denominata Tepee. Il derivato commerciale della casa del leone, è equipaggiato con 2 diesel (1600 HDI da 90 cv e 2000 HDI da 120 e 136 cv), nelle varianti di carrozzeria Passo Corto e Passo Lungo, negli allestimenti Confort, Premium, Executive. Esteticamente il nuovo Expert, ha fatto un balzo in avanti enorme rispetto al precedente modello. Le linee sono all’avanguardia, molto raffinate, e difficilmente si pensa che siano destinate a un veicolo commerciale (dove si bada più alla possibilità di carico, che al design). Elegante e pieno di fascino il frontale con i due fari allungati; dritto, ma non meno elegante il posteriore con i nuovi fari trapezoidali verticali. Accomodandosi a bordo, la posizione di guida è rialzata, e ben si domina tutto l’abitacolo interno, che per spazio e modulabilità non è secondo a nessuno (l’impostazione commerciale è presente). Completa di tutto la consolle, molto raffinato il quadro strumenti, facilmente leggibile. Ed ora il test drive. L’Expert guidato è stato il Tepee (versione stradale trasporto persone = monovolume) 2000 HDI 120 cv Passo Lungo Confort da 28000 €. Se si cerca un auto, che offra uno spazio immenso, il confort di una berlina, lo scatto di una sportiva, e non si vuole spendere troppo, l’Expert Tepee è ciò che fa al caso vostro. Il motore 2000 HDI da 120 cv, abbinato al cambio 6 marce, garantisce scatto, brio, silenziosità e consumi contenuti, a un veicolo, che deriva da un furgone, ma che sembra una monovolume di sostanza. Infine i prezzi: si va dai 22700 € del 1600 HDI 90 cv Confort Passo Corto ai 31070 € del 2000 HDI 136 cv Executive Passo Lungo (Diesel).


Bruno Allevi

Mostra internazionale del cinema di Venezia

Ogni anno tra la fine di agosto e i primi di settembre va in scena al Lido di Venezia il tradizionale Festival del Cinema, il più antico al mondo che vanta la sua prima edizione nel lontano 1932.

di Ovidio Diamanti

Nata in concomitanza con la diciottesima edizione della Biennale di Venezia nel 1932, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica più famosa al mondo ha assegnato annualmente, tranne i primi anni che era biennale, il prestigioso Leone d’Oro ai cult movie della cultura cinematografica mondiale. Il Leone d’Oro fa riferimento al più importante simbolo della città lagunare, il Leone della Basilica di San Marco, ed è considerato il migliore riconoscimento da parte della critica cinematografica internazionale. E non c’è stata star, o regista, di fama internazionale che non abbia considerato un passaggio obbligatorio la partecipazione al Festival nella speranza di vedersi assegnare il prestigioso Leone nello storico Palazzo del Cinema sul Lungomare Marconi, Lido di Venezia. Il Festival nacque da un’idea del Conte Giuseppe Volpi di Misurata, presidente della Biennale di Venezia nel 1932. Non si trattava ancora di una rassegna con premiazioni, ma semplicemente di una presentazione di pellicole al pubblico, alcune di grande valore e destinate a diventare poi dei classici, come il primo Frankenstein di James Whale, Forbidden di Frank Capra, Il Campione di King Vidor. Nelle sale veneziane passarono circa 30mila spettatori, attirati per lo più dalle grandi star che apparivano sul grande schermo come Greta Garbo, Clark Gable, Joan Crawford, ma anche l’italiano Vittorio De Sica. Ad aprire la mostra il famoso Dottor Jekyll e Mr Hyde di Rouben Mamoulian: primo film italiano ad essere proiettato Gli uomini che mascalzoni di Mario Camerini. L’edizione successiva fu del 1934. La mostra del cinema era, infatti, organizzata in concomitanza con la Biennale di Venezia. Fu l’anno della svolta poiché il Festival divenne una vera e propria rassegna competitiva, con 19 nazioni in gara e qualche centinaio di giornalisti accreditati. Si istituì la Coppa Mussolini per il migliore film italiano e straniero anche se non c’era ancora una vera giuria. La presidenza della Biennale richiedeva il parere ad alcuni critici e valutava l’opinione del pubblico prima di decretare il vincitore. Da segnalare in questa occasione una giovanissima Katharine Hepburn premiata come migliore attrice in Piccole Donne. Ma fu con l’edizione del 1935 che il Festival divenne annuale. Da quell’anno in poi aumentarono le opere cinematografiche iscritte al concorso. John Ford, Marlene Dietrich, Renè Clair, Betty Davies, l’idolo italiano Amedeo Nazzari, ma anche Walt Disney furono solo alcuni dei personaggi più famosi dell’allora jet set cinematografico che parteciparono con i propri film. La mostra riprese a pieno regime nel 1946 subito dopo l’intervallo segnato dalla guerra. Era il periodo del Neorealismo con le opere di Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Alberto Lattuada. Alla mostra furono ospitati grandi registi come Orson Welles, John Huston, Fritz Lang e icone internazionali come Rita Hayworth e Anna Magnani. Nel 1949 si istituì per la prima volta il Premio Leone San Marco, vinto da Manon di Henry Georges Clouzot. Dagli anni 50’, il Festival influenzò le tendenze cinematografiche del momento. Fu qui, nel 1951, che il mondo conobbe il grande cinema giapponese con l’assegnazione del Leone d’Oro al regista Akira Kurosawa e al suo Rashomon. Contemporaneamente, si lanciò il cinema indiano, quello dell’est Europa e il neorealismo di Federico Fellini, ma anche il cinema di Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi ed Ermanno Olmi. Negli anni 60’ a caratterizzare la Mostra fu l’apparizione di nuovi e giovani protagonisti al Lido di Venezia. Da Marlon Brando a Brigitte Bardot, ma anche Sofia Loren, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Gina Lollobrigida e Giulietta Masina, Pier Paolo Pisolini e i fratelli Taviani, Francois Truffaut,Ingmar Bergam, Roman Polanski, Luis Bunuel,Jean Luc Godard e Bresson.Fu l’epoca in cui tra il Festival e il cinema italiano non ci fu buon feeling. Alla Mostra non fu adeguatamente riconosciuto lo spessore del cinema italiano, un fatto che provocò diverse contestazioni. Emblematico l’episodio della mancata premiazione del film eccellente di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli, a cui la giuria preferì Il Passaggio del Reno del francese Andrè Cayatte. Al momento della cerimonia di premiazione il pubblicò in piedi fischiò per tutto il tempo per contestare l’assegnazione del Leone d’Oro. Visconti, che aveva sfiorato il premio con Senso qualche anno prima, dovette attendere il 1964 per avere l’ambito Leone con le Vaghe stelle dell’Orsa. Nel decennio successivo, la Mostra cinematografica ritornò al passato con la decisione di abolire il carattere competitivo della manifestazione. Fu l’effetto della contestazione sessantottina. Ciò non impedì però di creare nuovi premi come il Leone d’Oro alla carriera (1971) che fu assegnato in quegli anni a John Ford e a Charlie Chaplin. Tra le difficoltà in cui si mossero gli organizzatori in quell’epoca di contestazioni, non mancarono però talenti emergenti che si fecero notare a Venezia: Stanley Kubrik presentò al pubblico veneziano il suo famoso film Arancia Meccanica nel 1972, mentre Wim Wenders, Bernardo Bertolucci, Robert Altman e John Schlesinger venivano lanciati sul jet set internazionale. Negli anni 80’ a Venezia comparvero film spettacolari, come Indiana Jones di un giovane Steven Spielberg, e il cinema tedesco con registi del calibro di Margarette Von Trotta. Il cinema italiano subì un ricambio generazionale con la comparsa di Nanni Moretti, Gianni Amelio e Marco Tullio Giordana, il ritorno di Sergio Leone con C’era una volta in America. Ma anche Woody Allen, Ridley Scott, Brian De Palma e Martin Scorsese. Negli ultimi vent’anni, la Mostra ha continuato ad essere una vetrina per nuovi talenti emergenti che desiderano farsi notare in campo internazionale. La Mostra del cinema ci ha raccontato in questi anni non solo una parte consistente della storia del cinema, ma anche della storia d’Italia, ci sono emozioni e piccoli grandi avvenimenti personali e collettivi che hanno attraversato il nostro Paese in oltre sessant’anni di vita del Festival, una manifestazione che ritorna ogni anno a fine estate e sembra sempre più giovane che mai.

I registi che abbiamo amato nel passato: Michelagelo Antonioni

Il 30 luglio 2007 si è spento a Roma uno dei più grandi registi italiani. Ne ripercorriamo le tappe per rendere omaggio al maestro ferrarese.

di Ovidio Diamanti

Per quelli della mia generazione che navigano attorno ai “quaranta”, Michelangelo Antonioni ha rappresentato l’icona di un modo di fare cinema imbevuto di quella ricerca accurata e approfondita appartenente a una generazione che aveva sognato di cambiare il mondo e che, per poco, non c’è riuscita. Emiliano, era nato a Ferrara il 29 settembre 1912 da una famiglia medio borghese, Antonioni ha una formazione accademica economica, laureandosi in economia e commercio all’università di Bologna. I suoi primi interessi verso il cinema risalgono alla fine degli anni trenta quando a Roma, dove si è trasferito, entra nella redazione di Cinema, una rivista su cui scrivono alcuni intellettuali dell’epoca. Sono gli anni dell’Italia fascista alla vigilia della seconda guerra mondiale. E’ in quel clima di latente precipitazione degli eventi che Michelangelo Antonioni collabora alla sua prima stesura di una sceneggiatura cinematografica: Un pilota ritorna di Roberto Rossellini. Qualche anno dopo, siamo nel 1943 e l’Italia è nel pieno del conflitto, Antonioni gira il suo primo cortometraggio, Gente del Po, che però riuscirà a completare solo a guerra finita nel 1945. Ma è negli anni ’50 che il Maestro ferrarese realizza i primi lungometraggi, che saranno però snobbati dalla critica e dal grande pubblico e rivalutati molti anni dopo. Esce nelle sale cinematografiche Cronaca di un amore, di recente restaurato, una magnifica rappresentazione della crisi di coppia nella società borghese contemporanea. Ma anche I vinti, dove affronta il tema della violenza giovanile, La signora senza camelie e Le amiche, quest’ultimo ispirato a un romanzo di Cesare Pavese. Dello stesso periodo è Il grido, un’analisi dell’individuo e delle sue crisi esistenziali nella società contemporanea. Il tema dell’alienazione e della incomunicabilità dell’uomo nella società contemporanea, vissuti come grandi mali del ‘900, sarà ripreso nei suoi film degli anni ’60, quelli che gli porteranno successo in Italia e nel mondo e nei quali Antonioni sa unire perfettamente quel rigore stilistico e quella tecnica che lo hanno reso celebre. Sono di questo decennio capolavori come La notte, L’eclisse, L’avventura e Deserto rosso, che hanno come protagonista Monica Vitti, compagna di Michelangelo per diversi anni. Quel pessimismo che fa da sfondo a tutti i film di Antonioni emerge in tutta la sua spinta angosciosa con il celebre Blow up, dove vi è il rifiuto totale dell’uomo verso la realtà in cui vive. L’uomo non è più capace di comunicare con tutto ciò che lo circonda e vede messe in discussione tutte le certezze più elementari. Anche il più famoso Zabriskie Point riprende gli stessi temi, ma affrontati da un punto di vista giovanile. Qui l’analisi della contestazione giovanile è lo spunto per avviare una feroce critica alla società dei consumi. Tra le altre opere cinematografiche del regista ferrarese occorre ricordare Professione Reporter, Il mistero di Oberwald, Identificazione di una donna. Colpito da un ictus proprio durante le riprese di Identificazione di una donna, siamo nella seconda metà degli anni ’80, rimane senza l’uso della parola e paralizzato dal lato destro. Lo assiste in questa fase della vita la seconda moglie Enrica Fico. Accetta solo di girare il videoclip documentario Fotoromanza della cantante Gianna Nannini. Solo nel 1995 torna dietro la macchina da presa con Al di là delle nuvole in cui viene assistito dal suo grande amico e regista tedesco Wim Wenders. Negli ultimi anni della sua vita si è dedicato alla pittura e ha fatto alcune mostre. Con lui il 30 luglio se ne è andato un patrimonio enorme di cultura ed esperienza del cinema italiano. Non solo, se ne è andato anche un pezzo di noi che abbiamo amato i suoi film, che ne abbiamo discusso nei nostri anni di liceo e di università. Insieme a lui, sarà una coincidenza, lo stesso giorno se ne è andato il regista svedese Ingmar Bergman e, un giorno prima, l’attore francese Micheal Serrault. Michelangelo Antonioni riposa nella Certosa di Ferrara. So long, Michelangelo.

September 9, 2007

LA BERLINA MONDIALE

Dalla prima casa costruttrice al mondo, un auto di successo

LA BERLINA MONDIALE

TERAMO – La Toyota, per numero di vendite la prima costruttrice al mondo, lancia sul mercato italiano, la versione restyling della sua berlina per eccellenza: l’Avensis. La grande berlina giapponese (disponibile anche station wagon), è equipaggiata con 2 benzina (1600 da 110 cv, 1800 da 129 cv) e 2 diesel (2000 da 126 cv e 2200 da 150 e 177 cv). Esteticamente a cambiare in questo restyling sono stati pochi componenti del frontale (nuovo il disegno dei fari e di piccole minuterie della mascherina e delle prese d’aria), cosiccome nella coda classica (e nel portellone per la SW) a cambiare sono stati i fari (nuovi disegno e disposizione delle frecce e luci retromarcia). Salendo a bordo la finissima cura dei dettagli è rimasta elevata come prima. A spiccare sono soprattutto l’ampio spazio a disposizione, che diviene estremo nella station, e soprattutto la raffinatezza della plancia (elegante la consolle satinata, grintoso il quadro strumenti retroilluminato giallo). Ed ora il momento del test drive. L’Avensis provata è stata la Station Wagon 2000 D4D 126 cv da 27200 €. La versione provata, è stata la Station Wagon, che offre un bagagliaio maggiore rispetto alla berlina, con cui ha in comune il corpo vettura fino all’attacco della coda (la berlina ha una coda classica, mentre la station è allungata e ha un ampio portellone). Accomodandosi dentro, lo spazio a disposizione è pressoché immenso, e abbattendo i sedili posteriori diviene da record. Su strada l’auto denota una silenziosità, un confort e una brillantezza eccezionali dati dall’eccellente 2000 da 126, che è elastico e parco nei consumi. Infine il listino con le differenziazioni fra berlina e station wagon. Per la Berlina, ecco i prezzi: si va dai 19900 € della 1600 ai 23700 € della 1800 Automatica (Benzina), si va dai 24000 € della 2000 D4D ai 27300 € della 2200 D4D 177 cv (Diesel). Per la Station Wagon, ecco i prezzi: si va dai 22300 € della 1600 ai 23700 € della 1800 Automatica (Benzina), si va dai 24000 € della 2000 D4D ai 27300 € della 2200 D4D 177 cv (Diesel).


Bruno Allevi

September 7, 2007

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