TERAMO – Negli anni ’60 e ’70 è stato sinonimo di alta velocità e prestazioni made in Italy. Oggi dopo qualche tempo trascorso nell’oblio, il marchio Abarth torna a rivivere, facendo scoprire ai giovani nuove sensazione, facendo tornare a battere il cuore a quelli che giovani lo furono trent’anni fa. La prima auto a tornare sul mercato con il marchio dello scorpione, è la Grande Punto rivisitata in maniera corsaiola. La pungente corsaiola torinese è proposta con un benzina (1400 da 155 cv) in allestimento unico. Esternamente l’auto è nel corpo vettura la Fiat Grande Punto, che tanti successi sta ottenendo sui mercati in cui è venduta. A differenziare la versione Abarth da quella Fiat ci pensano i particolari. Assetto sportivo, minigonne laterali, cerchi in lega dal design grintoso, doppio terminale di scarico cromato e vetri fumè dei fanali anteriori e posteriori sono proprio i tocchi di design e di sportività che differenziano la corsaiola dalla media utilitaria. Entrando dentro è come su ogni Abarth con la A maiuscola: l’apoteosi della sportività. Sedili da corsa presi in prestito dalle vetture rally; consolle grintosa; le trapunture rosse sul volante, sul cambio e sui sedili; il quadro strumenti “rosso indiavolato” misti alla nota spaziosità interna della Grande Punto sono i pregi dell’abitacolo interno, sempre ben sfruttabile. E ora le emozioni salgono a mille. Ecco il resoconto del test drive. La Abarth Grande Punto guidata è stata la 1400 TJet 155 cv da 19191 €. Mettersi al volante di una Abarth è sempre un emozione, grazie a una storia di corse e di trionfi. Anche provare la creatura con cui lo scorpione torna a vivere è una forte emozione. La Grande Punto guidata è l’esatto trade d’union fra il glorioso passato della casa torinese e un futuro che si spera ricco di altrettanti soddisfazioni. Su strada il comportamento non può che essere corsaiolo in tutto e per tutto, grazie a un poderoso motore (il 1400 TJet da 155 cv) che fa scattare l’auto con quel piglio che si confà alle grandi sportive, garantendo non solo una elevata dose di brio, ma anche un ottimo confort, e un appena accennato rumore di fondo (ma se un Abarth non si fa sentire, che Abarth è!). Infine l’unico prezzo di listino: la 1400 Tjet da 155 cv costa 17800 € (Benzina).
Bruno Allevi
29 novembre 2007
IL RITORNO DELLO SCORPIONE
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26 novembre 2007
SE FAI IL BRAVO TI COMRO LA CROMA, PUNTO!
TORTORETO LIDO – Dopo due anni di onorata carriera, aprendo il “ritorno al passato” in Fiat, la Croma si rinnova, con un restyling svecchiante. La nuova Croma è proposta con un solo benzina (1800 da 140 cv) e con 2 diesel Multijet (1900 da 120 e 150 cv, 2400 da 200 cv), negli allestimenti Active, Dynamic, Emotion, Must. A cambiare nella nuova Croma sono stati i particolari, e i particolari importanti. Infatti sono mutati l’anteriore (adesso ha il frontale della Bravo) e alcune note del posteriore (nuovo il paraurti) mentre il resto della coda come il resto del corpo vettura è rimasto pressoché immutato. Salendo a bordo della nuova station italica, si nota che il restyling ha riguardato anche gli interni. Novità vi sono soprattutto per quanto riguarda la plancia (assai tecnologica, con degli inserti eleganti in finto legno), la consolle centrale dal nuovo disegno, il quadro strumenti assai vivace grazie alla retroilluminazione rosso fuoco. Interessante optional sono gli schermi dvd orientabili che fuoriescono dal cielo: un'altra nota tecnologica in un auto tecnologicamente all’avanguardia. Ed ora il momento delle sensazione al volante dell’auto torinese. La Croma provata è stata la 1900 Multijet 150 cv Emotion da 29676 €. Se due anni fa la Croma era il Crossover – Ammiraglia di Fiat, adesso con questo restyling la Ctoma è diventata “la Station Wagon secondo Fiat”. Del restyling hanno beneficiato le parti vitali dell’auto (corpo vettura e interni): il frontale sportivo della Bravo ha sostituito il più classico della Croma first generation, ed anche la coda è più dinamica e meno pesante di prima. Internamente è aumentato il comfort e l’insonorizzazione mentre la storica brillantezza del motore 1900 da 150 cv è sempre presente, rendendo ogni spostamento con la Croma, come recita la pubblicità, “un grande viaggio”. Infine i prezzi: per i benzina si va dai 23500 € della 1800 Active ai 25000 € della 1800 Dynamic; per i diesel si va dai 25000 € della 1900 Multijet 120 cv Active ai 33500 € della 2400 Multijet 200 cv Must.
Bruno Allevi
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Giustizia in Italia - Clementina Forleo.
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. [...]"
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23 novembre 2007
Al Presidente della Repubblica Italiana.
di RingoDePalma
Gentile Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,
Presidente, lei ieri sera (22 novembre 2007) ha guardato la televisione?
Le chiedo quella che può sembrare una quisquilia perchè ieri sera, tornato a casa da una intensa giornata di studio, cenando, mi sono deliziato con l'ottimo palinsesto della tv italiana pubblica e privata: in prima serata su Rai 2 si parlava dei familiari delle vittime di mafia (e della norma in finanziaria che assegna loro pensioni più basse rispetto a quelle delle vittime di terrorismo). In seconda serata c'è stata un'ardua scelta: Porta a Porta dal titolo esemplare "L'Italia da Totò a Grillo: sappiamo ancora ridere?" o Le Iene che, nel momento in cui vi approdavo disgustato da Vespa, trasmettevano un servizio riguardo le associazioni antiraket e la gente che ha deciso di sottrarsi a quest'ignobile malcostume? Ovviamente la scelta è caduta sulla seconda offerta.
Ultimo ma non ultimo, ho visto un tg Rai in seconda serata e, fra le altre notizie, l'ho vista pronunciare: "le intercettazioni restino segrete [...] almeno fino a che c'è il segreto istruttorio". A questo punto ho maturato l'idea di invitarla a leggere questa lettera che condivido con gli utenti del mio blog.
Lei che è laureato in giurisprudenza, come fa a non sapere di aver detto una solenne fesseria? Io studio scienze politiche e conosco la regolamentazione del segreto istruttorio, lei è stato ministro dell'Interno oltre che Presidente della Camera dei deputati e cosa mi dice? Come può non conoscere la gravità di ciò che ha detto?
Ma vediamo perchè affermo ciò. Il cosiddetto "segreto istruttorio" che lei ha menzionato nel suo intervento pubblico è regolato dall'articolo 329 del Codice di Procedura Penale:
"Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari".
Poichè le persone in questione (i funzionari Rai - Mediaset che si accordavano sul palinsesto per favorire la Casa delle Libertà, cioè gli imputati) hanno regolarmente ricevuto un avviso di garanzia e quindi sono stati informati dell'indagine, il segreto istruttorio che lei ha tirato in ballo decade. Non lo si applica più. Ma se tale vincolo decade, perchè secondo lei le intercettazioni dovrebbero restare segrete? Me lo spieghi, per piacere. Sono davvero curioso.
Ci sono principalmente due ragioni per cui le intercettazioni, in questo come in altri casi, non devono restare segrete:
- i cittadini devono sapere chi sono gli sciagurati disonesti che li governano, in maniera tale da poter scegliere scientemente se rieleggerli o meno e quindi esercitare appieno il diritto di voto (articolo 48 della Costituzione "il voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge");
- siamo un paese libero (o almeno vorremmo esserlo), quindi le informazioni devono circolare ed essere fruibili da chiunque senza restrizioni (articolo 21 della Costituzione "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure").
Fino a ieri sera lei, per me, rappresentava un baluardo della legge fondamentale, della Costituzione per cui i partigiani si sono battuti. Certo, un baluardo non troppo solido secondo me, ma comunque rappresentava qualcuno che rispettasse e facesse rispettare almeno le libertà fondamentali, almeno quelle che ci fanno stare con un piede fuori dall'insieme delle repubbliche delle banane. Lei è un uomo delle istituzioni, certo, ma tale ruolo compromette l'essenza dei fatti e degli avvenimenti? Detto in altre parole, essere uomo delle istituzioni (come lo è la Rai) vuol dire difendere il buon nome di queste senza se e senza ma?
Ha idea di come va il nostro Paese? Lei la guarda la televisione? Lei è un uomo di un certo livello culturale, come fa a non indignarsi continuamente per tutto ciò che accade? Il nostro è un paese allo sfascio e lei vuole cancellare le informazioni per salvare il buon nome delle istituzioni? Vuole una veloce carrellata dell'Italia su cui lei dovrebbe vegliare?
- la mafia è la prima azienda Italiana (non secondo me, ma secondo SOS Impresa) e (non) fattura 90 miliardi di euro all'anno;
- il mercato del lavoro è una cloaca massima in cui gente preparata e formata deve elemosinare un impiego instabile e sottopagato, oppure andare all'estero come facevano i miei bisnonni;
- la Chiesa Cattolica, fregandosene delle pari opportunità (articolo 3 della Costituzione), della laicità dello Stato (articolo 7 della Costituzione), riceve ogni anno decine di miliardi di euro che potrebbero andare in opere realmente utili (sanità, istruzione, pensioni, servizi...);
- i partiti politici sono un refugium peccatorum e da essere i naturali rappresentanti della società civile sono diventati il punto di riferimento di gruppi imprenditoriali, cosche mafiose e lobby d'ogni tipo;
- la magistratura subisce ogni giorno attacchi da qualunque settore della vita politica e civile italiana, in primis gli stessi membri del parlamento eletti con un sistema elettorale degno del ventennio fascista;
- l'informazione non esiste, abbiamo solo un branco di giornalisti di regime (a prescindere dal governo di turno) che squittiscono le verità giornaliere, la cronaca nera è tutto quello che sappiamo;
- la ricerca scientifica praticamente non esiste, l'istruzione primaria è bassa e di bassa qualità, siamo i fanalini di coda nel mondo per tutto ciò che riguarda l'applicazione delle nuove tecnologie.
Presidente, io amo la nostra Repubblica e spero seriamente che lei non abbia detto sul serio quelle parole e che la Rai le abbia giocato uno scherzo (molto) pesante mandando in onda un imitatore o magari un doppiaggio ben riuscito, anche perchè fra le varie cose lei non poteva non sapere degli avvisi di garanzia a carico degli imputati perchè questi sono stati emessi diversi giorni prima del suo intervento (fra il 20 e il 21), e lei non parla senza cognizione di causa, vero?
Presidente, se c'è, risponda. Io l'ho invitata.
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22 novembre 2007
Il paese delle (im)pari opportunità.
(il capo spirituale del partito Lega Nord, Mohammed Calderoli)
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Fra gli argomenti trattati c'era l' "emergenza moschea", uno dei tanti problemi della odierna Bologna. In buona sostanza, affiancando al termine "musulmano" quello di "terrorista", la popolazione cittadina ha ritenuto giusto schierarsi contro la costruzione di una moschea di 6.000 metri quadrati. Effettivamente questa costruzione si prospetta come un'opera mastodontica.
La questione, gridata in questi termini da praticamente tutti i tg e i giornali italiani, non è proprio così. Una moschea a Bologna già esiste ma, essendo sovraffollata e avendo dei problemi di sicurezza, non è idonea al pubblico che riceve. Il vero problema non è propriamente nella costruzione di tale opera, ma nel fatto che il sindaco Sergio Cofferati ha proposto un'ordinanza secondo cui il Comune cederebbe il territorio per la nuova moschea (quella di 6.000 metri quadrati) in cambio di quello dove attualmente risiede la moschea inadeguata.
Oltre a tale informazione assolutamente scorretta, un grande problema in tale situazione è che con la paura (o spauracchio?) del terrorismo, si eliminano alla base i diritti fondamentali dei cittadini cioè la pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge delle confessioni religiose in Italia. Come vedremo anche nei prossimi post, la Chiesa Cattolica fa abbondanti scorpacciate di queste situazioni di sperequazione sociale. In una breve intervista ad Annozero, il vescovo di Bologna ha giustificato l'avversione di una parte della cittadinanza dicendo che "quella Cattolica non è più la religione di Stato [...] ma è comunque la religione storica dell'Italia" e che "[le chiese] di Bologna non sono di 6.000 metri quadrati": ma è ovvio! Se le chiese in questione risalgono al medioevo non potevano certo essere costruite così grandi con i mezzi dell'epoca e comunque, Bologna ha circa 93 chiese, è normale che non c'è bisogno di così grandi centri di aggregazione se c'è una così capillare copertura. Inoltre, dal punto di vista della sicurezza, molto probabilmente non si potrebbero compiere od organizzare atti illegali (ad esempio un attentato terroristico) se le forze dell'ordine e la giustizia più in generale funzionassero correttamente.
Si gioca quindi a fare i "duri" in tema di sicurezza (come il ministro dell'interno Rudolf GiuliAmato, ex braccio destro del tangentista Bettino Craxi) agendo solo sulle conseguenze senza risolvere alla radice il vero problema e sacrificando i più basilari diritti di cittadino: si impedisce di spostare moschee (e non quindi costruirne di nuove come è stato detto) ma si sottopagano i corpi di polizia, non si fornisce loro la benzina per le volanti (nel fortuito caso in cui queste funzionino e non si fermino ogni chilometro) o le batterie per le torce quando fanno la ronda notturna, le Procure sono sottonumerate, molto spesso operano in locali inadeguati... Chi poi è all'opposizione, approfittando della possibilità di fare caciara e creare più confusione possibile sull'argomento, rimane fedele all'encefalogramma piatto e proclama il "maiale day"... contro il capo spirituale Mohammed Calderoli!
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21 novembre 2007
MITICA VARIANT
TORTORETO LIDO – La Golf, leggenda vivente dell’automobilismo moderno, raddoppia, presentando la versione Variant. La nuova famigliare tedesca, basata sulla quinta serie della popolarissima vettura di Wolfsburg, è equipaggiata da 2 benzina (1400 TSI da 140 cv e 1600 da 102 cv) e due diesel TDI (1900 da 105 cv e 2000 da 140 cv), negli allestimenti Trendline, Comfortline, Sportline. Nell’estetica la versione station della Golf si distingue dalla berlina per il corpo vettura più lungo, per la coda (slanciata e sportiva con i particolari fari affusolati), per la presenza delle barre porta pacchi longitudinali sul tetto. L’anteriore invece è lo stesso della berlina (i fari ovoidali che chiudono la mascherina cromata, con al centro il grande stemma Volkswagen, ormai un family feeling di tutte le auto della casa tedesca). Salendo a bordo della Golf SW si può notare la solita cura dei dettagli che la Volkswagen mette in ogni suo prodotto. Consolle centrale completa di tutto con i comandi giusti al posto giusto, abitabilità migliorata grazie proprio alla coda e alla possibilità di avere un bagagliaio migliore e meglio sfruttabile, quadro strumenti sempre retroilluminato dall’ormai consueto “Blu Volkswagen” sono le note liete dell’interno. Ed ora il momento del resoconto delle sensazioni di guida. La Golf Variant provata è stata la 1900 TDI 105 cv Comfortline da 23927 €. Dopo oltre 30 anni di successi plantetari, la Golf esce sul mercato con la 3° serie della Variant (basata sulla 5° serie della berlina). L’auto, che anteriormente è identica alla V serie e che nella coda, slanciata e sportiva, denota tutta la sua grinta, su strada ha un comportamento perfetto. Partendo da un confort eccellente a bordo, continuando per una guidabilità e una facilità di manovra molto buone, e concludendo decantando le doti di brio ed elasticità del 1900 TDI da 105 cv, ben si comprende come mai quest’auto (sia berlina che station) sia da molti anni l’auto di riferimento per l’intero settore. Infine i prezzi. Per i benzina si va dai 17426 € della 1600 102 cv Trendline ai 23301 € della 1400 TSI Sportline; per i diesel si va dai 21276 € della 1900 TDI 105 cv DPF Trendline ai 26551 € della 2000 TDI 140 cv DPF Sportline.
Bruno Allevi
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20 novembre 2007
Informazione di regime.
La forte omologazione ed esasperazione del conflitto si ripercuote anche nei programmi di "approfondimento" analizzati (Porta a Porta, Punto a Capo e Ballarò):
"Anche nel caso delle rubriche ci si può chiedere se l'esasperazione dei punti di vista, cedendo ai bisogni della spettacolarizzazione, faciliti il contatto tra i cittadini e i partiti e se il compito non debba anche essere quello di stimolo continuo, di controllo e di facilitare una corretta partecipazione politica. Se l'esasperazione del conflitto può essere una buona occasione per vincere la competizione fra reti, c'è da chiedersi se così si renda anche un buon servizio alla società".
"[...] La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure [...]"
Gli striscianti Bruno Vespa, i Gigi Moncalvo (che non è solo conduttore ma anche capostruttura Informazione di Rai2), i Floris che si fanno comandare a bacchetta dal Tremonti di turno, tutte queste persone insieme ad altre, con il loro modo di fornire informazione precotta e omologata, con il loro modo di fingersi baluardi del pluralismo invitando in trasmissione per ogni scemenza il politico pro e il politico contro, con il loro modo di farsi semplici ripetitori di gente pregiudicata e incompetente, si sono già licenziati da soli da tempo. Non dal loro posto di lavoro, ma dalla loro etica professionale.
Alla faccia del Riottoso che dà lezioni di giornalismo.
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19 novembre 2007
Giustizia in Italia - Luigi De Magistris.
L'inchiesta "Why Not" prende il nome da un'agenzia di lavoro interinale di Lamezia Terme (Calabria) che fornisce alla regione lavoratori specializzati nel settore informatico. Proprio una lavoratrice della Why Not avrebbe dato il via alle indagini che hanno individuato un gruppo di potere trasversale tenuto insieme da una loggia massonica coperta, la "San Marino". A tale loggia massonica coperta, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l'utilizzo di finanziamenti e l'assegnazione di appalti, sarebbe iscritta una parte degli indagati.
Queste, secondo il giornale L'Unità, sono le 19 persone indagate: Franco Bonferroni, residente a Reggio Emilia, del cda di Finmeccanica e di Alerion Industries; Pietro Macrì, imprenditore, di Vibo Valentia ; Luigi Filippo Mamone e Francesco De Grano, entrambi dirigenti della Regione Calabria; Valerio Carducci, di Bagno a Ripoli; Gianfranco Luzzo, ex assessore regionale alla Sanità; Mario Pirillo, assessore all’Agricoltura della Regione; Massimo Stellato di Abano Terme, capocentro del Sismi di Padova, e il fratello Gianmario; Vincenzo Bifano, di Lamezia Terme, Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale DS della Calabria, Antonio Acri; Angela De Grano di Vibo Valentia; Nicola Adamo, vicepresidente della Regione e assessore al Turismo; Antonio Acri, consigliere regionale; Brunella Bruno, di Roma, appartenente al Cesis; Armando Zuliani, di Brenna, imprenditore; Francesco Indrieri, di Cosenza, commercialista; Salvatore Domenico Galati, 40, di Vibo Valentia, già collaboratore dello staff del senatore e coordinatore regionale di Forza Italia Giancarlo Pittelli; Piero Scarpellini, di Rimini e a questi si aggiungono il Presidente del Consiglio Romano Prodi, il ministro di Grazia e Giustizia Clemente Mastella e diversi esponenti della Chiesa Cattolica locale e centrale non meglio identificati (vedi l'intervista a Luigi De Magistris). I carabinieri hanno notificato informazioni di garanzia in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall’ associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti.
Contro il pm De Magistris ed il suo lavoro si è inizialmente scagliato il ministro di grazia e giustizia Mastella, che ha disposto ripetute ed insistenti ispezioni sul lavoro in corso di svolgimento (al punto che "[...] passavo i miei sabato e le mie domeniche a rispondere agli ispettori [...]", Luigi De Magistris) giustificate dagli "errori procedurali" che il magistrato avrebbe commesso nel procedere l'indagine. Non pago di aver ostacolato una giustizia che va già a rilento a causa delle carenze strutturali e delle leggi realizzate ad hoc, l'eroico ministro fece richiesta al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) affinchè il pm venisse trasferito e non si occupasse più del caso. Il CSM però si pronunciò alcune settimane fa dicendo di aver bisogno di maggior tempo per valutare la situazione, quindi rimandò la decisione a dicembre permettendo al magistrato di continuare il suo lavoro.
La Procura generale di Catanzaro, nella figura del procuratore generale Dolcino Favi, ha di fatto eseguito la volontà non troppo velata del ministro Mastella di liberarsi di tale "intralcio" disponendo l'avocazione di De Magistris motivata da una "presunta incompatibilità dovuta alla richiesta di trasferimento cautelare d'ufficio che è stata fatta nei suoi confronti da Mastella". Attualmente, la più grande inchiesta che forse abbia mai riguardato la politica italiana è ferma e attende di essere continuata da un magistrato più servile, in barba all'articolo 104 della nostra Costituzione, che dice:
ignorando l'articolo 108, che dice:
e, infine, calpestando l'articolo 3:
La semplice enunciazione di questi articoli dovrebbe bastare a far tacere chiunque avanzi argomentazioni favorevoli al trasferimento urlando al giustizialismo, alle toghe rosse e alla congiura laicista. Conoscendo però l'ignoranza media di chi strilla frasi come quelle, è doveroso commentare la situazione, in maniera tale da non lasciare nulla al non detto. Non sono propriamente un tecnico del diritto e non posso giudicare in merito al provvedimento (che comunque secondo De Magistris è ingiustificato dato che "esistono precedenti a pioggia nella giurisprudenza italiana") ma qualche punto all'interno della vicenda credo sia inconfutabile: la giustizia italiana è sempre stata molto "timida" (a causa dell'isolamento in cui si trova dai tempi del Maxiprocesso e di Tangentopoli) nello stanare il marciume che avvelena alle basi il nostro Stato; in una tale situazione trasferire e quindi fermare un pm con un'inchiesta così vasta e importante (da lui definita "più grande di tangentopoli") è un gesto folle. Se però a chiedere il trasferimento è il ministro di grazia e clemenza Clemente Mastella (noto, fra i vari motivi, per aver fatto da testimone di nozze al mafioso e segretario dell'UDEUR Campanella, vicino alla banda di Bernardo Provenzano, insieme a Totò Cuffaro) la situazione comincia a puzzare di macchinazione.
Alla luce di tutto ciò, si può solo sperare che la giustizia continui imperterrita il proprio corso, impegnandosi come fa giornalmente per assicurare (o almeno tentarci) i malviventi alla loro condanna.
Che verrà successivamente cancellata da indulti e riforme giudiziarie ad hoc.
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12 novembre 2007
L'ESCLUSIVO CLUB DELLE OLD VINTAGE STATION
ALBA ADRIATICA – A un anno di distanza dalla nuova Mini, la casa tedesca dell’orbita Bmw, ripropone sul mercato un classico del passato: la Mini Clubman. La nuova serie della “Mini Station”, è equipaggiata con un benzina (1600 da 120 e 175 cv) e un diesel (1600 da 110 cv), negli allestimenti Cooper, Salt, Pepper, Chili, S. Esternamente l’auto è l’esatta trasposizione moderna di quella che fu la storica Clubman con i leggendari inserti in legno sui pannelli laterali della carrozzeria. Infatti dal muso (uguale a quello della berlina) al montante centrale, non vi sono differenze con l’auto ormai sul mercato da un anno. Le differenze iniziano tutte dal montante in giu. Come in passato vi è uno sportellino che si apre lateralmente (per aprirlo bisogna aprire la portiera anteriore e poi sbloccarlo dall’interno, agevola e di molto l’accesso ai posti posteriori), ma soprattutto, il portellone posteriore a doppio battente, che su una Clubman che si rispetti non può certo mancare. Salendo a bordo, si ritrova tutta la sportività della Mini Berlina. Sellerie sportive e comode, plancia aggressiva (la consolle centrale con il grande tachimetro che sovrasta i comandi radio e clima), il volante sportivo, gli inserti cromati, sono le doti principali oltre all’abitabilità migliorata grazie ai 24 cm in più di cui dispone la Clubman rispetto alla berlina. Ed ecco il momento del test drive. La Mini Clubman guidata è stata la Cooper D Salt da 26250 €. Come già detto, la Mini, riporta in auge una vecchia gloria dell’automobilismo: la Clubman. Quest’auto, che persegue il Mini style (un occhio alla tradizione, un occhio alla sportività, un occhio al futuro), è equipaggiata da un motore (il 1600 diesel da 110 cv di origine Peugeot – Bmw), molto brillante e silenzioso, che rende questa Mini un auto molto sportiva, votata ai lunghi viaggi, divertente e facile da guidare. Infine i prezzi: si parte dai 21551 € della 1600 120 cv Cooper ai 28751 € della 1600 175 cv Cooper S Chili (Benzina); si parte da 23051 € della 1600 D Cooper ai 25901 € della 1600 D Cooper Chili (Diesel).
Bruno Allevi
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5 novembre 2007
80 VOGLIA DI AUDI A5
CUPRAMARITTIMA – L’Audi “torna indietro” di circa un 20 anni, proponendo la figlia di quella che un tempo fu l’Audi 80 Coupè. Questa coupè a 4 posti si chiama A5. L’ultima nata della casa dei 4 anelli, è proposta con 2 benzina (3200 FSI da 265 cv e 4200 V8 da 354 cv) e 2 diesel (2700 TDI da 190 cv e 3000 TDI da 240 cv), negli allestimenti Base, Ambiente, Ambition. Esteticamente la nuova A5 ha una linea sportivissima, ma con quella punta di eleganza che in Audi è un must. Il frontale, con il classico family feeling, cattura lo sguardo con in più i bei fari, dal design elegante. Il posteriore, invece, è tutto nella coda slanciata, e nei terminali di scarico cromati, che sottolineano, per chi non lo avesse capito, le doti sportive del mezzo tedesco. Entrando dentro, si rimane sorpresi, per il lusso che l’abitacolo propone. Sellerie di altissima qualità, consolle centrale competa di tutto (come sulle auto di alta gamma Audi vi è il freno a mano a inserimento elettrico mediante pulsante, e non tramite la classica leva, non dimentichiamo il clima bizona e soprattutto lo schermo del navigatore a colori, che troneggia nella parte alta della consolle), il quadro strumenti lussuoso e ben retroilluminato. Non dimentichiamoci però che alle doti di eleganza e lusso fanno da complemento le doti sportive. Quindi troviamo sedili performanti, assetto sportivo, volante sportivo in pelle. Ed ora il test drive. La A5 guidata è stata la 3000 TDI 240 cv Ambition da 56471 €. A distanza di 20 anni circa dalla messa in commercio dell’indimenticata e indimenticabile Audi 80 Coupè, la casa di Ingolstadt, ripropone il genere della coupè a 4 posti con la A5. Questa bellissima vettura tedesca, è un concentrato di eleganza e grinta sportiva, che partendo dagli interni, come detto prima un mix di eleganza e sportività, si espande al corpo vettura, e soprattutto al motore. Motore, che sulla versione provata è stato il 3000 TDI da 240 cv, è semplicemente stupendo per quanto riguarda grinta, potenza e brillantezza dell’auto. Doti che rendono l’A5 il giusto mix fra chi vuole un auto sportiva, per farsi notare, ma che ha anche bisogno di avere più spazio (4 comodi posti) di una coupè 2 posti secchi, come molte in giro. Infine i prezzi: si va dai 45600 € della 3200 FSI Base ai 59400 € della 4200 V8 (Benzina); si va dai 42650 € della 2700 TDI Base ai 48100 € delle 3000 TDI Ambiente e Ambition (Diesel).
Bruno Allevi
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1 novembre 2007
C.....CROSSER THE FRANCE
ASCOLI PICENO – La triplice alleanza Mitsubishi – Peugeot – Citroen, vede arrivare sul mercato l’ultimo dei 3 prodotti messi in cantiere e già circolanti sulle strade da qualche tempo (4007 e Outlander): la Citroen C-Crosser. Il bel SUV della casa del Double Chevron, è equipaggiato con un solo motore diesel common rail 2200 HDI da 160 cv, negli allestimenti Crociera Gialla e Crociera Nera. Esteticamente le differenze fra le due vetture già circolanti (Mitsubishi Outlander e Peugeot 4007) e il suv della Citroen stazionano tutte nell’anteriore, che segue il family feeling inaugurato con la C5 (frontale in cui campeggia la cromatura con al centro il simbolo Citroen). Proseguendo nella diesamina del frontale da notare anche l’accattivante bellezza dei fari, che rendono il SUV francese molto sportivo. In linea con gli altri due mezzi, è il posteriore, con la coda piatta e i fari rettangolari disposti in maniera orizzontale. Accomodandosi a bordo, si notano moltissime somiglianze con gli interni degli altri due mezzi. A partire dall’abbondante spazio a disposizione (è come gli altri 2, un 7 posti), continuando per la cura delle sellerie, e finendo con la consueta analisi della plancia. La plancia, infatti è uguale a quella dell’Outlander e del 4007 (consolle centrale in cui vi sono i comandi radio e navigazione, le 3 manopole del clima, la manopola della trazione integrale a inserimento elettronico è vicina al cambio, quadro strumenti molto elegante e sportiveggiante allo stesso tempo). E ora il consueto sunto delle impressioni di guida. Il C-Crosser testato è stato il 2200 HDI 160 cv Crociera Nera da 40240 €. La triplice alleanza, ha partorito anche la terza creatura. Ecco come può essere accolta la C-Crosser, il primo SUV Citroen. L’auto, può essere usata sempre, comunque e dovunque, grazie a un mix perfetto, costituito dall’accoppiata formata dall’eccelso 2200 HDi da 160 cv (che ho già avuto la bontà di apprezzare sul 4007), dalla trazione integrale a inserimento elettronico, inseribile grazie alla manopola che stazione nel tunnel centrale vicino al cambio a 6 marce, e da un confort e una insonorizzazione oserei dire da ammiraglia o quasi. Infine i 2 prezzi: il 2200 HDI 160 cv Crociera Gialla costa 33500 €, il 2200 HDI 160 cv Crociera Nera costa 37100 € (Diesel).
Bruno Allevi
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Ercole
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