27 marzo 2008

Neverending Space

COLLI DEL TRONTO – Una fra le prime MPV uscite sul mercato, si rinnova in maniera netta e profonda. Questa vettura è la Renault Kangoo. La spaziosa francesina si presenta sul mercato italiano con 2 motorizzazioni (un benzina 1600 da 106 cv e un diesel 1500 DCI da 68, 86, 103 e 106 cv), negli allestimenti Base e Dynamique. Rispetto alla vettura lanciata sul mercato italiano nel lontano 1997, la nuova Kangoo ricorda il modello che sostituisce ma con tante succulente novità. Infatti è più lunga di 17 cm rispetto alla generazione precede, e presenta un design delle linee e delle forme tutto nuovo rispetto a prima. Molto grazioso e fumettistico il frontale bombato con i grandi fari a goccia, squadrato e di congiungimento al passato il portellone posteriore con gli ormai storici fari verticali rettangolari a fare da cornice. Salendo a bordo l’impostazione di veicolo molto spazioso si è modificata grazie a quei 17 cm di cui la nuova Kangoo beneficia. Adesso la francesina per famiglie ha uno spazio ancora maggiore rispetto a prima, un abitacolo ancor più luminoso grazie alle vetrature maggiorate, e una modulabiltà interna da record. Moderna la plancia con l’elegante consolle centrale che adesso ospita anche il cambio, ben leggibile il quadro strumenti a 3 cerchi intersecanti, particolare la leva del freno a mano a forma di cloche. Ed ora il test drive. La Renault Kangoo guidata è stata la 1500 DCI 106 cv Dynamique da 20953 €. Dopo la presentazione a metà anni ’90 e un restyling a cavallo di millennio, la Kangoo si presenta sul mercato con un look più giovane e accattivante della precedente serie, rinnovandosi dove serviva, lasciando inalterata l’impostazione di auto per famiglia che da sempre l’ha contraddistinta. Su strada la versione provata, equipaggiata con il top di gamma per la motorizzazione a gasolio (1500 DCI da 105 cv), è l’auto giusta per la famiglia: brillante, potente, per nulla sottopotenziata, capace di caricare ogni cosa, e dai consumi contenuti (19 km con un litro di gasolio). Se poi è stata scelta come nuova auto da parte della famiglia più famosa d’America (i Simpson), si capisce come la nuova Kangoo sia destinata a bissare il successo della precedente generazione. Infine il listino. Per i benzina unico prezzo: 16900 € della 1600 Dynamique; per i diesel invece si parte dai 16200 € della 1500 DCI Base 68 cv a 18950 € della 1500 DCI Dynamique 103 cv.



Bruno Allevi

24 marzo 2008

Un tuffo nell'oceano

ASCOLI PICENO – Il progetto Opel – Suzuki di costruire una piccola utilitaria in comune va avanti. Infatti, dopo le prime generazioni di Agila e Wagon R, ecco che nascono la nuova Agila e la Suzuki Splash. In questo articolo sarà analizzata la piccola Suzukina. L’utilitaria giapponese è equipaggiata con 2 benzina (1000 da 65 cv, 1200 da 86 cv) e un turbodiesel 1300 da 75 cv, negli allestimenti L, GLS, GLS Safety Pack. Esteticamente rispetto alla “cubica” Wagon R, di cui prende il posto, la Splash è tutt’altra autovettura. Linee sinuose e giovanili, pochi spigoli mantenendo dimensioni compatte e spazio da monovolume. Molto personale il frontale con i grandi fari dal design molto particolare, e assai dinamico è il posteriore con la coda leggermente convessa e i grandi fari verticali che seguono la convessità del portellone. Salendo a bordo della nuova Splash, molte cose non sono più come prima. Infatti la semplicità e la spartanità degli interni della Wagon R, qui diventano eleganza, completezza e gusto dei dettagli. Raffinata e moderna la consolle centrale, che vede anche l’inserimento in posizione molto comoda, del cambio. Curioso il contagiri in sommità di plancia separato dal resto del quadro strumenti (funzionale e ben leggibile). Ed ora il test drive. La Splash guidata è stata la 1300 DDIS 75 cv GLS da 13700 €. La Suzuki, torna a ripresentarsi nel settore delle utilitarie, dopo i non felicissimi risultati ottenuti con la Alto e la Wagon R. E per rientrare alla grande in questo settore sempre ben nutrito, dà vita alla Splash, una piccola monovolume dalle linee moderne, che di sicuro attirerà i giovani e le signore, grazie a un mix fra piacevolezza delle forme e praticità d’uso. Il comportamento stradale della gemella giapponese nella nuova Opel Agila (presentata anch’essa in questi giorni), è ottimo grazie all’adozione del piccolo ma brillante 1300 diesel Multijet di origine Fiat da 75 cv, che garantisce (e chi possiede un auto del gruppo Fiat o Opel su cui è montato questo piccolo propulsore lo sa) bassi consumi, brillantezza e poca rumorosità. Infine i prezzi. Per le versioni benzina si va dai 9800 € della 1000 L ai 12500 € della 1200 GLS Safety Pack; per le versioni diesel si parte dai 13200 € della 1300 DDIS GLS ai 14500 € della 1300 DDIS GLS Safety Pack con Filtro Antiparticolato.

Bruno Allevi

17 marzo 2008

Io sono Ammiraglia


TERAMO – Nel settore delle ammiraglie extralusso, poche sono le auto che hanno fatto storia. E l’auto di cui parlerò in quest’articolo, è la storia dell’ammiraglia: la Bmw Serie 7. La berlinona tedesca è spinta da 4 motori a benzina (3000 da 258 cv, 4000 da 306 cv, 5000 da 367 cv e 6000 da 445 cv) e da 2 diesel (3000 da 231 cv e 4500 da 329 cv), negli allestimenti Eletta, Attiva, Futura, Eccelsa. Nell’ammirare estasiati il profilo e l’estetica della mega Bmw, non si può rimanere a bocca aperta davanti a tanta maestosità, bellezza, ed imponenza. L’insieme delle linee che denotano il corpo vettura danno slancio e anche un piglio sportivo a un auto, che in casa Bmw è sinonimo di ammiraglia da molti decenni. Importante l’anteriore con gli ampi fari che incorniciano degnamente la mascherina doppio scudata, che designa ogni Bmw. Slanciata e sportiva la coda con gli ampi fari dal design sportivo ed elegante allo stesso tempo. Entrando a bordo della Serie 7, non è possibile non rimanere letteralmente disorientati e un po’ spaesati davanti a un abitacolo, che a lusso, eleganza e tecnologia non ha pari in altre autovetture al mondo. I sedili, morbidissimi sono costruiti con pelli raffinate e pregiate, cosiccome sono pregiati i materiali usati per il rivestimento delle portiere, del cielo e gli inserti sulla plancia (radica a gogò). Per quanto riguarda l’aspetto tecnologico, sono molte le cose da dire e da descrivere. Si può partire dal sistema IDrive che controlla molte delle applicazioni tecnologiche della vettura per poi proseguire al sistema di regolazione elettrica dei sedili (è situato sul lato del bracciolo centrale e non come solito a sinistra del sedile), e concludendo con la lineare eleganza della plancia dove sono presenti tutti i più moderni ritrovati che la tecnologia automobilistica può offrire (dal cambio automatico con comandi al volante all’accensione elettronica mediante il pulsante start-stop, per proseguire con il clima automatico anteriore e posteriore e finire con il navigatore satellitare con lo schermo a colori). E ora le sensazioni di guida. La Serie 7 guidata è stata la 730d Futura da 83900 €. L’auto oggetto dell’articolo, è una delle più longeve ammiraglie delle storia dell’automobilismo moderno, ed ha saputo aggiornarsi costantemente per rimanere al passo con i tempi e restare una delle regine incontrastate del segmento. Questo aggiornamento ha portato ad avere, nell’ultima Serie 7, un concentrato tecnologico e una ricerca dell’eleganza e del lusso mai raggiunte prima. Cosa si può dire del suo comportamento su strada? Semplicemente da sogno. E’ un salotto viaggiante assolutamente insonorizzato e con una maneggevolezza di guida oserei dire disarmante (ha la facilità di guida di una utilitaria sebbene sia lunga oltre 5 metri). Il 3000 diesel che equipaggia l’ammiraglia tedesca da me provata, è molto brillante e spinge senza fatica questa vettura, senza essere per nulla sottopotenziato rispetto alla mastodontica massa del veicolo (2 tonnellate), facendo anche risparmiare sui costi di gestione. Infine i prezzi: per i benzina si va dai 75100 € della 730 Eletta ai 133700 € della 760 Eccelsa Limousine; per i diesel si va dai 70400 € della 730d Eletta ai 110700 € della 745d Eccelsa.



Bruno Allevi

13 marzo 2008

Tu chiamale se vuoi.....emozioni

TERAMO - In attesa della bella stagione, anche il mondo delle auto si apre come i fiori in primavera. E fra le prime ad aprirsi ai primi caldi e ai timidi soli primaverili è la Bmw Z4. La spider bavarese (disponibile anche nella variante di carrozzeria coupè), è equipaggiata con 4 motorizzazioni benzina (2000 da 150 cv, 2500 da 177 e 218 cv, 3000 da 265 cv e 3200 da 343 cv). Guardando la Z4 non si può non rimanere colpiti dalla particolarità della linea, che la discosta dalle altre spider presenti sul mercato italiano. La Z4 presenta un cofano allungato contrapposto a una coda piccola e tronca, linee e nervature tese lungo i fianchi dell’auto (particolari gli indicatori di direzione incastonati nei loghi BMW), un assetto sportivo che fa da subito denotare la dote di sportiva mangiasfalto che la spider bavarese incarna. Salendo a bordo, ci si ritrova in un abitacolo studiato esclusivamente per accogliere 2 persone, in linea con il Dna delle spider sportive. Nullo è lo spazio dietro ai sedili sportivi dal design accattivante (come su ogni sportiva di razza sono anatomici e performanti), sportivissima e elegante (con gli inserti in alluminio) la consolle centrale, che in linea con il BMW Style è molto lineare e senza troppi orpelli inutili. Il posto guida della Z4, poi, rispecchia in pieno le doti sportive della bavarese tutto pepe: basso, guida quasi distesa, volante sportivo a 3 razze, leva del cambio corta, pedaliera ravvicinata. Ed ora il test drive. La Z4 provata è stata la 2000 150 cv da 35150 €. La Z4 degna figlia della Z3 e anche della mai dimenticata Z1 di inizio anni ’90, è una spider molto particolare nella linea e anche ricercata da chi voglia possedere un auto importante, bella da vedere, e soprattutto divertente da guidare. Infatti su strada la Z4, non risulta essere una di quelle sportive difficili da guidare, senza confort alcuno, ma anzi, ha un confort egregio e si lascia guidare in maniera tranquilla (se non si pigia a fondo sull’acceleratore). Se poi pensiamo che è utilizzabile tutto l’anno grazie alla capote in tela robusta e bella da guardare, si capisce come possa essere sfruttata in ogni momento, con ogni clima, dando sempre lo stesso risultato: emozioni al volante in tutta sicurezza. Infine i prezzi con i distinguo fra Spider e Coupè. Per la Coupè 2 sono i prezzi: 42500 € della 3000 da 265 cv e 60800 € della 3200 da 343 cv (Benzina). Per la Spider si va invece dai 32800 della 2000 da 150 cv ai 62350 € della 3200 da 343 cv (Benzina).


Bruno Allevi

10 marzo 2008

La Prima Volta

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ma dai, ma davvero! Ecco cosa si può dire nel vedere l’ultima nata in casa Renault: la Clio Sportour, ovvero la versione station wagon della piccola francesina. La famigliare transalpina è equipaggiata con 2 motori a benzina (1200 da 75, 78 e 100 cv e un 1600 da 111 cv) e un propulsore gasolio 1500 DCI da 68, 86, 103 e 106 cv, negli allestimenti Base e Dynamique. Esteticamente si parla di una novità assoluta per la piccola francese. Per creare la Sportour gli ingegneri Renault hanno allungato la Clio di 21 cm (399 cm la Berlina, 420 cm la station) creando un auto dalle linee moderne e slanciate. Le maggiori differenziazioni rispetto alla vettura lanciata ormai 3 anni fa, sono ovviamente nella coda, allungata che presenta un design dei fari e del portellone differente rispetto alla berlina. Mentre nell’anteriore non vi sono modifiche (stesso disegno di fari e mascherina della Clio berlina). Salendo a bordo troviamo ovviamente uno spazio aumentato rispetto alla versione da cui deriva. Spazio che non è relegato solo al bagagliaio ma anche a bordo. Per quanto riguarda poi il design interno e la cura dei dettagli troviamo il marchio distintivo Renault di plance lineari ed eleganti, con consolle centrali complete e quadri strumenti dalla buona lettura e ben retroilluminati. Ed ora le sensazioni di guida. La Clio Sportour provata è stata la 1500 DCI 85 cv Dynamique da 19881 €. E’ stata la regina del Motorshow di Bologna dello scorso Dicembre, dove ha destato molte curiosità, per essere una novità assoluta rispetto al modello da cui deriva. E la Clio Station Wagon, non ha deluso le attese, presentandosi con una linea moderna e sportiva, distaccandosi di poco dalla berlina, aumentandone lo spazio a bordo. Su strada l’auto è facile da guidare, silenziosa e grintosa grazie alle prestazioni dell’ottimo 1500 DCI da 85 cv, parsimonioso e brioso, che risulta essere il giusto motore per quest’auto, a causa di un carico maggiore da sopportare e di un peso maggiore rispetto la berlina. Infine i prezzi: si va dai 13000 € della 1200 Base 75 cv ai 17900 € della 1600 Dynamique Proactive (Cambio Automatico) (Benzina); si va dai 14500 € della 1500 DCI Base 68 cv ai 19700 € della 1500 DCI Dynamique 103 cv (Diesel).

Bruno Allevi

7 marzo 2008

L'evasione fiscale in Italia è ancora un reato?



"Ogni anno, in Italia, decine di VIP evadono (o hanno evaso) il fisco. Pagare le tasse è importante, perchè queste contribuiscono ai servizi che anche tu usi: scuole, sanità, autostrade, ricerca scientifica, sicurezza. Tu puoi aiutarli a smettere facendo centro con noi: boicottali e risolleverai, seppur in minima parte, le casse dello Stato. Quasi dimenticavo: anche big Luciano è stato un evasore".
Perchè Valentino Rossi, che ha evaso circa 100 milioni di euro, ne dovrà ripagare solo 20 e a rate??? Perchè a suo tempo anche Luciano Pavarotti evase e pagò in ritardo e con un forte sconto??? Evadere tanto o evadere poco non fa troppa differenza, dato che si tratta sempre di un reato. Ma se chi evade ha stipendi di milioni/miliardi di euro, almeno dovrebbe pagare tutto il conto, non andrà certamente in fallimento (100evasi-20darestituire=guadagno netto di 80 milioni di euro). La legalità è inutile se è utilizzata a targhe alterne, come è inutile alzare a soglia degli studi di settore (quelli utilizzati per scovare l'evasione fiscale) se, una volta acchiappati i rei, gli si fa lo sconto.
Voi cosa ne pensate?



3 marzo 2008

LA PEPERINA VENUTA DA MOLTO LONTANO

ALBA ADRIATICA – L’auto che ha fatto conoscere e apprezzare Kia in Italia, si rifà il trucco. La Picanto, la giovane e frizzante utilitaria coreana, è stata infatti fatta oggetto di un lieve maquillage. La piccola coreana è equipaggiata con 2 benzina (1000 da 62 cv, 1100 da 65 cv), 2 Bifuel Benzina + GPL (1000 da 62 cv, 1100 da 65 cv) e 1 diesel 1100 CRDI da 75 cv, negli allestimenti Town, Life, Trendy, Hot. Per quanto riguarda l’esterno, il maquillage ha riguardato soltanto il design dei fari (quelli anteriori ora sono tondeggianti, prima erano rettangolari; quelli posteriori sono a sporgenza), mentre il resto del corpo vettura, compatto e grazioso, è rimasto immutato, sottolineando il successo del design di questa utilitaria. Entrando a bordo, ci si trova dinanzi a una vettura spaziosa, nonostante le dimensioni molto compatte, con una consolle lineare ed elegante, e un quadro strumenti completo di tutto, e una qualità dei materiali usati molto buona. Ed ora il test drive. La Picanto guidata è stata la 1000 Town da 10040 €. La Picanto, l’auto che ha fatto conoscere e ha dato grande successo alla Kia in Italia, si ringiovanisce, diventando ancor più sbarazzina e giovanile di prima, grazie a un muso divertente (belli i fari tondeggianti, quasi da cartone animato), e a ritocchi estetici mirati. Su strada, una delle auto preferite dai neopatentati e dalle signore come utilitaria da città, si mostra grintosa e brillante, grazie a un 1000 benzina da 62 cv, che, come anche il 1100 da 65 cv, è disponibile anche nella doppia alimentazione Bifuel (Benzina + GPL). Questa novità, entrata in commercio con il restyling, è molto importante, perché rende ancor più appetibile la Picanto, dando anche una mano all’ecologia e una al portafoglio (costi di carburante dimezzati rispetto alla benzina). Infine i prezzi: si va dai 9500 € della 1000 Town ai 12550 € della 1100 Hot (Benzina); si va dai 12350 € della 1000 Life ai 13350 € della 1100 Trendy (Bifuel); si va dagli 11750 € della 1100 CRDI Life ai 12950 € della 1100 CRDI Trendy (Diesel).


Bruno Allevi

2 marzo 2008

PD: Partito Deplorevole (o Deludente).


Qualche sera fa ho avuto un colloquio con due miei cari amici riguardo la figura di Walter Veltroni e la sua presenza nel mondo politico come segretario del partito democratico. I miei amici hanno affermato speranzosi che il PD sarebbe attualmente un partito vuoto e, in quanto tale, va "riempito" e bene, cioè con elementi e politiche valenti.
Premetto che alle scorse politiche ho votato DS perchè lo ritenevo un partito discreto e almeno vagamente laico. Diversa fu la mia scelta riguardo le amministrative.
Io non sono dello stesso avviso dei miei amici. Secondo me Veltroni non è l'homo novus della "sinistra" italiana (ammesso che il PD sia considerabile sinistra) ma solo un 55enne che ha fatto overdose di retorica kennediana. Ma lasciate che argomenti la mia tesi:
  1. da vicepresidente del consiglio dei ministri (anno 1996) ha assistito silenzioso alla "grande riforma condivisa" (parole stranamente già note) del reato di abuso d'ufficio (legge n°234/1997). La conseguenza di ciò fu: la fine prematura della vicenda Affittopoli (in cui era coinvolto D'Alema), l'assoluzione di due ex presidenti del CONI Mario Pescante e Bruno Gattai (rei di aver assunto circa 1000 persone senza concorso) e il proscioglimento dello stesso Romano Prodi accusato di abuso d'ufficio quando era presidente dell'IRI.
  2. Durante la sua vicepresidenza (1997) non ha battuto ciglio davanti alla legge n°249 che, da un lato indiceva una gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze televisive necessarie a trasmettere su scala nazionale ma, dall'altro lato, dava la possiblità di concedere continue proroghe per il passaggio al digitale (cioè permise a Rete4 di continuare a trasmettere abusivamente), il tutto in violazione delle sentenze n°59 del 1960, n°148 del 1981, n°420 del 1994 della Corte Costituzionale. Ciò permise lo sviluppo in Italia di un sostanziale monopolio dell'informazione che ci ha imbarbariti, resi superficiali e ignoranti di ciò che accade (leggi un post sull'incostituzionalità dell'attuale assetto televisivo).
  3. Sempre durante la sua vicepresidenza (1998) ha assistito "attento" all'approvazione di una legge poi risultata incostituzionale avente come oggetto l'introduzione del principio del giusto processo (riforma dell'art. 513 del Codice di Procedura Penale). Non potendo essere promulgata come legge per via della sua incostituzionalità, la si inserì nella Costituzione all'art. 111. La conseguenza è riassumibile nella frase del celebre ex procuratore Giancarlo Caselli "Il parlamento ha abrogato la mafia per legge", affermazione motivata dal fatto che questo cambiamento delle regole del gioco durante il gioco ha annullato centinaia di sentenze riguardanti Mani Pulite e vicende di mafia.
  4. da sindaco di Roma, dal 2005, ha permesso che il c.d. "complesso Marini", cioè l'insieme dei palazzi che sono sedi di governo, ministeri e altro, si indebitasse per l'ICI (quindi col Comune) per una somma pari a 1.708.389 € e, invece di esigere la somma e fermare le speculazioni edilizie della casta politica, ha pensato bene di spalmare il debito in comode rate da riscuotere fino al 2009.
Dopo questa piccola digressione sul segretario del "nuovo" partito, passiamo a qualche accenno degli esponenti di spicco, quegli assi infallibili che sono delle vere e proprie macchine da voto, professionisti limpidi e adamantini al servizio del paese (si immagini una colonna sonora alla Capitan America):
  1. Anna Finocchiaro: ex magistrato, affermò nel 2006 che la candidatura di Andreotti a presidente del Senato era da evitare non perchè costui sia stato in strettissimi rapporti con la mafia fino al 1980 (sentenza della Corte di Cassazione del 15 ottobre 2004) e quindi sia una mafioso, ma perchè "l'età depone a suo sfavore"!!!
  2. Nicola Violante: anche lui ex magistrato, nel 2003 si vantò in Parlamento del fatto che l'Ulivo già dal 1996 aveva assicurato Silvio Berlusconi sull'intoccabilità del conflitto d'interessi, ed infatti hanno mantenuto la promessa.
  3. Paola Binetti: ha lavorato per diversi enti scientifici e non, tutti direttamente riconducibili all'Opus Dei (una specie di "setta" mafiosa cattolica), razzista e omofoba per vocazione (leggi dei post sull'argomento).
  4. Enzo Carra: ha una glorioso passato legato al Mani Pulite (storia antica per molti) e, per "false o reticenti dichiarazioni al pm", s'è beccato una condanna definitiva a 1 anno e 4 mesi.
  5. Piero Fassino & Massimo D'alema: il premiato duetto ha cercato di scalare, con la complicità di decine di nomi importanti del mondo della finanza e della politica, la Banca Nazionale del Lavoro utilizzando come ariete l'Unipol (leggi un post dettagliato sull'argomento). Quando il g.u.p. Clementina Forleo ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a procedere per utilizzare le intercettazioni a carico dei due parlamentari, questi hanno starnazzato per settimane che "non si possono formulare richieste come se fossero accuse", facendo finta di ignorare che all'interno della richiesta di autorizzazione a procedere è inclusa la motivazione, e quindi i reati ipotizzati.
  6. Giuliano Amato: il decreto che già nel lontano 1980 salvò Mediaset dalla normale applicazione della legge è opera sua, era il braccio destro di Craxi e questi lo definiva "un cravattaro venduto". Nel 1992 - 1993, per stroncare sul nascere l'inchiesta Mani Pulite, ha scritto una riforma della giustizia (per fortuna mai interamente approvata) così estrema da far sembrare quella Castelli o Mastella una passeggiata. Vedi un video di marco Travaglio sull'argomento.
E questi sono solo i primi nomi che mi vengono in mente!
Insomma, nè lui nè il PD sono niente di nuovo, non hanno assolutamente la coscienza pulita e, a meno che in giro non circoli un clone di Veltroni, quello che egli ha fatto/lasciato correre tutte le cose precedentemente dette, era davvero lui. Uno così, che dopo 20 e più anni di politica stantia e di giochi di potere dice di voler cambiare (e finora non ha agito) non si chiama riformatore o innovatore.
Semplicemente voltagabbana.


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Dedicato a Peppe e a Irene, perchè "chi si adegua alle situazioni, le crea".

altri post su http://vivalacostituzione.blogspot.com


1 marzo 2008

Facile trovare un 'buon impiego' in Europa?

Nelle città tanto lavoro, ma quasi sei su dieci di quelli che ci vivono dicono che è difficile ottenere un posto “di qualità”. Il confronto in un'indagine dell'Unione europea su 75 centri urbani. Bene i centri del Nord Europa, male il Sud. Le città italiane agli ultimi posti. E l’Ue, per favorire la mobilità, organizza gli European Job Days dal 24 al 29 settembre.

Sono il luogo delle contraddizioni e delle occasioni. Gi spazi dove si sperimenta quel che sarà la nuova società, tra tensioni e opportunità. Locali e globali. Le città del Vecchio continente, anche per il lavoro, sono il centro d'attrazione, i luoghi dove ce n'è di più, ma non sempre si tratta di una “buona occupazione”. Tanto che un buon posto nei centri urbani europei, rischia di essere una merce davvero rara. Sì perché, se in qualche città il mercato del lavoro appare dinamico e di qualità, in molte altre le opportunità non sono per nulla allettanti. Almeno a sentire chi ci vive. Almeno a vedere l’indagine realizzata dall’Unione europea che ha ascoltato 38 mila cittadini europei di 75 centri urbani.

E’ vero che Parigi e Londra da sole riescono a mettere insieme più di quattro milioni di posti di lavoro. E’ vero che Berlino, Madrid, Roma, Amburgo e Barcellona non sono da meno. Però è anche purtroppo vero che il 56 per cento degli europei ritiene che sia difficile o molto difficile trovare un buon impiego nella propria città. A confronto, quelli che sono soddisfatti sono molti di meno (poco più della metà). Senza contare poi che per sette su dieci di loro è molto problematico mettere le mani su un alloggio che abbia dei prezzi ragionevoli.

La mappa europea della buona occupazione sembra ricalcare una fisionomia già conosciuta. Con i migliori risultati assegnati ai centri del Nord Europa e i dati meno confortanti legati alle città del sud. In testa a tutti ci sono Praga, Dublino e Copenhagen. In queste tre città, quasi il 70 per cento afferma che è agevole scovare un buon impiego presso le imprese. Le seguono Bratislava e Helsinki. Confortanti anche le risposte date dai londinesi e, poco sotto, dai parigini (vedi classifica).

E le italiane? Se si esclude Verona che guadagna l’11° posto con il 48 per cento dei lavoratori che ritengono non sia complesso entrare in azienda con un buon posto, per il resto le cose non vanno molto bene. Bologna si ritrova al 23° posto, ma tra le ultime venti in Europa ci sono ben quattro italiane. Con Roma in 63esima posizione dove tre intervistati su quattro amettono di dovere fare i conti con un mercato del lavoro molto difficile. Ancor più preoccupanti le risposte date a Napoli e Palermo rispettivamente penultima e terz’ultima nella speciale classifica (vedi la tabella con le 20 città peggiori).

Quanto alle condizioni abitative, le capitali sono quelle dove ci sono maggiori difficoltà. Tra le tredici città dove ci sono i maggiori ostacoli nell’accesso al mercato, nove sono capitali. Quelli che stanno peggio di tutti sono i parigini. Per il 95 per cento di loro è difficile o molto difficile trovare un alloggio a prezzi accessibili. Complicato trovare un’abitazione anche a Dublino, Lussemburgo, Bucarest, Bratislava, Monaco, Stoccolma e Roma. Così come a Londra, Bologna, Lisbona e Amsterdam. Molto meglio le cose vanno invece a Lipsia, Dortmund, Berlino, Oviedo e Manchester.

Intanto l'Unione Europa ha lanciato, per l’ultima settimana di settembre, gli European Job Days, più di 500 eventi organizzati in tutta Europa con l'obiettivo di mettere in contatto le imprese e i gli uomini e le donne alla ricerca di un lavoro e favorire la mobilità dei lavoratori al di là dei confini nazionali. Gli eventi culmineranno con l’incontro del 29 settembre a Bruxelles dove più di 60 grandi imprese europee. Ci sono già anche le offerte di imprese come la Ibm Belgio, PriceWaterhouseCoopers Luxembourg, Deloitte, Dhl , Club Med, ONE4EU e Unique Call Team (vedi link). Ad aprire i lavori ci sarà il commissario per l'occupazione Vladimir Spidla e ai workshop verrà illustrato come sfruttare al meglio le proprie competenze all’interno di un curriculum, come trovare uno stage o un lavoro nell’Unione europea o come migliorare il proprio percorso professionale al di là dei confini nazionali. Anche questa è un'occasione da non perdere.