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16 aprile 2008

Prove tecniche (di Repubblica teocratica). Come chiamarla altrimenti?


immagine di hidden_side.


Si, lo so, un paio di utenti hanno detto che io scriverei nei post sempre le stesso cose (come se il fatto di ripeterle le rendesse false) ma, questa volta, mi limito a narrare la mia esperienza di voto del giorno 13 aprile, che si potrebbe riassumere in poche parole: "l'uomo che morde il cane".
Sono andato al mio seggio, che peraltro era senza fila. Sono entrato e con calma ghandiana e con la massima cortesia possibile, prima di votare, ho chiesto un colloquio personale con il presidente di seggio. Ottenuto il colloquio, ho fatto notare al presidente che nel seggio v'era un crocifisso che, oltre tutte le considerazioni personali possibili, è stato ritenuto fuori luogo dalla sentenza della Corte di Appello di Perugia del 10 aprile 2006 in quanto questa sostiene "l’opportunità che la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l’elettore" e la sentenza era stata redatta proprio in conseguenza ad un caso di crocifissi presenti nei seggi elettorali. Oltre a questa fonte, ho citato anche la sentenza 439/2000 della Corte di Cassazione, secondo cui le circolari fasciste del ministro Rocco del 1924 e del 1926, che prescrivevano la presenza del crocifisso nelle scuole elementari e medie, sono incompatibili con l'attuale assetto costituzionale (fra le varie cose non più basato sulla religione di stato) e da ritenersi tacitamente abrogate. Infine, ho citato anche la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale che (fra le varie cose) elegge la laicità a "principio supremo dell'ordinamento costituzionale", quindi anteponendolo anche ad altri principi quali il lavoro e l'uguaglianza perchè solo in un contesto laico gli altri diritti possono trovare accoglimento e possibilità di esplicazione.
Ho consegnato al presidente di seggio una copia di ognuna di queste fonti giuridiche e, essendo queste molto corpose (una decina di pagine ciascuna), stavo iniziando a riassumerne con calma e cortesia i contenuti quando sono stato fermato, dato che il presidente si è qualificato come un avvocato e quindi già a conoscenza della dottrina giurisprudenziale in materia. Nonostante le sue conoscenze in materia, però, ha preferito non rimuovere il crocifisso. A quel punto, nella più totale calma e tranquillità, prendo atto della risposta e chiedo che venga messa a verbale una breve dichiarazione in cui affermo che, nonostante le indicazioni delle chiare fonti giuridiche precedentemente citate, il presidente di seggio non ha accolto la mia richiesta. A questo punto il presidente di seggio si rifiuta anche di mettere a verbale la dichiarazione. Io gli faccio notare con la massima pacatezza che, ai sensi dell'art. 104 comma 5 del decreto del Presidente della Repubblica del 1957 (noto anche come regolamento per il seggio elettorale), il presidente è tenuto a verbalizzare dichiarazioni, pena la reclusione da 2 a 5 anni e una multa che va da 1.032,91 a 2.065,83 euro. A quel punto il presidente mi fa accomodare in un angolo del seggio dicendomi di attendere perchè stava chiamando la polizia: io ho atteso e, una volta giunta la polizia, ho citato quietamente quelle fonti giuridiche (consegnando anche a loro una copia), ho fatto presente che il presidente non voleva verbalizzare una mia dichiarazione ma ho anche esplicitato di non voler fermarmi troppo sulla questione perchè, avendo un treno improrogabile dopo solo mezz'ora, volevo votare in fretta. I poliziotti mi hanno accompagnato fuori dal seggio (non ho assolutamente fatto resistenza) e posto questioni del tipo:

"ci sono tanti problemi, perchè ti viene in mente una cosa del genere?",

"perchè lo fai?",

"l'Italia è un paese cattolico" e affini.

Io ho educatamente risposto alle diverse domande dicendo che rispettare la legge è un dovere civico, che se ci sono grandi problemi irrisolvibili non vuol dire che si debbano ignorare quelli "piccoli" e risolvibili, che l'Italia non è un paese cattolico ma laico e affini; in ultima istanza hanno detto che la questione del crocifisso compete ai responsabili di partito (???) (che però erano sparpagliati per la città e non erano reperibili) e ai "superiori" ma io ho risposto (con la massima volontà di chiarirmi) che, al di sopra di sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale, non c'è nessuno, al massimo ci sarebbe il re ma, non essendo più in monarchia, il caso non si pone. Dopo qualche minuto di dialogo pacatissimo e dai toni addirittura amichevoli, mi hanno detto di attendere lì perche volevano chiamare la Digos.
E' arrivato l'ispettore della Digos e ha esordito chiedendo cosa fosse accaduto, io ho rispiegato senza problemi il tutto nei minimi dettagli e senza considerazioni personali di sorta. Terminato il tutto, il dottore m'ha detto che:

"in Italia ci sono tanti problemi" e io ho risposto educatamente che se ci sono problemi grandi non vuol dire che quelli "piccoli" (anche se per me piccoli non sono, dato che si trattava di una liberta fondamentale) vadano ignorati/non risolti;

m'ha detto che "se vai negli Emirati Arabi e chiedi di togliere un Maometto ti tagliano la testa" e io ho risposto ancor più educatamente che spesso nell'ambito mediorientale la religione è compenetrata con la politica fino al punto che il peccato coincide con il reato, ma questo non è il caso dell'Italia che, invece, è uno stato laico per legge;

m'ha detto che "anche in Francia ci sono i crocifissi nelle scuole" e io ho risposto nella più totale tranquillità che la cosa mia sembra strana dato che il Francia vige la c.d. "legge del velo" secondo cui le donne non possono portare veli legati alla religione (qualunque religione), quindi figuriamoci se ci sono i crocifissi nelle aule scolastiche e, in qualunque caso, la Francia non è l'Italia, in cui vige una certa giurisprudenza;

dopo questa risposta m'ha detto che "quelle sono solo sentenze e non è legge", al che io ho fatto cortesemente notare che, se mi condannassero in via definitiva a 12 anni di carcere per omicidio, il parlamento non dovrebbe approvare una legge in cui c'è scritto "Ringo De Palma deve scontare 12 anni di carcere", ma la sentenza va applicata senza che nessun altro atto legislativo o meno debba essere prodotto; ho preso parola e gli ho detto che, se il presidente di seggio non vuole togliere il crocifisso, almeno verbalizzi la mia dichiarazione, dato che è tenuto a farlo e rischia quella pena carceriaria e pecuniaria di cui sopra. Cosa m'ha risposto l'ispettore?

"Se non vuole farti verbalizzare una dichiarazione tu lo denunci, fai un processo e avrai ragione", al che io "ma io non ho tempo per una denuncia o un processo, devo partire fra mezz'ora".

Dopo quest'ultimo scambio di battute, mi ha chiesto "dove studi?" e io "a Forlì" e lui "me lo immaginavo".

A questo punto, giocata la sua ultima carta e avendo io un treno che stava per partire e un voto da esprimere, ho dovuto "annullare" il tutto, dichiarando esplicitamente la mia intenzione di votare con o senza il crocifisso (sapete com'è, io credo nel valore anche del singolo voto), in un minuto ho ri-favorito i documenti, sono entrato il cabina, ho votato, depositato la scheda e sono fuggito verso Forlì. E' da notare che all'uscita dalla cabina, il presidente di seggio ha insistito perchè io mi riprendessi i fogli delle sentenze. Repulsione pura.
Diverse ore dopo la Digos ha telefonato al numero di casa della mia residenza e ha parlato con i miei genitori, descrivendomi (da quel che ho potuto capire) come una specie di terrorista cretino, oltre che attaccabrighe. Ho inoltre saputo di essere stato segnalato dalla stessa Digos per quello che avrei fatto. Sono un pò ignorante su queste cose, quindi ho cercato su Wikipedia e ho letto che "con la sigla DIGOS (acronimo di Divisione investigazioni generali e operazioni speciali) si indica una divisione operativa della Polizia di Stato [...]. Gli uffici della Digos svolgono attività investigativa ed informativa finalizzata a contrastare l'eversione dell'ordine democratico (attività antiterrorismo)".
Io punterei all' "eversione dell'ordine democratico"? Non fumo, non bevo, non gioco d'azzardo, non dò fuoco ai seggi elettorali, non compio blitz nelle prefetture e non ho mai preso parte nemmeno a occupazioni e, per quanto io ne sappia, la mia attività "eversiva" si limita al massimo a una decina di scioperi compiuti durante tutto l'arco delle scuole superiori e alla conoscenza di leggi che, puntualmente, vengono calpestate nell'indifferenza e nell'appiattimento di chi, invece, dovrebbe farle rispettare. Ho capito, e qui non nascondo una lieve punta di ironia, che la legge va rispettata ma, far rispettare la legge, è diventato un reato.
Spero solo che la segnalazione presso la Digos non mi impedisca di partecipare a concorsi in magistratura, dato che è un "sogno nel cassetto" che coltivo da un pò.




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P.S: uno dei tanti paradossi dell'accaduto è che l'ispettore della digos, invece di parlare con me di argomentazioni personali, avrebbe dovuto mettere sotto torchio il presidente di seggio: lui si che non ha rispettato la legge e ha, magari involontariamente, puntato all' "eversione dell'ordine democratico" (dato che si è rifiutato di mettere a verbale la dichiarazione).

17 gennaio 2008

Sarkozy, il Papa o Napoli?



Tentazione del giorno: parlare di Napoli e dei relativi rifiuti, della visita del monarca del Vaticano all'università La Sapienza o delle nozze fra Sarkozy e Carla Bruni che, a quanto pare, si sono celebrate giovedì scorso in gran segreto? L'argomento delle nozze francesi è davvero di enorme portata internazionale, politica e sociale (specie se i tg nostrani gli dedicano tanto spazio), ma ho appena letto su Repubblica la notizia che il Papa ha annullato la sua "visita gradita" all'università La Sapienza, e ho fatto la mia scelta.
Sebbene non sembri una grande notizia e sebbene se ne parli come di un omicidio plurimo aggravato, è un primo timidissimo passetto non verso la tanto agognata laicità dello Stato, ma almeno verso la separazione di ambienti "nostri" da quelli "loro". In questi giorni, sebbene gli impegni accademici mi lasciassero molto poco tempo per tg e approfondimenti, ho seguito la vicenda e francamente mi ha lasciato davvero disgustato l'atteggiamento del Vaticano in primis (la CEI che parla di "intolleranza antidemocratica e chiusura culturale"), ma non erano da meno le nostre "laiche" forze politiche, e mi riferisco a Rifondazione Comunista ("dispiaciuto" Franco Giordano), agli elementi ex DS del Partito Democratico ("ogni atteggiamento di intolleranza fa male alla democrazia e alla libertà", Walter Veltroni), agli elementi ex Margherita del PD ("profondo rincrescimento" Franco Marini, ), ai ministri (una grande sconfitta per la qualità della democrazia nel nostro paese" Beppe Fioroni; "[quanto è accaduto è] gravemente sbagliato per la natura dell'università e la sua missione" Fabio Mussi) e allo stesso presidente del Consiglio, che antidemocraticamente tuona "nessuna voce deve tacere all'interno del paese, specie quella del Papa"?????????
Tranne Marco Pannella e il senatore Giampaolo Silvestri (dei Verdi) che hanno affermato "Questi professori [...] ricordano quella dozzina di professori che negli anni Trenta si rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista", tutti gli altri parlano dell'accaduto come fosse un attentato alla democrazia, come se la Chiesa fosse continuamente privata del proprio "diritto" di esprimersi e come se questo fosse l'ennesima privazione.
Questa gente non ha idea di quali diritti goda la Chiesa Cattolica in Italia, oppure non ci fa caso, oppure non è mai stata all'estero, oppure gli conviene far finta di niente. Negli USA, un paese ancor più bigotto del nostro, se i fedeli vogliono una chiesa dove pregare, si autotassano e la fanno costruire (riducendo oltretutto il rischio che i fondi si perdano in tangenti) nel rispetto della diversità religiosa e d'opinione e i comuni, le contee e gli altri livelli amministrativi non danno un soldo, indipendentemente dalla fede religiosa dei richiedenti. A Quartu Sant'Elena, invece, il sindaco Gigi Ruggeri (eletto in una coalizione Unionista) ha firmato una fideiussione, praticamente un debito, per permettere la costruzione della nona chiesa cittadina a spese del comune (senza contare che la chiesa la si era già iniziata a costruire 10 anni fa ma i soldi pubblici si persero per strada a causa di tangenti e simili malcostumi)!!!!
Le persone che parlano poi di attentato al pluralismo forse vivono su un altro pianeta: il Papa compare in televisione in orari di punta, per una ragione o per un'altra, ogni giorno, spesso anche a più riprese. E quando non lo fa lui, lo fanno vescovi, cardinali oppure Casini (che, avendo convissuto da "divorziato" - quindi doppio peccato - parla di famiglia tradizionale), Fini (un divorzio alle spalle e un figlio concepito con una subrette mentre era sposato con Daniela Fini), Mastella (che parla di valori cattolici ed è indagato per quasi ogni tipo di reato tranne l'abigeato) e ancora altre persone.
Oltre a questa invadenza ed ipocrisia, il Papa e le forze politiche che lucrano della loro "vicinanza" sono sconvolte che il "Sommo Pontefice" non sia potuto intromettersi nei soliti affari temporali, in un'università che, come tante altre, è campeggiata da crocifissi e immagini "sacre" di esponenti del mondo cattolico, il tutto in violazione del principio di laicità dello Stato, delle pari opportunità e della Convenzione Internazionale dei Diritti dell'Uomo.
La Chiesa che piange (e fa piangere) di censura e di "prevaricazione di forze laiciste" è la stessa che beneficia di un 8x1000 fatto a sua immagine e somiglianza che le assegna miliardi e miliardi di nostri euro all'anno, la stessa che discrimina i cittadini italiani rei di essere atei o omosessuali, che non paga l'ICI nel comune di Roma anche su pizzerie e hotel a 5 stelle, che fa legiferare anche per chi è ateo e gay, privandoli dell'interruzione volontaria di gravidanza e dei PACS imponendo al tutto gli interessi di una parte, che possedeva fino agli anni '70 un pacchetto azionario della SERONO, la casa farmaceutica che produce la pillola anticoncezionale Luteolas (leggi una gazzetta ufficiale sull'argomento), la Chiesa in cui è morto Giovanni Paolo I, unico Papa a metter becco nella spericolata vita segreta delle gerarchie ecclesiastiche (leggi un approfondimento)...


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P.S: pare che Mastella si sia dimesso, attenderò fino a venerdi per pronunciarmi, non vorrei fosse un bluff... attendo speranzoso che si liberi il posto per Di Pietro.
P.S: ho pubblicato anche il video in alta qualità dell'intervista al giudice Luigi Tosti, cliccate qui per vederla o leggete un post sull'argomento.

altri post su http://vivalacostituzione.blogspot.com



17 dicembre 2007

intervista al giudice Luigi Tosti.



L'11 dicembre a Rimini, insieme alla mia ragazza, ho passato una giornata davvero speciale: ho intervistato il giudice Luigi Tosti a casa sua. L'intervista è stata davvero molto interessante, specie se si conosce un pò della vicenda antecedente: il giudice Tosti, infatti, è sotto processo disciplinare presso il CSM dal 2003 sostanzialmente per aver rimosso il crocifisso da un'aula di tribunale a L'Acquila (poco dopo l'episodio di Adel Smith) e per la sua volontà di non presenziare più udienze in aule con crocifissi per perseguire l'obbligo, prescritto dalla Costituzione, di essere ed apparire imparziale. Oltre alla sua allucinante esperienza fatta di contraddizioni (dei magistrati del CSM) e di pregiudizi razziali e religiosi di questi, nel dopointervista abbiamo trascorso la serata assieme alla signora Emilia parlando di laicità, pari opportunità, Costituzione e, più in generale, dello stato delle cose.
Durante il "montaggio" dell'intervista, però, con l'aggiunta di altri materiali molto interessanti riguardanti la vicenda, questa si è trasformata in un microdocumentario. Chi lo guarda può capire alcune cose non solo dello stato della laicità e delle pari opportunità nel nostro Paese, ma anche della giustizia e dell'indipendenza degli organi di controllo (ma più che altro organi controllati) della nostra Repubblica, ad esempio il Consiglio Superiore della Magistratura.
Vi consiglio di mettervi comodi, gustarvi questo piccante documento e di commentare nella maniera più spontanea per poterne discutere.
Ringrazio il giudice Luigi e la signora Emillia per l'umanità mostrata, per la bella serata e per gli acuti spunti di riflessione.


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P.S: chi non ha troppi problemi con l'inglese può vedere il documentario sull'argomento realizzato dalla canadese CBC all'indirizzo seguente:
http://www.cbc.ca/mrl3/8752/news/features/murray-church-state-071204.wmv
Per ulteriori articoli, visitate http://vivalacostituzione.blogspot.com

4 dicembre 2007

L'ingerenza cattolica, questa sconosciuta...

di RingoDePalma

La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo processo per il caso di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 15 anni, ribaltando la richiesta del sostituto procuratore della Cassazione che aveva richiesto il rigetto del ricorso presentato dal padre della ragazza. La Corte ha deciso che si può autorizzare l'interruzione dell'alimentazione artificiale solo in presenza di due cicostanze concorrenti: che sia provata come irreversibile la condizione di stato vegetativo e che sia accertato che Eluana avrebbe deciso (di sospendere l'alimentazione artificiale) se fosse stata in grado di scegliere. La materia è davvero spinosa: come si può decidere se staccare o meno quella famosa spina? Secondo la visione personale di ciscuno di noi quella spina collegata può rappresentare la vita come per altri la morte. Ciscuno di noi si fa un'idea su tale argomento a seconda magari di come immagina in una situazione simile una persona cara: continuare a tenerla "viva" perchè la si considera ancora come tale o magari staccare la spina in quanto un corpo che svolge le semplici funzioni vegetative non rappresenta quella persona con cui si è trascorso del tempo, amato e sofferto?
Il discorso, a seconda dei punti di vista, tutti rispettabili, continuerebbe per ore, ma certamente ad un certo punto qualcuno interverrebbe con espressioni come "la vita è sacra e va salvaguardata comunque". Frasi come queste sono un campanello d'allarme che avverte: la pacata e profonda discussione sull'eutanasia si è appena trasformata nello sfogo del superego di qualcuno dei dissertori. Se poi, invece di troncare la discussione si ha il coraggio di continuare, la mente in questione probabilmente sembrerà vittima di una mesmerizzazione e comincerà a parlare per frasi fatte, come fosse un libro (di cavolate) stampato. Nel caso in cui questa discussione avvenga dal centro Italia in giù (e io, essendo di quella zona, parlo con cognizione di causa) prenderà una piega anche peggiore, al punto che una discussioine di etica giunge a trasformarsi in un lungo elenco di presunti miracoli, apparizioni ed eventi simili snocciolati per giustificare la presenza di un Altissimo che esercita il suo magistero sulla terra solo tramite la Chiesa Cattolica (mentre le altre Chiese a quanto pare, come si dice a Messina, sono "figlie della schifosa").
Al di là di questa digressione sullo stato del pluralismo (ahimé) nel nostro paese, non s'è fatta attendere la reazione a tale notizia da parte dell'autorità direttamente interessata, che non è l'ordine dei medici (dato che buona parte della sentenza riguarda l'irreversibilità del coma) ma il solito, buon vecchio (soprattutto anagraficamente) e facoltoso Stato del Vaticano. Poichè l'opinione del Vaticano non è ininfluente e dato che le argomentazioni del tipo "il Vaticano ha il diritto di esprimersi perchè è la guida spirituale del nostro paese" sono tutte c***ate dette da chi non sa dove la Costituzione sia di casa, è bene ricordare almeno ai pochi lettori di questo blog l'articolo 7 della nostra (laica) Costituzione:

"Lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. [...]"

Nonostante la dicitura "lo Stato e la Chiesa" e non "lo Stato della Chiesa", gli organi pontifici di ogni livello, con la scusa dell'essere la "religione storica" del nostro paese, intervengono continuamente a gamba tesa nel discorso politico, giudiziario e sociale del nostro Stato. I "giornalisti" dell'Osservatore Romano, che per piacere ai loro direttori non hanno ancora pubblicato la notizia della breccia di Porta Pia, non si limitano a parlare di ciò che accade nel mezzo chilometro quadrato dello Stato del Vaticano (anzi, non lo fanno mai) ma, pieni di interesse cristiano per il prossimo, pontificano (e giocano in casa) sulle abitudini sessuali, sui consumi, sulla medicina, sul diritto, sugli hobby, sul codice penale e civile dello Stato confinante.

Oltre a tali interessi apprezzano anche quelli maturati con le tangenti durante il periodo di Craxi tramite lo Ior, ma questa è un'altra storia.

Ieri l'Osservatore ha criticato con toni molto aspri la sentenza di cui sopra perchè è frutto di un "relativismo dei valori" e perchè "nel vuoto legislativo, una tale posizione, significa orientare fatalmente il legislatore verso l'eutanasia". Fin qui potremmo quasi essere ancora marginalmente d'accordo, l'eutanasia è un tema importante e va discusso con i piedi di piombo. L'affermazione che però non ritengo assolutamente accettabile è questa: "introdurre il concetto di pluralismo dei valori significa aprire una zona vuota dai confini non più tracciabili".
Certo, che il Vaticano e i rispettivi affiliati non brillassero per tendenze multiculturali non è una novità, ma qui si va oltre: si afferma chiaramente che il pluralismo non deve essere presente nella nostra società altrimenti, prima o poi, finiamo in una sorta di baratro di perdizione! Meglio continuare invece con i partiti che seguono passo passo i dettami della gerarchia Vaticana organizzando un Family Day popolato da divorziati, abortisti, fedifraghi, (a)teo-con (come Ferrara o Pera), meglio continuare con i circa 800 milioni di euro di Otto per Mille che lo Stato conferisce loro tramite un metodo subdolo, meglio continuare a finanziarli con 4 miliardi di euro all'anno che potrebbero essere spesi in ricerca, sanità, sicurezza, pensioni e opere pubbliche, meglio continuare a maltrattare le altre religioni e più in generale la diversità culturale... per fortuna noi abbiamo il Vaticano. Se fossimo un "paesaccio pluralista" come la Francia, invece, avremmo più giustizia sociale, meno sperperi, meno favoritismi verso UNA SOLA Chiesa e una ricerca più efficace e produttiva ma certamente, a causa di tutto questo corretto funzionamento della cosa pubblica, saremmo persi in "una zona vuota dai confini non più tracciabili". Ragazzi fate attenzione a far funzionare bene lo Stato, è tutta una truffa!
Negli ultimi anni si sente sporadicamente parlare (solitamente da parti radicali) del superamento del concordato e del conseguente adeguamento delle relative norme allo stato attuale delle cose e non al raggiungimento di un idealtipo perseguito da chi è nato nel 1940 o giù di lì. Chi parla di queste cose però è arrivato tardi: sotto il nostro naso, quatto quatto, il superamento del concordato è già avvenuto: non ieri, non l'altro ieri ma nel lontano 1984 ad opera del tangentista Bettino Craxi e del cardinale Agostino Casaroli. Tale superamento però è avvenuto unilateralmente (ed facile immaginare chi ne abbia beneficiato): fino al 1984 lo Stato laico italiano (ma più che laico fesso) pagava la congrua, cioè sostanzialmente "solo" gli "stipendi" (ma perchè? boh?) ai preti italiani, che all'epoca in Italia erano circa 70.000. Attualmente invece, con il solo meccanismo dell'Otto Per Mille, lo Stato paga annualmente una quota praticamente fissa alla Chiesa Cattolica (circa un miliardo di euro - milione più milione meno -) ma i prelati in Italia sono attualmente meno di 40.000!
Ad una diminuzione del bisogno, dunque, è stato accostato un aumento spropositato delle risorse assegnate per svolgere ingerenze continue e reiterate nei confronti dello Stato laico italiano.


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