28 aprile 2008

Ciao Piccolina !


GIULIANOVA - Dopo 10 anni di onorata carriera, l’Atos va in pensione sostituita dalla nuova utilitaria di casa Hyundai: la I10. La nuova piccolina coreana, è proposta con due motori 1100, un benzina da 66 cv e un diesel da 75 cv, negli allestimenti Base, Style, Active. La nuova entry level car di Hyundai, non abbandona l’impostazione stilistica dell’Atos (piccola ma spaziosa monovolume), ma ne modernizza il design e rende le linee più aggraziate al gusto europeo. Lineare il frontale con i nuovi fari e la bella mascherina cromata, bello il posteriore compatto con i fari a palpebra dal disegno particolare. Entrando a bordo della I10 ci si trova davanti a un abitacolo spazioso seppur l’auto sia lunga poco meno di 3,60 m, grazie appunto alla conformazione da monovolume ereditata dalla Atos. La cura dei dettagli è aumentata rispetto alla Atos, e a beneficiarne ne è stata sicuramente la plancia, totalmente ridisegnata. Moderna ne risulta quindi la consolle centrale con la radio in posizione rialzata rispetto alle manopole della climatizzazione, e il quadro strumenti semplice ma completo. Ed ora le sensazioni di guida. La I10 provata è stata la 1100 Style da 10336 €. Nel 1997 la Hyundai si fece in Italia con una vetturetta chiamata Atos, che aveva una linea da simpatica scatoletta. Quest’auto ebbe un successo incredibile nei 10 anni che seguirono. Oggi dopo 10 anni di successi, la casa coreana dall’H argentata, ha deciso di sostituirla con la I10, che partendo da alcuni dettami della Atos li ha ammodernati rendendo il prodotto ancora più europeo. Il comportamento stradale della I10 è quello di una utilitaria compatta da città, con qualche vezzo per viaggi fuori dai percorsi cittadini, grazie alla media potenza del 1100 da 66 cv e alla spinta che questo propulsore sa dare alla piccolina made in Corea. E coda di articolo ecco il listino prezzi. I benzina vanno da 8790 € della 1100 Base ai 10690 € della 1100 Active; per i diesel si va da 11290 € della 1100 CRDI Style ai 12190 € della 1100 CRDI Active.

Bruno Allevi

25 aprile 2008

Intelligenza Famigliare


GIULIANOVA LIDO – La gamma I30 si amplia con una proposta che segna un gradito ritorno nella gamma Hyundai. Infatti a essere commercializzata in questi giorni sul mercato italiano è la I30 Station Wagon. La vettura che riporta a listino la station nella casa coreana, è proposta con un 1600 benzina da 122 cv e un 1600 diesel common rail da 90 e 115 cv, negli allestimenti Base, Active, Dynamic. Esteriormente la nuova I30 SW, si differenzia dalla berlina solo per la diversa conformazione della parte posteriore, dove abbiamo una forma più rettangolare rispetto alla rotondità posteriore della berlina. Il resto del corpo vettura è interamente ripreso dalla berlina, già molto apprezzata sul mercato per la bellezza del design e la semplicità delle forme. Accomodandosi nell’abitacolo della nuova famigliare coreana, ci si presenta uno spazio maggiore rispetto alla berlina, grazie appunto alla linea più allungata e al bagagliaio più ampio. Per quanto riguarda invece la plancia, tutto è ripreso dalla I30: autoradio con lettore cd in posizione rialzata; comandi clima centrali, quadro strumenti sempre retroilluminato dall’elegante blu elettrico. Ed ora la prova su strada. La I30 SW guidata è stata la 1600 Benzina 122 cv Active da 16650 €. Con quest’auto la Hyundai segna il suo ritorno nel mercato delle famigliari, dopo l’esperienza della Lantra SW. La nuova I30 SW, mixa il design europeo della berlina (ormai sul mercato da circa 10 mesi), con la praticità e l’ampiezza di carico e modulabilità che le station sanno offrire, facendola sicuramente preferire a famiglie numerose o a persone che hanno bisogno di spazio. Su strada il veicolo si presenta facile da guidare e da manovrare (sterzo preciso con servosterzo), il motore è brillante, potente (ha 122 cv, non male per un 1600) e silenziosissimo (ai semafori può sembrare di avere l’auto spenta) garantendo consumi equilibrati e rispetto per l’ambiente (Euro 4). Infine i prezzi: per i Benzina si va dai 14890 € della 1600 Base ai 15990 € della 1600 Active; per i Diesel si va dai 15990 € della 1600 CRDI 90 cv Base ai 20290 € della 1600 CRDI 115 cv Dynamic.


Bruno Allevi

21 aprile 2008

1 Cabrio e via in spiaggia


ALBA ADRIATICA – Dopo il restyling della berlina e l’introduzione a fine 2007 della sportivissima coupè, in concomitanza con l’entrata della primavera, la Bmw scopre la Serie 1 presentando sul mercato italiano la 1 Cabrio. La nuova scoperta tedesca viene equipaggiata con 4 propulsori benzina (118 da 143 cv, 120 da da 170 cv, 125 da 218 cv, 135 da 306 cv) e un diesel (120d da 177 cv), negli allestimenti Eletta, Attiva, Futura, MSport. Gli ingegneri della casa bavarese nel concepire esteticamente questa nuova cabrio, hanno levato la capote rigida alla 1 coupè e hanno messo su un tetto in tela a comando elettrico, molto funzionale e bello da vedere. Sia anteriormente che posteriormente i dettami stilistici della Serie 1 e in particolare della 1 coupè, sono presenti (stessi fari anteriori e posteriori e stessa mascherina a doppio scudo in pieno Bmw Style). Entrando a bordo della 1 cabrio, si ritrovano tutti i dettagli stilistici che rendono questa vettura una degna BMW: sellerie in pelle morbida al tatto e confortevoli; plancia sportiva ma con elegante linearità (consolle centrale completa di tutto ciò che si può desiderare, quadro strumenti sempre ben leggibile); posto guida sportivo con pedaliera sportiva (presenta i 3 pedali ravvicinati); spazio a disposizione dei passeggeri posteriori e ampio bagagliaio. Ed ora il momento del test drive. La Bmw Serie 1 Cabrio guidata è stata la 120 Futura da 41590 €. Come già detto in apertura di pezzo, la Bmw cala il tris: dopo la 1 Restyling e la 1 Coupè, ecco arrivare la 1 Cabrio, pronta per aprirsi all’estate sulle più belle spiagge italiane. Rispetto alla 1 Coupè, la 1 Cabrio, presenta la stessa linea, ma ovviamente invece di un tetto rigido, ha un tetto in tela ad apertura elettrica, che in circa 22 secondi, fa risplendere il sole nell’abitacolo e fa sventolare i capelli ai passeggeri. Su strada, la versione provata equipaggiata con il 2000 benzina da 170 cv, è molto briosa e potente, scattante e veloce, ed è, difficile da trovare, molto silenziosa sia in configurazione capote abbassata che in configurazione capote alzata, senza quindi avvertire la fastidiosa presenza di vortici d’aria o di fruscii aerodinamici. Infine i prezzi: per i benzina si va dai 31550 € della 118 Eletta ai 46450 € della 135 MSport; per i diesel si va dai 35200 € della 120d Eletta ai 37700 € della 120d Futura.


Bruno Allevi

16 aprile 2008

Prove tecniche (di Repubblica teocratica). Come chiamarla altrimenti?


immagine di hidden_side.


Si, lo so, un paio di utenti hanno detto che io scriverei nei post sempre le stesso cose (come se il fatto di ripeterle le rendesse false) ma, questa volta, mi limito a narrare la mia esperienza di voto del giorno 13 aprile, che si potrebbe riassumere in poche parole: "l'uomo che morde il cane".
Sono andato al mio seggio, che peraltro era senza fila. Sono entrato e con calma ghandiana e con la massima cortesia possibile, prima di votare, ho chiesto un colloquio personale con il presidente di seggio. Ottenuto il colloquio, ho fatto notare al presidente che nel seggio v'era un crocifisso che, oltre tutte le considerazioni personali possibili, è stato ritenuto fuori luogo dalla sentenza della Corte di Appello di Perugia del 10 aprile 2006 in quanto questa sostiene "l’opportunità che la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l’elettore" e la sentenza era stata redatta proprio in conseguenza ad un caso di crocifissi presenti nei seggi elettorali. Oltre a questa fonte, ho citato anche la sentenza 439/2000 della Corte di Cassazione, secondo cui le circolari fasciste del ministro Rocco del 1924 e del 1926, che prescrivevano la presenza del crocifisso nelle scuole elementari e medie, sono incompatibili con l'attuale assetto costituzionale (fra le varie cose non più basato sulla religione di stato) e da ritenersi tacitamente abrogate. Infine, ho citato anche la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale che (fra le varie cose) elegge la laicità a "principio supremo dell'ordinamento costituzionale", quindi anteponendolo anche ad altri principi quali il lavoro e l'uguaglianza perchè solo in un contesto laico gli altri diritti possono trovare accoglimento e possibilità di esplicazione.
Ho consegnato al presidente di seggio una copia di ognuna di queste fonti giuridiche e, essendo queste molto corpose (una decina di pagine ciascuna), stavo iniziando a riassumerne con calma e cortesia i contenuti quando sono stato fermato, dato che il presidente si è qualificato come un avvocato e quindi già a conoscenza della dottrina giurisprudenziale in materia. Nonostante le sue conoscenze in materia, però, ha preferito non rimuovere il crocifisso. A quel punto, nella più totale calma e tranquillità, prendo atto della risposta e chiedo che venga messa a verbale una breve dichiarazione in cui affermo che, nonostante le indicazioni delle chiare fonti giuridiche precedentemente citate, il presidente di seggio non ha accolto la mia richiesta. A questo punto il presidente di seggio si rifiuta anche di mettere a verbale la dichiarazione. Io gli faccio notare con la massima pacatezza che, ai sensi dell'art. 104 comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica del 1957 (noto anche come regolamento per il seggio elettorale), il presidente è tenuto a verbalizzare dichiarazioni, pena la reclusione da 2 a 5 anni e una multa che va da 1.032,91 a 2.065,83 euro. A quel punto il presidente mi fa accomodare in un angolo del seggio dicendomi di attendere perchè stava chiamando la polizia: io ho atteso e, una volta giunta la polizia, ho citato quietamente quelle fonti giuridiche (consegnando anche a loro una copia), ho fatto presente che il presidente non voleva verbalizzare una mia dichiarazione ma ho anche esplicitato di non voler fermarmi troppo sulla questione perchè, avendo un treno improrogabile dopo solo mezz'ora, volevo votare in fretta. I poliziotti mi hanno accompagnato fuori dal seggio (non ho assolutamente fatto resistenza) e posto questioni del tipo:

"ci sono tanti problemi, perchè ti viene in mente una cosa del genere?",

"perchè lo fai?",

"l'Italia è un paese cattolico" e affini.

Io ho educatamente risposto alle diverse domande dicendo che rispettare la legge è un dovere civico, che se ci sono grandi problemi irrisolvibili non vuol dire che si debbano ignorare quelli "piccoli" e risolvibili, che l'Italia non è un paese cattolico ma laico e affini; in ultima istanza hanno detto che la questione del crocifisso compete ai responsabili di partito (???) (che però erano sparpagliati per la città e non erano reperibili) e ai "superiori" ma io ho risposto (con la massima volontà di chiarirmi) che, al di sopra di sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale, non c'è nessuno, al massimo ci sarebbe il re ma, non essendo più in monarchia, il caso non si pone. Dopo qualche minuto di dialogo pacatissimo e dai toni addirittura amichevoli, mi hanno detto di attendere lì perche volevano chiamare la Digos.
E' arrivato l'ispettore della Digos e ha esordito chiedendo cosa fosse accaduto, io ho rispiegato senza problemi il tutto nei minimi dettagli e senza considerazioni personali di sorta. Terminato il tutto, il dottore m'ha detto che:

"in Italia ci sono tanti problemi" e io ho risposto educatamente che se ci sono problemi grandi non vuol dire che quelli "piccoli" (anche se per me piccoli non sono, dato che si trattava di una liberta fondamentale) vadano ignorati/non risolti;

m'ha detto che "se vai negli Emirati Arabi e chiedi di togliere un Maometto ti tagliano la testa" e io ho risposto ancor più educatamente che spesso nell'ambito mediorientale la religione è compenetrata con la politica fino al punto che il peccato coincide con il reato, ma questo non è il caso dell'Italia che, invece, è uno stato laico per legge;

m'ha detto che "anche in Francia ci sono i crocifissi nelle scuole" e io ho risposto nella più totale tranquillità che la cosa mia sembra strana dato che il Francia vige la c.d. "legge del velo" secondo cui le donne non possono portare veli legati alla religione (qualunque religione), quindi figuriamoci se ci sono i crocifissi nelle aule scolastiche e, in qualunque caso, la Francia non è l'Italia, in cui vige una certa giurisprudenza;

dopo questa risposta m'ha detto che "quelle sono solo sentenze e non è legge", al che io ho fatto cortesemente notare che, se mi condannassero in via definitiva a 12 anni di carcere per omicidio, il parlamento non dovrebbe approvare una legge in cui c'è scritto "Ringo De Palma deve scontare 12 anni di carcere", ma la sentenza va applicata senza che nessun altro atto legislativo o meno debba essere prodotto; ho preso parola e gli ho detto che, se il presidente di seggio non vuole togliere il crocifisso, almeno verbalizzi la mia dichiarazione, dato che è tenuto a farlo e rischia quella pena carceriaria e pecuniaria di cui sopra. Cosa m'ha risposto l'ispettore?

"Se non vuole farti verbalizzare una dichiarazione tu lo denunci, fai un processo e avrai ragione", al che io "ma io non ho tempo per una denuncia o un processo, devo partire fra mezz'ora".

Dopo quest'ultimo scambio di battute, mi ha chiesto "dove studi?" e io "a Forlì" e lui "me lo immaginavo".

A questo punto, giocata la sua ultima carta e avendo io un treno che stava per partire e un voto da esprimere, ho dovuto "annullare" il tutto, dichiarando esplicitamente la mia intenzione di votare con o senza il crocifisso (sapete com'è, io credo nel valore anche del singolo voto), in un minuto ho ri-favorito i documenti, sono entrato il cabina, ho votato, depositato la scheda e sono fuggito verso Forlì. E' da notare che all'uscita dalla cabina, il presidente di seggio ha insistito perchè io mi riprendessi i fogli delle sentenze. Repulsione pura.
Diverse ore dopo la Digos ha telefonato al numero di casa della mia residenza e ha parlato con i miei genitori, descrivendomi (da quel che ho potuto capire) come una specie di terrorista cretino, oltre che attaccabrighe. Ho inoltre saputo di essere stato segnalato dalla stessa Digos per quello che avrei fatto. Sono un pò ignorante su queste cose, quindi ho cercato su Wikipedia e ho letto che "con la sigla DIGOS (acronimo di Divisione investigazioni generali e operazioni speciali) si indica una divisione operativa della Polizia di Stato [...]. Gli uffici della Digos svolgono attività investigativa ed informativa finalizzata a contrastare l'eversione dell'ordine democratico (attività antiterrorismo)".
Io punterei all' "eversione dell'ordine democratico"? Non fumo, non bevo, non gioco d'azzardo, non dò fuoco ai seggi elettorali, non compio blitz nelle prefetture e non ho mai preso parte nemmeno a occupazioni e, per quanto io ne sappia, la mia attività "eversiva" si limita al massimo a una decina di scioperi compiuti durante tutto l'arco delle scuole superiori e alla conoscenza di leggi che, puntualmente, vengono calpestate nell'indifferenza e nell'appiattimento di chi, invece, dovrebbe farle rispettare. Ho capito, e qui non nascondo una lieve punta di ironia, che la legge va rispettata ma, far rispettare la legge, è diventato un reato.
Spero solo che la segnalazione presso la Digos non mi impedisca di partecipare a concorsi in magistratura, dato che è un "sogno nel cassetto" che coltivo da un pò.




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P.S: uno dei tanti paradossi dell'accaduto è che l'ispettore della digos, invece di parlare con me di argomentazioni personali, avrebbe dovuto mettere sotto torchio il presidente di seggio: lui si che non ha rispettato la legge e ha, magari involontariamente, puntato all' "eversione dell'ordine democratico" (dato che si è rifiutato di mettere a verbale la dichiarazione).

15 aprile 2008

La prima berlina non si scorda mai


MOSCIANO SANT’ANGELO – L’ampliamento boom della gamma Dodge continua. Dopo aver provveduto ad affiancare la Viper con la Nitro, la Caliber, ora tocca alla Avenger ampliare la nutrita gamma della casa americana. Questa berlina muscolosa è equipaggiata solo con un 2000 Turbodiesel CRD da 140 cv, nell’allestimento SXT. Esteticamente la nuova Avenger rispecchia i dettami stilistici delle vetture di casa Dodge: linee tese, corpo vettura muscoloso e sportivo, in linea con lo stile sportivo e cattivo del marchio americano. Affascinante il frontale con la caratteristica mascherina Dodge cromata e i fari rettangolari molto ampi. Sportivo e slanciato è il posteriore con una coda classica da berlina impreziosita dai fari dal design moderno e da un muscoloso paraurti, presente anche nell’anteriore. Salendo a bordo dell’Avenger si sale su una berlina di gran classe. Ampio spazio a bordo, lusso dei particolari (maniglie di aperture interne delle portiere cromate, cerchi cromati del quadro strumenti) e dei materiali interni (plastiche morbide al tatto e sellerie in raffinate pelli), plancia e consolle sportiva e completa di ogni ritrovato tecnologico, quadro strumenti sportivo e completo di computer di bordo digitale. Ed ora il momento del test drive della vettura made in USA. La Avenger guidata è stata la 2000 CRD SXT da 26936 €. La prima berlina europea della Dodge, si presenta come una vettura molto USA nelle linee muscolose, ma adatta al pubblico europeo per l’eleganza e la sinuosità delle forme, e soprattutto per il propulsore europeo che monta. Infatti l’Avenger è equipaggiata con il 2000 TDI da 140 cv di origine Volkswagen che la rende assai brillante su strada, molto silenziosa e scattante. L’auto è poi molto confortevole e facile da guidare sia nei percorsi autostradali che in quelli misti che in città, denotando l’uso molteplice che se ne può fare. Infine l’unico prezzo, molto competitivo: l’unica versione presente, la 2000 TDI 140 cv SXT si porta via con appena 26260 €.

Bruno Allevi

7 aprile 2008

Si viaggiare

GIULIANOVA LIDO – Il 2008 sarà per Hyundai, nota casa automobilistica coreana, un anno pieno di novità e rinnovamenti per la gamma prodotti sul mercato italiano. La prima novità ad arrivare nelle concessionarie è la nuova monovolume, pronta a sostituire la Trajet. Quest’auto è l’H1 Wagon, disponibile solo con un Diesel 2500 CRDI da 170 cv, nell’allestimento Active. Esternamente il nuovo H1, che è disponibile anche come veicolo commerciale a 3 o a 6 posti, si discosta in tutto e per tutto dalla Trajet, di cui prende il posto. Infatti presenta un corpo vettura molto imponente, massiccio e importante. In più ha dimensioni non proprio da monovolume, bensi da “autobus” (5,15 m di lunghezza e 1,92 m di larghezza), che lo rendono uno fra i più spaziosi monovolumi presenti sul mercato. L’anteriore rispecchia la muscolosità del mezzo con una pronunciata mascherina e soprattutto con due fari enormi, che fanno da elegante cornice alla mascherina stessa, mentre nel posteriore la parte del leone la fa il portellone (anch’esso enorme come tutta la vettura). Salendo a bordo della nuova creazione made in Corea, si rimane allibiti per quanto spazio vi sia a disposizione dei passeggeri (8 posti su 8 poltrone, con abbondante spazio a disposizione, si vede raramente su una monovolume). La cura dei dettagli nell’abitacolo è in linea con le direttive Hyundai: linearità e un tocco di eleganza. Lineare è infatti la plancia e la consolle, dove trova alloggiamento anche il cambio, mentre, come sempre nelle vetture della casa dell’H argentata, il quadro strumenti è elegantemente retroilluminato e ben leggibile in ogni momento. Ed ora il momento delle sensazioni di guida. L’H1 Wagon guidato è stato il 2500 CRDI Active 170 cv da 26880 €. La nuova vettura per famiglie della casa coreana si pone ai vertici della categoria sia per quanto riguarda il motore (2500 CRDI da 170 cv) sia per le dimensioni (oltre 5 metri) e anche per lo spazio a bordo (immenso anche per 8 persone). Su strada l’H1, che ricordiamo è disponibile anche in configurazione veicolo commerciale, si comporta egregiamente, garantendo confort e facilità di guida (seppur abbia dimensioni importanti). Il motore è molto brillante e potente, e assicura al veicolo coreano molta spinta, non essendo sottodimensionato rispetto all’imponente mole del veicolo (2200 kg di massa a vuoto). Infine l’unico prezzo: 25990 € del 2500 CRDI 170 cv Active (diesel).


Bruno Allevi

1 aprile 2008

Aria nuova in città

ASCOLI PICENO – La Opel prosegue nel suo rinnovamento della gamma, presentando in questi giorni sul mercato italiano, la nuova Agila. La piccolina della casa tedesca viene spinta da 2 propulsori benzina (1000 da 65 cv, 1200 da 86 cv) e da un motore diesel 1300 CDTI da 75 cv, negli allestimenti Base ed Enjoy. Esternamente la nuova Agila spartisce con la serie precedente solo il nome. Tutto il resto è infatti cambiato. Adesso presenta un corpo vettura al passo con i tempi, una linea più sinuosa e giovanile di prima, oserei dire sexy. Molto carino il nuovo frontale con gli ampi fari e particolare è il posteriore leggermente convesso con i fari verticali che seguono la convessità del portellone. Accomodandosi dentro la nuova utilitaria Opel, si trova uno spazio maggiore rispetto a prima, ma soprattutto una cura dei dettagli e una maggiore qualità dei materiali, che prima non vi erano. Nuovo il disegno della plancia, con una consolle centrale completa pressoché di tutto (c’è anche il cambio in posizione finale in consolle) e un quadro strumenti che vede il contagiri separato dal tachimetro e dalle spie (il quadro principale è dietro il volante mentre il contagiri è leggermente spostato in alto a destra). Ed ora il momento del test drive. L’Opel Agila provata è stata la 1000 Enjoy da 12506 €. La nuova generazione dell’Agila si presenta in questi giorni sul nostro mercato, forte di uno straordinario successo di vendite della precedente serie. Rispetto alla generazione che l’ha preceduta non ha nulla a cui spartire se non il nome. Nuove linee meno spigolose, più convessità e sinuosità delle forme, miste a una accentuata cura dell’abitacolo interno, sono le doti che la nuova tedesca presenta. L’auto su strada si presenta molto maneggevole, facile da guidare, innesti precisi al cambio, praticità e facilità per le manovre e i parcheggi, buona visibilità sia anteriore che posteriore. Il comportamento del 1000 3 cilindri da 65 cv, stesso motore della precedente serie, è buono. Infatti la rumorosità iniziale tipica dei motori a 3 cilindri, viene ben presto assopita, e questo propulsore garantisce alla vettura made in Opel, una brillantezza che in una utilitaria non guasta mai, e soprattutto consumi minimi ed rispetto per la natura (è EURO 4). Infine i prezzi. Per i benzina si va dai 10200 € della 1000 Base ai 13400 € della 1200 Enjoy Automatica. Per i diesel unico prezzo: 14450 € della 1300 CDTI Enjoy.



Bruno Allevi