(il capo spirituale del partito Lega Nord, Mohammed Calderoli)
Gentili utenti del blog, iniziamo a trattare gli argomenti della Costituzione vista nella chiave delle critica delle pari opportunità, argomento alquanto dolente in Italia. Tratterò con voi in questa sezione argomenti di attualità studiandone le connessioni con uno o più articoli costituzionali. Il post di oggi tratta dell'articolo numero 3 (scaricate l'intera costituzione italiana in formato pdf):
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
Questo articolo, come si può facilmente intuire, sarà oggetto di molteplici post dato che descrive praticamente un'infinità di situazioni che in Italia non si avverano. Parliamo di quest'articolo dal punto di vista della laicità dello Stato. Qualche settimana fa ho guardato la trasmissione "Annozero" (guarda la puntata in questione) di Michele Santoro che aveva come ospiti il deputato e ministro Antonio di Pietro (eroe di "Mani Pulite" insieme a Gherardo Colombo e Piercamillo Davigo), il senatore del "nuovo" partito "La Destra" Francesco Storace e come sempre Marco Travaglio e Vauro Senesi.
Fra gli argomenti trattati c'era l' "emergenza moschea", uno dei tanti problemi della odierna Bologna. In buona sostanza, affiancando al termine "musulmano" quello di "terrorista", la popolazione cittadina ha ritenuto giusto schierarsi contro la costruzione di una moschea di 6.000 metri quadrati. Effettivamente questa costruzione si prospetta come un'opera mastodontica.
La questione, gridata in questi termini da praticamente tutti i tg e i giornali italiani, non è proprio così. Una moschea a Bologna già esiste ma, essendo sovraffollata e avendo dei problemi di sicurezza, non è idonea al pubblico che riceve. Il vero problema non è propriamente nella costruzione di tale opera, ma nel fatto che il sindaco Sergio Cofferati ha proposto un'ordinanza secondo cui il Comune cederebbe il territorio per la nuova moschea (quella di 6.000 metri quadrati) in cambio di quello dove attualmente risiede la moschea inadeguata.
Oltre a tale informazione assolutamente scorretta, un grande problema in tale situazione è che con la paura (o spauracchio?) del terrorismo, si eliminano alla base i diritti fondamentali dei cittadini cioè la pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge delle confessioni religiose in Italia. Come vedremo anche nei prossimi post, la Chiesa Cattolica fa abbondanti scorpacciate di queste situazioni di sperequazione sociale. In una breve intervista ad Annozero, il vescovo di Bologna ha giustificato l'avversione di una parte della cittadinanza dicendo che "quella Cattolica non è più la religione di Stato [...] ma è comunque la religione storica dell'Italia" e che "[le chiese] di Bologna non sono di 6.000 metri quadrati": ma è ovvio! Se le chiese in questione risalgono al medioevo non potevano certo essere costruite così grandi con i mezzi dell'epoca e comunque, Bologna ha circa 93 chiese, è normale che non c'è bisogno di così grandi centri di aggregazione se c'è una così capillare copertura. Inoltre, dal punto di vista della sicurezza, molto probabilmente non si potrebbero compiere od organizzare atti illegali (ad esempio un attentato terroristico) se le forze dell'ordine e la giustizia più in generale funzionassero correttamente.
Si gioca quindi a fare i "duri" in tema di sicurezza (come il ministro dell'interno Rudolf GiuliAmato, ex braccio destro del tangentista Bettino Craxi) agendo solo sulle conseguenze senza risolvere alla radice il vero problema e sacrificando i più basilari diritti di cittadino: si impedisce di spostare moschee (e non quindi costruirne di nuove come è stato detto) ma si sottopagano i corpi di polizia, non si fornisce loro la benzina per le volanti (nel fortuito caso in cui queste funzionino e non si fermino ogni chilometro) o le batterie per le torce quando fanno la ronda notturna, le Procure sono sottonumerate, molto spesso operano in locali inadeguati... Chi poi è all'opposizione, approfittando della possibilità di fare caciara e creare più confusione possibile sull'argomento, rimane fedele all'encefalogramma piatto e proclama il "maiale day"... contro il capo spirituale Mohammed Calderoli!
Fra gli argomenti trattati c'era l' "emergenza moschea", uno dei tanti problemi della odierna Bologna. In buona sostanza, affiancando al termine "musulmano" quello di "terrorista", la popolazione cittadina ha ritenuto giusto schierarsi contro la costruzione di una moschea di 6.000 metri quadrati. Effettivamente questa costruzione si prospetta come un'opera mastodontica.
La questione, gridata in questi termini da praticamente tutti i tg e i giornali italiani, non è proprio così. Una moschea a Bologna già esiste ma, essendo sovraffollata e avendo dei problemi di sicurezza, non è idonea al pubblico che riceve. Il vero problema non è propriamente nella costruzione di tale opera, ma nel fatto che il sindaco Sergio Cofferati ha proposto un'ordinanza secondo cui il Comune cederebbe il territorio per la nuova moschea (quella di 6.000 metri quadrati) in cambio di quello dove attualmente risiede la moschea inadeguata.
Oltre a tale informazione assolutamente scorretta, un grande problema in tale situazione è che con la paura (o spauracchio?) del terrorismo, si eliminano alla base i diritti fondamentali dei cittadini cioè la pari dignità sociale ed eguaglianza davanti alla legge delle confessioni religiose in Italia. Come vedremo anche nei prossimi post, la Chiesa Cattolica fa abbondanti scorpacciate di queste situazioni di sperequazione sociale. In una breve intervista ad Annozero, il vescovo di Bologna ha giustificato l'avversione di una parte della cittadinanza dicendo che "quella Cattolica non è più la religione di Stato [...] ma è comunque la religione storica dell'Italia" e che "[le chiese] di Bologna non sono di 6.000 metri quadrati": ma è ovvio! Se le chiese in questione risalgono al medioevo non potevano certo essere costruite così grandi con i mezzi dell'epoca e comunque, Bologna ha circa 93 chiese, è normale che non c'è bisogno di così grandi centri di aggregazione se c'è una così capillare copertura. Inoltre, dal punto di vista della sicurezza, molto probabilmente non si potrebbero compiere od organizzare atti illegali (ad esempio un attentato terroristico) se le forze dell'ordine e la giustizia più in generale funzionassero correttamente.
Si gioca quindi a fare i "duri" in tema di sicurezza (come il ministro dell'interno Rudolf GiuliAmato, ex braccio destro del tangentista Bettino Craxi) agendo solo sulle conseguenze senza risolvere alla radice il vero problema e sacrificando i più basilari diritti di cittadino: si impedisce di spostare moschee (e non quindi costruirne di nuove come è stato detto) ma si sottopagano i corpi di polizia, non si fornisce loro la benzina per le volanti (nel fortuito caso in cui queste funzionino e non si fermino ogni chilometro) o le batterie per le torce quando fanno la ronda notturna, le Procure sono sottonumerate, molto spesso operano in locali inadeguati... Chi poi è all'opposizione, approfittando della possibilità di fare caciara e creare più confusione possibile sull'argomento, rimane fedele all'encefalogramma piatto e proclama il "maiale day"... contro il capo spirituale Mohammed Calderoli!
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