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16 aprile 2008

Prove tecniche (di Repubblica teocratica). Come chiamarla altrimenti?


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Si, lo so, un paio di utenti hanno detto che io scriverei nei post sempre le stesso cose (come se il fatto di ripeterle le rendesse false) ma, questa volta, mi limito a narrare la mia esperienza di voto del giorno 13 aprile, che si potrebbe riassumere in poche parole: "l'uomo che morde il cane".
Sono andato al mio seggio, che peraltro era senza fila. Sono entrato e con calma ghandiana e con la massima cortesia possibile, prima di votare, ho chiesto un colloquio personale con il presidente di seggio. Ottenuto il colloquio, ho fatto notare al presidente che nel seggio v'era un crocifisso che, oltre tutte le considerazioni personali possibili, è stato ritenuto fuori luogo dalla sentenza della Corte di Appello di Perugia del 10 aprile 2006 in quanto questa sostiene "l’opportunità che la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l’elettore" e la sentenza era stata redatta proprio in conseguenza ad un caso di crocifissi presenti nei seggi elettorali. Oltre a questa fonte, ho citato anche la sentenza 439/2000 della Corte di Cassazione, secondo cui le circolari fasciste del ministro Rocco del 1924 e del 1926, che prescrivevano la presenza del crocifisso nelle scuole elementari e medie, sono incompatibili con l'attuale assetto costituzionale (fra le varie cose non più basato sulla religione di stato) e da ritenersi tacitamente abrogate. Infine, ho citato anche la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale che (fra le varie cose) elegge la laicità a "principio supremo dell'ordinamento costituzionale", quindi anteponendolo anche ad altri principi quali il lavoro e l'uguaglianza perchè solo in un contesto laico gli altri diritti possono trovare accoglimento e possibilità di esplicazione.
Ho consegnato al presidente di seggio una copia di ognuna di queste fonti giuridiche e, essendo queste molto corpose (una decina di pagine ciascuna), stavo iniziando a riassumerne con calma e cortesia i contenuti quando sono stato fermato, dato che il presidente si è qualificato come un avvocato e quindi già a conoscenza della dottrina giurisprudenziale in materia. Nonostante le sue conoscenze in materia, però, ha preferito non rimuovere il crocifisso. A quel punto, nella più totale calma e tranquillità, prendo atto della risposta e chiedo che venga messa a verbale una breve dichiarazione in cui affermo che, nonostante le indicazioni delle chiare fonti giuridiche precedentemente citate, il presidente di seggio non ha accolto la mia richiesta. A questo punto il presidente di seggio si rifiuta anche di mettere a verbale la dichiarazione. Io gli faccio notare con la massima pacatezza che, ai sensi dell'art. 104 comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica del 1957 (noto anche come regolamento per il seggio elettorale), il presidente è tenuto a verbalizzare dichiarazioni, pena la reclusione da 2 a 5 anni e una multa che va da 1.032,91 a 2.065,83 euro. A quel punto il presidente mi fa accomodare in un angolo del seggio dicendomi di attendere perchè stava chiamando la polizia: io ho atteso e, una volta giunta la polizia, ho citato quietamente quelle fonti giuridiche (consegnando anche a loro una copia), ho fatto presente che il presidente non voleva verbalizzare una mia dichiarazione ma ho anche esplicitato di non voler fermarmi troppo sulla questione perchè, avendo un treno improrogabile dopo solo mezz'ora, volevo votare in fretta. I poliziotti mi hanno accompagnato fuori dal seggio (non ho assolutamente fatto resistenza) e posto questioni del tipo:

"ci sono tanti problemi, perchè ti viene in mente una cosa del genere?",

"perchè lo fai?",

"l'Italia è un paese cattolico" e affini.

Io ho educatamente risposto alle diverse domande dicendo che rispettare la legge è un dovere civico, che se ci sono grandi problemi irrisolvibili non vuol dire che si debbano ignorare quelli "piccoli" e risolvibili, che l'Italia non è un paese cattolico ma laico e affini; in ultima istanza hanno detto che la questione del crocifisso compete ai responsabili di partito (???) (che però erano sparpagliati per la città e non erano reperibili) e ai "superiori" ma io ho risposto (con la massima volontà di chiarirmi) che, al di sopra di sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale, non c'è nessuno, al massimo ci sarebbe il re ma, non essendo più in monarchia, il caso non si pone. Dopo qualche minuto di dialogo pacatissimo e dai toni addirittura amichevoli, mi hanno detto di attendere lì perche volevano chiamare la Digos.
E' arrivato l'ispettore della Digos e ha esordito chiedendo cosa fosse accaduto, io ho rispiegato senza problemi il tutto nei minimi dettagli e senza considerazioni personali di sorta. Terminato il tutto, il dottore m'ha detto che:

"in Italia ci sono tanti problemi" e io ho risposto educatamente che se ci sono problemi grandi non vuol dire che quelli "piccoli" (anche se per me piccoli non sono, dato che si trattava di una liberta fondamentale) vadano ignorati/non risolti;

m'ha detto che "se vai negli Emirati Arabi e chiedi di togliere un Maometto ti tagliano la testa" e io ho risposto ancor più educatamente che spesso nell'ambito mediorientale la religione è compenetrata con la politica fino al punto che il peccato coincide con il reato, ma questo non è il caso dell'Italia che, invece, è uno stato laico per legge;

m'ha detto che "anche in Francia ci sono i crocifissi nelle scuole" e io ho risposto nella più totale tranquillità che la cosa mia sembra strana dato che il Francia vige la c.d. "legge del velo" secondo cui le donne non possono portare veli legati alla religione (qualunque religione), quindi figuriamoci se ci sono i crocifissi nelle aule scolastiche e, in qualunque caso, la Francia non è l'Italia, in cui vige una certa giurisprudenza;

dopo questa risposta m'ha detto che "quelle sono solo sentenze e non è legge", al che io ho fatto cortesemente notare che, se mi condannassero in via definitiva a 12 anni di carcere per omicidio, il parlamento non dovrebbe approvare una legge in cui c'è scritto "Ringo De Palma deve scontare 12 anni di carcere", ma la sentenza va applicata senza che nessun altro atto legislativo o meno debba essere prodotto; ho preso parola e gli ho detto che, se il presidente di seggio non vuole togliere il crocifisso, almeno verbalizzi la mia dichiarazione, dato che è tenuto a farlo e rischia quella pena carceriaria e pecuniaria di cui sopra. Cosa m'ha risposto l'ispettore?

"Se non vuole farti verbalizzare una dichiarazione tu lo denunci, fai un processo e avrai ragione", al che io "ma io non ho tempo per una denuncia o un processo, devo partire fra mezz'ora".

Dopo quest'ultimo scambio di battute, mi ha chiesto "dove studi?" e io "a Forlì" e lui "me lo immaginavo".

A questo punto, giocata la sua ultima carta e avendo io un treno che stava per partire e un voto da esprimere, ho dovuto "annullare" il tutto, dichiarando esplicitamente la mia intenzione di votare con o senza il crocifisso (sapete com'è, io credo nel valore anche del singolo voto), in un minuto ho ri-favorito i documenti, sono entrato il cabina, ho votato, depositato la scheda e sono fuggito verso Forlì. E' da notare che all'uscita dalla cabina, il presidente di seggio ha insistito perchè io mi riprendessi i fogli delle sentenze. Repulsione pura.
Diverse ore dopo la Digos ha telefonato al numero di casa della mia residenza e ha parlato con i miei genitori, descrivendomi (da quel che ho potuto capire) come una specie di terrorista cretino, oltre che attaccabrighe. Ho inoltre saputo di essere stato segnalato dalla stessa Digos per quello che avrei fatto. Sono un pò ignorante su queste cose, quindi ho cercato su Wikipedia e ho letto che "con la sigla DIGOS (acronimo di Divisione investigazioni generali e operazioni speciali) si indica una divisione operativa della Polizia di Stato [...]. Gli uffici della Digos svolgono attività investigativa ed informativa finalizzata a contrastare l'eversione dell'ordine democratico (attività antiterrorismo)".
Io punterei all' "eversione dell'ordine democratico"? Non fumo, non bevo, non gioco d'azzardo, non dò fuoco ai seggi elettorali, non compio blitz nelle prefetture e non ho mai preso parte nemmeno a occupazioni e, per quanto io ne sappia, la mia attività "eversiva" si limita al massimo a una decina di scioperi compiuti durante tutto l'arco delle scuole superiori e alla conoscenza di leggi che, puntualmente, vengono calpestate nell'indifferenza e nell'appiattimento di chi, invece, dovrebbe farle rispettare. Ho capito, e qui non nascondo una lieve punta di ironia, che la legge va rispettata ma, far rispettare la legge, è diventato un reato.
Spero solo che la segnalazione presso la Digos non mi impedisca di partecipare a concorsi in magistratura, dato che è un "sogno nel cassetto" che coltivo da un pò.




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P.S: uno dei tanti paradossi dell'accaduto è che l'ispettore della digos, invece di parlare con me di argomentazioni personali, avrebbe dovuto mettere sotto torchio il presidente di seggio: lui si che non ha rispettato la legge e ha, magari involontariamente, puntato all' "eversione dell'ordine democratico" (dato che si è rifiutato di mettere a verbale la dichiarazione).

7 marzo 2008

L'evasione fiscale in Italia è ancora un reato?



"Ogni anno, in Italia, decine di VIP evadono (o hanno evaso) il fisco. Pagare le tasse è importante, perchè queste contribuiscono ai servizi che anche tu usi: scuole, sanità, autostrade, ricerca scientifica, sicurezza. Tu puoi aiutarli a smettere facendo centro con noi: boicottali e risolleverai, seppur in minima parte, le casse dello Stato. Quasi dimenticavo: anche big Luciano è stato un evasore".
Perchè Valentino Rossi, che ha evaso circa 100 milioni di euro, ne dovrà ripagare solo 20 e a rate??? Perchè a suo tempo anche Luciano Pavarotti evase e pagò in ritardo e con un forte sconto??? Evadere tanto o evadere poco non fa troppa differenza, dato che si tratta sempre di un reato. Ma se chi evade ha stipendi di milioni/miliardi di euro, almeno dovrebbe pagare tutto il conto, non andrà certamente in fallimento (100evasi-20darestituire=guadagno netto di 80 milioni di euro). La legalità è inutile se è utilizzata a targhe alterne, come è inutile alzare a soglia degli studi di settore (quelli utilizzati per scovare l'evasione fiscale) se, una volta acchiappati i rei, gli si fa lo sconto.
Voi cosa ne pensate?



2 marzo 2008

PD: Partito Deplorevole (o Deludente).


Qualche sera fa ho avuto un colloquio con due miei cari amici riguardo la figura di Walter Veltroni e la sua presenza nel mondo politico come segretario del partito democratico. I miei amici hanno affermato speranzosi che il PD sarebbe attualmente un partito vuoto e, in quanto tale, va "riempito" e bene, cioè con elementi e politiche valenti.
Premetto che alle scorse politiche ho votato DS perchè lo ritenevo un partito discreto e almeno vagamente laico. Diversa fu la mia scelta riguardo le amministrative.
Io non sono dello stesso avviso dei miei amici. Secondo me Veltroni non è l'homo novus della "sinistra" italiana (ammesso che il PD sia considerabile sinistra) ma solo un 55enne che ha fatto overdose di retorica kennediana. Ma lasciate che argomenti la mia tesi:
  1. da vicepresidente del consiglio dei ministri (anno 1996) ha assistito silenzioso alla "grande riforma condivisa" (parole stranamente già note) del reato di abuso d'ufficio (legge n°234/1997). La conseguenza di ciò fu: la fine prematura della vicenda Affittopoli (in cui era coinvolto D'Alema), l'assoluzione di due ex presidenti del CONI Mario Pescante e Bruno Gattai (rei di aver assunto circa 1000 persone senza concorso) e il proscioglimento dello stesso Romano Prodi accusato di abuso d'ufficio quando era presidente dell'IRI.
  2. Durante la sua vicepresidenza (1997) non ha battuto ciglio davanti alla legge n°249 che, da un lato indiceva una gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze televisive necessarie a trasmettere su scala nazionale ma, dall'altro lato, dava la possiblità di concedere continue proroghe per il passaggio al digitale (cioè permise a Rete4 di continuare a trasmettere abusivamente), il tutto in violazione delle sentenze n°59 del 1960, n°148 del 1981, n°420 del 1994 della Corte Costituzionale. Ciò permise lo sviluppo in Italia di un sostanziale monopolio dell'informazione che ci ha imbarbariti, resi superficiali e ignoranti di ciò che accade (leggi un post sull'incostituzionalità dell'attuale assetto televisivo).
  3. Sempre durante la sua vicepresidenza (1998) ha assistito "attento" all'approvazione di una legge poi risultata incostituzionale avente come oggetto l'introduzione del principio del giusto processo (riforma dell'art. 513 del Codice di Procedura Penale). Non potendo essere promulgata come legge per via della sua incostituzionalità, la si inserì nella Costituzione all'art. 111. La conseguenza è riassumibile nella frase del celebre ex procuratore Giancarlo Caselli "Il parlamento ha abrogato la mafia per legge", affermazione motivata dal fatto che questo cambiamento delle regole del gioco durante il gioco ha annullato centinaia di sentenze riguardanti Mani Pulite e vicende di mafia.
  4. da sindaco di Roma, dal 2005, ha permesso che il c.d. "complesso Marini", cioè l'insieme dei palazzi che sono sedi di governo, ministeri e altro, si indebitasse per l'ICI (quindi col Comune) per una somma pari a 1.708.389 € e, invece di esigere la somma e fermare le speculazioni edilizie della casta politica, ha pensato bene di spalmare il debito in comode rate da riscuotere fino al 2009.
Dopo questa piccola digressione sul segretario del "nuovo" partito, passiamo a qualche accenno degli esponenti di spicco, quegli assi infallibili che sono delle vere e proprie macchine da voto, professionisti limpidi e adamantini al servizio del paese (si immagini una colonna sonora alla Capitan America):
  1. Anna Finocchiaro: ex magistrato, affermò nel 2006 che la candidatura di Andreotti a presidente del Senato era da evitare non perchè costui sia stato in strettissimi rapporti con la mafia fino al 1980 (sentenza della Corte di Cassazione del 15 ottobre 2004) e quindi sia una mafioso, ma perchè "l'età depone a suo sfavore"!!!
  2. Nicola Violante: anche lui ex magistrato, nel 2003 si vantò in Parlamento del fatto che l'Ulivo già dal 1996 aveva assicurato Silvio Berlusconi sull'intoccabilità del conflitto d'interessi, ed infatti hanno mantenuto la promessa.
  3. Paola Binetti: ha lavorato per diversi enti scientifici e non, tutti direttamente riconducibili all'Opus Dei (una specie di "setta" mafiosa cattolica), razzista e omofoba per vocazione (leggi dei post sull'argomento).
  4. Enzo Carra: ha una glorioso passato legato al Mani Pulite (storia antica per molti) e, per "false o reticenti dichiarazioni al pm", s'è beccato una condanna definitiva a 1 anno e 4 mesi.
  5. Piero Fassino & Massimo D'alema: il premiato duetto ha cercato di scalare, con la complicità di decine di nomi importanti del mondo della finanza e della politica, la Banca Nazionale del Lavoro utilizzando come ariete l'Unipol (leggi un post dettagliato sull'argomento). Quando il g.u.p. Clementina Forleo ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a procedere per utilizzare le intercettazioni a carico dei due parlamentari, questi hanno starnazzato per settimane che "non si possono formulare richieste come se fossero accuse", facendo finta di ignorare che all'interno della richiesta di autorizzazione a procedere è inclusa la motivazione, e quindi i reati ipotizzati.
  6. Giuliano Amato: il decreto che già nel lontano 1980 salvò Mediaset dalla normale applicazione della legge è opera sua, era il braccio destro di Craxi e questi lo definiva "un cravattaro venduto". Nel 1992 - 1993, per stroncare sul nascere l'inchiesta Mani Pulite, ha scritto una riforma della giustizia (per fortuna mai interamente approvata) così estrema da far sembrare quella Castelli o Mastella una passeggiata. Vedi un video di marco Travaglio sull'argomento.
E questi sono solo i primi nomi che mi vengono in mente!
Insomma, nè lui nè il PD sono niente di nuovo, non hanno assolutamente la coscienza pulita e, a meno che in giro non circoli un clone di Veltroni, quello che egli ha fatto/lasciato correre tutte le cose precedentemente dette, era davvero lui. Uno così, che dopo 20 e più anni di politica stantia e di giochi di potere dice di voler cambiare (e finora non ha agito) non si chiama riformatore o innovatore.
Semplicemente voltagabbana.


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Dedicato a Peppe e a Irene, perchè "chi si adegua alle situazioni, le crea".

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18 febbraio 2008

Gli interessi primari della classe dirigente italiana.


Circa un paio di settimane fa il sig. Pino Maniaci, giornalista e direttore di Telejato (un'emittente privata di Partinico - Palermo -), ha ricevuto dei gravi atti intimidatori. Telejato è un'emittente da tempo agguerrita nei confronti della mafia e del malaffare. Maniaci è stato pestato e quasi strozzato - secondo la sua testimonianza - dal figlio del boss locale, Vito Vitale, che nel frattempo sta scontando con il regime 41 bis una condanna per mafia. Senza dubbio una vittima della giustizia ad orologeria (Vitale).
Tranne qualche isolata e tenue presa di posizione, la nostra classe dirigente quasi in toto non ha proferito verbo sull'accaduto. Certo, in un paese che non ha attenzione e in cui la mafia convive da tempo con le istituzioni, la cosa non dovrebbe destare scalpore. E in effetti non è questo "dettaglio" a fare scalpore ma il fatto che i brahmini della politica da un pò di mesi, per "far colpo" in occasione del sessantennio, citano ogni due minuti la Costituzione non "onorandola" ma come orpello retorico, per questioni marginali o situazioni irrilevanti.
Questi grandi sapienti non ignorano ma, che è peggio, fanno finta di ignorare i nostri diritti. I Rutelli, i Fassino, i Bondi e gli altri simili che fanno a gara per aggiudicarsi il posto al sempre apparecchiato "tavolo delle riforme condivise", che discutono da mesi sul modus fottendi degli italiani (la legge elettorale), oltre a nascondersi dietro una foglia di fico in casi come questi, fanno finta di ignorare alcuni basilari principi di cui gode anche il signor Maniaci, ad esempio l'art. 2 della Costituzione

"la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo [...]"

e fra questi credo che sia incluso il diritto a non essere pestato per regolare i conti per conto di un mafioso. Oppure, contro la mafia che ha agito, l'art. 18

"[...] Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare"

o, valutando la situazione nel complesso, il sempre attuale ed orfano l'articolo 21

"Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione".

Cari politici siete ricchi, potenti, nel corso degli anni avete distrutto il codice penale e il codice di procedura penale al punto che i processi penali (e non) sono una via crucis interminabile, almeno abbiate la bontà di recitare per bene la vostra parte. Poichè è impossibile scrostarvi dai vostri vertici di potere, almeno fingete di essere affranti, mostratevi vicini alle vittime dei boss con cui molti di voi sono contigui.
Cosa vi costa? Un telegramma all'ANSA (non scomodatevi a contattare i diretti interessati), 5 secondi di comparsata ai tg collaborazionisti, qualche frase preconfezionata ed è fatta, almeno ci fate contenti. In ogni caso il signor Maniaci, i Pino Masciari e gli altri nostri amici, con o senza di voi, continuano il loro lavoro.


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Dedicato, se non lo si fosse capito, ai Maniaci che vivono per l'Italia.
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6 febbraio 2008

Si può migliorare in Italia?


Il governo Prodi è caduto diversi giorni fa e il presidente della Repubblica Napolitano ha affidato al presidente del senato Franco Marini (ex DC, poi Margherita poi PD) un mandato per sondare le intenzioni dei gruppi parlamentari in materia di legge elettorale e di un probabile "governo di transizione" che faccia "riforme condivise", la più importante delle quali sarebbe la legge elettorale. Ciò che credo io, oltre ogni luogo comune, è che la nostra classe dirigente ci ha schiavizzati, resi deboli e disorientati. Ma soprattutto, con le loro manovre tutt'altro che limpide ha vìolato uno dei primissimi principi costituzionali della nostra Repubblica. Il concetto di cui parlo è presente nell'articolo 9 della nostra Costituzione che recita

"La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. [...]"

Quale sviluppo può promuovere un panorama politico/istituzionale come il nostro? Assistendo fra una lettura di francese e l'altra (avevo un esame incombente) allo stillicidio della votazione in senato della settimana scorsa ho potuto toccare con mano che, in fondo in fondo, la frammentazione del nostro sistema partitico non è poi così pronunciata, almeno non rispetto a quella che si verifica nel parlamento: è stato davvero grottesco assistere alle dichiarazioni, fra gli altri, di Rotondi (DC per le Autonomie, un paio di senatori), Storace (La Destra, tre senatori), De Gregorio (Italiani nel Mondo, solo lui e la bottega che dirige), Willer Bordon (Unione Democratica dei Consumatori, un paio di senatori) e di tanti altri microgruppi che nessuno ha eletto.
E' possibile lo sviluppo della ricerca scientifica e tecnica in un paese in cui il dott. Angelo Vescovi, responsabile di un laboratorio milanese che stava compiendo studi (ovviamente legali) sulle cellule staminali, ha visto il suo lavoro (dal valore di 500.000 euro) distrutto da un atto vandalico attuato molto probabilmente da gente interna alla struttura (magari il solito obiettore di coscienza che si è spinto oltre)?
E' possibile lo sviluppo di un paese, da qualunque punto di vista, in cui un pregiudicato non può diventare vigile urbano ma senatore o deputato? In cui l'imputato, tramite le leggi da egli promulgate, decide praticamente la sua sentenza? In cui un monopolista dell' "informazione" regna indiscusso da decenni impedendo a Francesco Di Stefano (Europa 7, leggi un mio post sulla vicenda) di entrare nel mercato e rompere il monopolio della casta?

Forse è possibile.

Questo sviluppo è possibile e può averne un'idea chi ha appena visto l'ultima puntata di Annozero in cui, oltre ogni pregiudizio politico, sono stati snocciolati fatti incontestabili (intercettazioni ambientali, telefoniche, incontri) che hanno permesso agli spettatori che hanno avuto le orecchie per sentire di poter effettuare scelte riguardo all'assegnazione dei loro voti.
Questo sviluppo è possibile, lo dico e lo ribadisco, perchè il prof. Vescovi, dopo aver scoperto della distruzione del suo lavoro, ha alzato la testa e ha affermato che "Chiunque sia questo imbecille [riferito al/ai vandalo/i] gli dico che, se con questo credeva di poterci fermare, si e' sbagliato di grosso" perchè "In 3-6 mesi saremo in grado di far ripartire tutte le linee cellulari perdute, quindi faremo il necessario per ottenere tutto il materiale nelle quantita' di prima".
Questo sviluppo è possibile perchè il sistema politico, partitico, amministrativo, sociale, sanitario e quant'altro non può ingessare quel che desideriamo ardentemente, tutti insieme, ognuno assumendosi le proprie responsabilità e facendo la propria parte. Scegliendo acutamente chi votare, scegliendo di parlare invece che tacere, scegliendo di manifestare dissensi e opinioni, senza dimenticare però che queste sono solo una conseguenza, e non un surrogato, dei fatti tanto spesso caduti nel dimenticatoio.

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31 dicembre 2007

Il caso Contrada e il ministro Mastella.

di RingoDePalma

Qualche giorno fa è morta in Pakistan il capo dell'opposizione: Benazir Bhutto. L'assassino le ha sparato e poi si è fatto saltare in aria con dell'esplosivo. La notizia dell'omicidio e dell'esplosione ha fatto il giro del mondo e anche i giornali italiani hanno riferito la notizia. I politici italiani si sono definiti, dal primo all'ultimo, partecipi di tanto dolore. Io aggiungerei che non si sentono partecipi solo da questo punto di vista.

La nostra classe politica, come si apprende dal libro "I Complici" di Peter Gomez e Lirio Abbate, oltre ad essere spregiudicatamente inefficiente, è anche in buona parte contigua agli ambienti mafiosi, al punto da esserne spesso parte integrante a tutti gli effetti. La nostra classe politica, non contenta di favorire sfacciatamente la mafia con una Commissione omeopatica, processi lentissimi, rifome della giustizia che permettono ad un centinaio di gip di far morire indagini importantissime e sottofinanziamenti e sottonumeramenti dei vari dicasteri della giustizia, ha deciso ormai che tenere i mafiosi in carcere è di cattivo gusto.Come diceva Corrado Guzzanti nel 2002 "è vero, sono morti tanti giudici, ma sono morti anche tanti gangster...". Siamo arrivati alla fase in cui un Contrada qualunque, giudicato colpevole di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, per motivi di salute chiede la grazia e chi di dovere immediatamente si mobilita. L'immancabile Mastella dichiara "la grazia a Contrada è un atto dovuto date le sue condizioni di salute" (salvo ritrattare tutto entro due giorni), il presidente del gruppo parlamentare di AN Salvino Caputo aggiunge "la concessione [...] della grazia a un ex funzionario che [...] ha servito per anni lo Stato sia un gesto doveroso e forse necessario date le condizioni si salute", il tutto mentre il magistrato Daniela Della Pietra afferma che "le patologie di cui soffre l'imputato non sono gravi a tal punto da non essere trattate in cella".
Allora, fosse la persona in questione un comune cittadino che ha partecipato alle attività della mafia, costui sarebbe ugualmente da punire, ma la sua posizione avrebbe un peso politico ed etico diverso: un comune cittadino ha accesso a mezzi e risorse (relativamente) limitate e quindi può limitatamente partecipare all'attività mafiosa. Viceversa, un ex funzionario del SISDE di ruolo elevato come quello di Bruno Contrada, che è stato prima coordinatore di Sicilia e Sardegna e poi parte del reparto operativo centrale, ha un'incidenza molto più alta. L'ex numero tre del SISDE, assolto in secondo grado con formula piena (dopo una condanna a 10 anni in primo grado) da un giudice indagato per mafia, Gioacchino Agnello, non è un cittadino qualunque. La sua posizione privilegiata gli dava la possibilità di incidere particolarmente nella lotta della mafia contro lo Stato, al punto da essere colluso prima con Stefano Bontate e poi con i corleonesi.
Bruno Contrada, che da subito si dichiarò innocente e che tuttora si definisce oggetto di un errore giudiziario, non è stato solo vittima di un complotto ordito "dagli uomini che io ho combattuto durante la mia carriera" (1992): oltre alle deposizioni di pentiti e non pentiti come Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta, Rosario Spatola, Giuseppe Marchese, Francesco Marino Mannoia, Salvatore Cancemi, Maurizio Pirrone, Pietro Scavuzzo, Gaetano Costa e Gioacchino Pennino, il suo fascicolo è pieno zeppo di "riscontri esterni" della sua attività illegale. Contrada infatti, oltre a non disdegnare regali di vario genere da parte degli ambienti mafiosi, informava preventivamente i criminali dei blitz pianificati dalle forze dell'ordine, era a stretto contatto con uomini delle cosche più feroci della criminalità organizzata ed era massone di una loggia supersegreta. Insomma, probabilmente si è trattato di un errore giudiziario, ma nel senso che meritava molto più dei dieci anni che ha avuto.
E quindi cos'è successo? Trattandosi di uno dei pochi imputati messi in gattabuia per mafia, il ministro di Clemenza, indagato per un affare sporco di miliardi di euro, appena saputo di fantomatiche "condizioni di salute prossime alla morte" ha ipotizzato favorevolmente la grazia.
Qualcuno gli spieghi che il ministro di giustizia ha, fra i suoi compiti di amministratore del sistema carcerario, l'obbligo della tutela e riabilitazione del carcerato, non la scarcerazione di questo.

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Ulteriori informazioni sul "Caso Contrada" sono reperibili presso il sito http://www.societacivile.it/previsioni/articoli_previ/contrada.html
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23 novembre 2007

Al Presidente della Repubblica Italiana.

di RingoDePalma

Gentile Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano,

spero che lei abbia accettato il mio invito a leggere questo blog, anche perchè questo post è dedicato e rivolto a lei. Sono uno studente di 21 anni di scienze politiche e voglio farmi sentire da lei, in questo momento le scrivo con la confusione nella testa e con la Costituzione nel cuore. Voglio cominciare il tutto con una domanda:
Presidente, lei ieri sera (22 novembre 2007) ha guardato la televisione?
Le chiedo quella che può sembrare una quisquilia perchè ieri sera, tornato a casa da una intensa giornata di studio, cenando, mi sono deliziato con l'ottimo palinsesto della tv italiana pubblica e privata: in prima serata su Rai 2 si parlava dei familiari delle vittime di mafia (e della norma in finanziaria che assegna loro pensioni più basse rispetto a quelle delle vittime di terrorismo). In seconda serata c'è stata un'ardua scelta: Porta a Porta dal titolo esemplare "L'Italia da Totò a Grillo: sappiamo ancora ridere?" o Le Iene che, nel momento in cui vi approdavo disgustato da Vespa, trasmettevano un servizio riguardo le associazioni antiraket e la gente che ha deciso di sottrarsi a quest'ignobile malcostume? Ovviamente la scelta è caduta sulla seconda offerta.
Ultimo ma non ultimo, ho visto un tg Rai in seconda serata e, fra le altre notizie, l'ho vista pronunciare: "le intercettazioni restino segrete [...] almeno fino a che c'è il segreto istruttorio". A questo punto ho maturato l'idea di invitarla a leggere questa lettera che condivido con gli utenti del mio blog.
Lei che è laureato in giurisprudenza, come fa a non sapere di aver detto una solenne fesseria? Io studio scienze politiche e conosco la regolamentazione del segreto istruttorio, lei è stato ministro dell'Interno oltre che Presidente della Camera dei deputati e cosa mi dice? Come può non conoscere la gravità di ciò che ha detto?
Ma vediamo perchè affermo ciò. Il cosiddetto "segreto istruttorio" che lei ha menzionato nel suo intervento pubblico è regolato dall'articolo 329 del Codice di Procedura Penale:

"Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari".

Poichè le persone in questione (i funzionari Rai - Mediaset che si accordavano sul palinsesto per favorire la Casa delle Libertà, cioè gli imputati) hanno regolarmente ricevuto un avviso di garanzia e quindi sono stati informati dell'indagine, il segreto istruttorio che lei ha tirato in ballo decade. Non lo si applica più. Ma se tale vincolo decade, perchè secondo lei le intercettazioni dovrebbero restare segrete? Me lo spieghi, per piacere. Sono davvero curioso.
Ci sono principalmente due ragioni per cui le intercettazioni, in questo come in altri casi, non devono restare segrete:
  1. i cittadini devono sapere chi sono gli sciagurati disonesti che li governano, in maniera tale da poter scegliere scientemente se rieleggerli o meno e quindi esercitare appieno il diritto di voto (articolo 48 della Costituzione "il voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge");
  2. siamo un paese libero (o almeno vorremmo esserlo), quindi le informazioni devono circolare ed essere fruibili da chiunque senza restrizioni (articolo 21 della Costituzione "la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure").
Signor Presidente, io sono molto deluso del suo intervento televisivo del 21 corrente mese.
Fino a ieri sera lei, per me, rappresentava un baluardo della legge fondamentale, della Costituzione per cui i partigiani si sono battuti. Certo, un baluardo non troppo solido secondo me, ma comunque rappresentava qualcuno che rispettasse e facesse rispettare almeno le libertà fondamentali, almeno quelle che ci fanno stare con un piede fuori dall'insieme delle repubbliche delle banane. Lei è un uomo delle istituzioni, certo, ma tale ruolo compromette l'essenza dei fatti e degli avvenimenti? Detto in altre parole, essere uomo delle istituzioni (come lo è la Rai) vuol dire difendere il buon nome di queste senza se e senza ma?
Ha idea di come va il nostro Paese? Lei la guarda la televisione? Lei è un uomo di un certo livello culturale, come fa a non indignarsi continuamente per tutto ciò che accade? Il nostro è un paese allo sfascio e lei vuole cancellare le informazioni per salvare il buon nome delle istituzioni? Vuole una veloce carrellata dell'Italia su cui lei dovrebbe vegliare?
  1. la mafia è la prima azienda Italiana (non secondo me, ma secondo SOS Impresa) e (non) fattura 90 miliardi di euro all'anno;
  2. il mercato del lavoro è una cloaca massima in cui gente preparata e formata deve elemosinare un impiego instabile e sottopagato, oppure andare all'estero come facevano i miei bisnonni;
  3. la Chiesa Cattolica, fregandosene delle pari opportunità (articolo 3 della Costituzione), della laicità dello Stato (articolo 7 della Costituzione), riceve ogni anno decine di miliardi di euro che potrebbero andare in opere realmente utili (sanità, istruzione, pensioni, servizi...);
  4. i partiti politici sono un refugium peccatorum e da essere i naturali rappresentanti della società civile sono diventati il punto di riferimento di gruppi imprenditoriali, cosche mafiose e lobby d'ogni tipo;
  5. la magistratura subisce ogni giorno attacchi da qualunque settore della vita politica e civile italiana, in primis gli stessi membri del parlamento eletti con un sistema elettorale degno del ventennio fascista;
  6. l'informazione non esiste, abbiamo solo un branco di giornalisti di regime (a prescindere dal governo di turno) che squittiscono le verità giornaliere, la cronaca nera è tutto quello che sappiamo;
  7. la ricerca scientifica praticamente non esiste, l'istruzione primaria è bassa e di bassa qualità, siamo i fanalini di coda nel mondo per tutto ciò che riguarda l'applicazione delle nuove tecnologie.
Presidente, io non vorrei fare il saccente con lei, non vorrei elencare gli articoli della Costituzione a lei che dovrebbe esserne il garante, ma come mi spiega quello che ha detto? Come mi spiega quell'attentato alla democrazia che lei, con due frasette in un tg, ha compiuto?
Presidente, io amo la nostra Repubblica e spero seriamente che lei non abbia detto sul serio quelle parole e che la Rai le abbia giocato uno scherzo (molto) pesante mandando in onda un imitatore o magari un doppiaggio ben riuscito, anche perchè fra le varie cose lei non poteva non sapere degli avvisi di garanzia a carico degli imputati perchè questi sono stati emessi diversi giorni prima del suo intervento (fra il 20 e il 21), e lei non parla senza cognizione di causa, vero?
Presidente, se c'è, risponda. Io l'ho invitata.


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20 novembre 2007

Informazione di regime.

di RingoDePalma

La Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi (comunemente detta "Commissione di Vigilanza RAI") è una commissione bicamerale ed è stata istituita nel 1975 con la legge n°103. Tale organo dello Stato ha come fine il controllo e l'indirizzo della RAI sebbene a farne tuttora parte, fra gli altri, siano Mario Landolfi (quella che dopo la cacciata di Luttazzi ha detto che "la satira non deve informare ma deformare" e che sta al pluralismo come il diavolo sta all acqua santa), Paolo Bonaiuti (si commenta da sè), Giampiero Catone (ex braccio destro di Rocco Buttiglione, sotto processo a Roma per bancarotta fraudolenta e truffa per finanziamenti di decine di miliardi di euro al polo industriale di Bolzano), Francesco Maria Giro (quello che alla faccia della diversità disse "sui PACS saremo cattivissimi"), Paolo Romani (presente nell'elenco dei politici che ricevettero generosi finanziamenti dalla Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani), Rocco Buttiglione (quello che al Parlamento Europeo definì l'omosessualità come un "indice di disordine morale" e che disse peste e corna delle ragazze madri e che, appoggiato dalla senatrice ulivista Albertina Soliani, sollecitò la buvette del Senato a vendere i gelati), Paolo Guzzanti (quello che, da presidente della Commissione parlamentare Mitrokhin, ha proposto come "superconsulente" il già noto truffatore napoletano Mario Scaramella), Antonio Polito (uno dei più grandi revisionisti di Tangentopoli dopo Bruno Vespa e i figli di Craxi), Egidio Sterpa (condannato a 6 mesi per lo scandalo dei fondi neri dell'Enimont) e Francesco Storace (indagato dalla Procura di Roma per violazione della legge elettorale e per accesso abusivo a sistema informatico - caso Laziogate - e, insieme a Raffaele Fitto, per presunta erogazione irregolare di finanziamenti). Insomma, un bel gruppo di personcine perbene e dalle ampie vedute, gente che conosce bene il pluralismo disinformazione.
Nel 2005, durante la XIV legislatura, la suddetta commissione ha ordinato, tramite l'Isimm, una ricerca, realizzata dal prof. Paolo Mancini dell'università di Perugia, che analizza i tre telegiornali RAI dal punto di vista della qualità complessiva dell'informazione non utilizzando solo lo strumento del "minutaggio". Solitamente infatti alcuni giornali - come l'Espresso - ricorrono allo strumento "artigianale" del minutaggio (cioè il numero di minuti dedicati ad una parte politica e alla sua controparte) come indicatore della pluralità e della par condicio nei programmi televisivi. Questo metodo di valutazione, però, è largamente insufficiente per misurare il grado di pluralismo, dato che tale concetto è molto più articolato di come solitamente viene presentato. L'indagine del prof. Paolo Mancini esamina il Tg1, Tg2 e il Tg3 in un mese campione del 2004 (quando la Casa delle Libertà era la maggioranza) e tre "rubriche di approfondimento" in due mesi campione (Porta a Porta per Rai1, Punto a Capo per Rai2 e Ballarò per Rai3). Trascrivo in seguito alcuni pezzi del testo in questione (qui è possibile visionarlo per intero) e vi invito ad immaginare, leggendolo, il tg RAI che vedrete fra poco o che magari avete già visto qualche ora fa per verificare l'attinenza della descrizione alla realtà:

"la maggior parte delle notizie politiche dei telegiornali italiani nasce dalle dichiarazioni degli attori politici, singoli o partiti e gruppi; seguono poi gli eventi istituzionali; visite e incontri del Capo dello Stato e attività dei presidenti di Camera e Senato [...]. La rappresentazione della politica in televisione sembra ridursi a racconto delle prese di posizione. Le dichiarazioni degli attori della politica vengono grandemente privilegiate rispetto ai fatti e ai contenuti. Si può dubitare che, seppure questa modalità possa corrispondere ad una certa interpretazione del pluralismo, essa sia utile per avvicinare i cittadini alla politica stessa e contribuisca alla costruzione di un cittadino realmente informato sui fatti".

Sebbene la ricerca non sia proprio recente (è stata redatta nel 2004 e presentata alla Commissione di Vigilanza Rai nel 2005), si può facilmente notare che il modus operandi della (dis)informazione di regime è sempre lo stesso, sebbene ci sia stato qualche (indistinguibile) cambio di direzione (il filologo Riotta al posto di Clemente J. Mimun). I Tg pagati con le nostre tasse sono dei semplici megafoni delle opinioni - badate bene non fatti, ma opinioni - delle parti politiche che periodicamente si impadroniscono della RAI trasformandola in un'arma propagandistica come solo in sud America accade (senza offesa, s'intende, per il sud America).
Dopo aver analizzato lo "schema" tipico dei nostri tg pubblici, l'analisi del prof. Mancini prosegue analizzando nel dettaglio il rapporto quantitativo fra le fonti delle notizie date da questi (cioè contenuti, notizie e dichiarazioni):

"il 62% dei servizi dei tg RAI dedicati alla politica verte esclusivamente sulle dichiarazioni. Nei notiziari del servizio pubblico regna sovrana l'omologazione dei temi trattati, mentre si spinge l'acceleratore sulla conflittualità e sulla spettacolarizzazione [...]. Il Tg1 e il Tg3 rappresentano la politica in modo quasi diametralmente opposto: il primo esalta gli elementi di scontro all'interno dell'opposizione (100 per cento), il secondo esalta quelle all'interno della maggioranza (84 per cento). Il più equilibrato da questo punto di vista è il Tg2 (50 per cento). In ogni caso, la maggior parte dei Tg RAI nasce dalle dichiarazioni dei politici: solo lo 0,2 per cento delle notizie nasce da inchieste. I servizi sono incentrati per il 62,4 per cento nell'illustrare le posizioni dei politici, solo il 28,2 per cento è per disposizioni dei fatti, il 9,4 per cento per i contenuti. Su questo punto i tre Tg si equivalgono. Quanto allo spazio dato alle forze politiche: al governo e al centrodestra il Tg1 ha dedicato il 47 per cento, il Tg2 il 49,9 per cento, il Tg3 il 44,1 per cento. All'opposizione, il Tg1 il 34 per cento, il Tg2 il 28,8 per cento, il Tg3 il 28,3 per cento".

Mi permetto di aggiungere che nello 0,2% di volte in cui le notizie provengono da inchieste giornalistiche, si verifica un'inficiazione data dal fatto che solitamente queste sono fortemente strumentalizzate e realizzate ad hoc selezionando solo gli aspetti atti a dimostrare una determinata tesi. Inoltre le percentuali dell'indagine sono ancora più deplorevoli se le si confrontano con quelle dei tg stranieri: in Francia il 54% dell'informazione politica è data dai contenuti, il 21% sulle notizie e solo il 23% sulle dichiarazioni; in Spagna la proporzione è 35%, 45%, 20% e in Germania è 19%, 49%, 32%.
La forte omologazione ed esasperazione del conflitto si ripercuote anche nei programmi di "approfondimento" analizzati (Porta a Porta, Punto a Capo e Ballarò):

"Anche nel caso delle rubriche ci si può chiedere se l'esasperazione dei punti di vista, cedendo ai bisogni della spettacolarizzazione, faciliti il contatto tra i cittadini e i partiti e se il compito non debba anche essere quello di stimolo continuo, di controllo e di facilitare una corretta partecipazione politica. Se l'esasperazione del conflitto può essere una buona occasione per vincere la competizione fra reti, c'è da chiedersi se così si renda anche un buon servizio alla società".

Questi golpisti dell'informazione, i Di Bella, i Riotta e i Mazza dovrebbero tornare ai posti che gli competono, cioè dovunque ma non in tg del servizio pubblico che dovrebbe informare utilizzando canoni non giullareschi e servili. Certo, loro sono solo l'ultimo anello di una catena arruginita quale è l'assetto radiotelevisivo italiano, che permette al parlamento di essere praticamente il principale editore, ma qualche volta potrebbero anche tentare, giusto per vedere cosa si prova, a drizzare la schiena e ignorare le dichiarazioni e le pressioni dei politici. Verrebbero cacciati dai loro posti? Può darsi, ma tanto se vi rimangono e non informano, che giornalisti possono mai essere? Santoro ha fatto il suo dovere ed è stato cacciato dopo l'editto bulgaro ma, facendo ricorso al tribunale del lavoro, ha vinto la causa ed è stato riammesso. Anche in questo caso la Costituzione parla chiaro, infatti all'articolo 21 si legge:

"[...] La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure [...]"

Certo è che nel nostro Paese, citando Victor Hugo, "c'è gente che pagherebbe per vendersi" e molti giornalisti sono fra queste persone, ma non possiamo ignorare quelli che, indignati del loro ruolo, negli ultimi 7 anni (governo Berlusconi e governo Prodi) hanno scioperato una quantità enorme di volte (per un paese civile) non per aumenti salariali o per questioni simili, ma perchè con la mannaia che alegga continuamente sulle loro teste, loro dignità professionale è lesa, ed è leso anche il servizio che rendono ai cittadini, il loro pubblico. Questa è censura.
Gli striscianti Bruno Vespa, i Gigi Moncalvo (che non è solo conduttore ma anche capostruttura Informazione di Rai2), i Floris che si fanno comandare a bacchetta dal Tremonti di turno, tutte queste persone insieme ad altre, con il loro modo di fornire informazione precotta e omologata, con il loro modo di fingersi baluardi del pluralismo invitando in trasmissione per ogni scemenza il politico pro e il politico contro, con il loro modo di farsi semplici ripetitori di gente pregiudicata e incompetente, si sono già licenziati da soli da tempo. Non dal loro posto di lavoro, ma dalla loro etica professionale.
Alla faccia del Riottoso che dà lezioni di giornalismo.


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